di Agnese Maugeri

Catania – “L’amore per il cinema è un morbo, una malattia contagiosa e alla fine si finisce ricoverati in clinica”, Giovanni Veronesi, attore, regista, scenografo, descrive con queste parole la passione per il cinema e per il suo lavoro  di cui è perdutamente innamorato.

IMG_1099.JPGAlla conferenza, avvenuta nella deliziosa sala del Centro studi laboratorio d’arte di via Caronda, erano presenti Alfredo Lo Piero (direttore della scuola), il regista Rosario Scuderi che ha seguito Veronesi nella post-produzioni di alcuni suoi celebri film e il giornalista Daniele Lo Porto.

L’incontro con gli operatori d’informazione, è stato indetto per presentare il seminario che Giovanni Veronesi sta tenendo in questi giorni nella sede del Centro studi laboratorio d’arte.

Assente per motivi televisivi la giornalista critica cinematografica Ornella Sgroi che insieme ad Alfredo Lo Piero e Rosario Scuderi deve al regista toscano l’inizio della sua carriera, parrebbe infatti, secondo il racconto dei presenti, che i tre giovani furono folgorati da Veronesi durante un suo precedente seminario a Catania nel lontano 2002, e da lì nacque in loro la voglia di far diventare il sogno cinematografico una realtà, e ora il morbo del cinema continuerà ad espandersi contagiando gli studenti del centro studi laboratorio d’arte che parteciperanno alle sue lezioni.

Il regista ha molto discusso sui giovani e il loro futuro, un tema che lo colpisce particolarmente e che affronta quotidianamente nella sua trasmissione radiofonica “Il nostro non è un paese per giovani”, nel corso del quale telefona a molti ragazzi italiani che vivono e lavorano all’estero facendo raccontare la propria esperienza, le testimonianze più frequenti che gli interlocutori gli danno è che in Italia c’è un’aria irrespirabile, pesante mentre fuori si riesce a vedere con più facilità uno spiraglio di futuro. “Non interessa niente a nessuno di questo lento e segreto esodo dei giovani italiani, ma non è la fuga dei cervelli non sono solo i geni che se ne vanno, sono le persone normali i ragazzi che avrebbero fatto gli ingegneri, gli architetti, i professori, i medici in Italia che vanno via. Un ragazzo di 18 anni che migra dal nostro paese non lo fa per i soldi ma perché vuole la speranza, la dignità dei propri desideri. È un paese che con i giovani non sa cosa fare ma la cosa più grave è che fra qualche anno noi ci troveremo con un vuoto generazionale, c’è una massa di trentenni che abbandona l’Italia e che non tornerà, stiamo perdendo irrimediabilmente risorse, energie, fantasia dei giovani. Il nostro è un paese zimbello del mondo, non è un paese fantastico ma un paese di fantasia, all’estero si parla malissimo dell’Italia ma tutto questo è il frutto della politica, della corruzione degli ultimi trent’anni”.

Questa Italia ricca di paradossi diventa una sceneggiatura continua, spunto per tante commedie che raccontano il paese di questi anni e il maestro Veronesi è un attento osservatore che riesce a riprodurre la realtà che ci circonda, ha diretto numerose pellicole e collaborato con altri artisti illustri come Francesco Nuti, Leonardo Pieraccioni, Carlo Verdone, l’arma vincente dei suoi film è quella di donare al pubblico sorrisi e contemporaneamente spunti, suggerimenti, quesiti sui quali riflettere.

Un incontro coinvolgente e interessante, il regista ha risposto alle domande poste dai giornalisti in sala, ha parlato del rapporto tra il cinema e la Sicilia dicendo che è un set naturale grazie alla luce meravigliosa che si può ammirare solo qui e che fa esaltare i colori della nostra terra, proprio per questo un suo desiderio è quello di girare un film alle isole Eolie.

Un’altra difficoltà che regala il nostro paese hai giovani secondo Veronesi è l’ansia nei sentimenti, e proprio lui che è un attento studioso dei rapporti umani, analizzati spesso nelle sue commedie, ci spiega il perché “ho delle remore nei confronti dei sentimenti perché vivo in un paese che impone moti schemi e regole, e ti senti ansioso, tutte le nostre conquiste le abbiamo fatte vent’anni dopo gli altri non a caso e così accadrà anche per i matrimoni gay o la fecondazione assistita, bisognerebbe vergognarsi. Provo simpatia per Papa Francesco però raramente sento la curia schierarsi contro temi forti come la pena di morte, accade solo quando diventa un fenomeno mediatico ma questi orrendi episodi avvengono ogni giorno. Sono una persona spirituale ma la chiesa ci vincola in tante cose e i sentimenti proprio per questo sono bloccati perché sin da piccoli ci viene detto cosa è giusto e cosa è sbagliato e anche se poi nella vita si sceglie di andare contro corrente si subisce lo stesso quest’ansia”

Un uomo sincero e ironico che i giornalisti spesso e ingiustamente hanno etichettato come “burbero” paragonandolo al suo conterraneo e grandeIMG_1107.JPG maestro Monicelli, come dice simpaticamente Veronesi “ogni regista ha un suo Fellini di riferimento il mio è Monicelli” un’ammirazione pura diventata amicizia negli ultimi anni della vita del maestro.

A conclusione della conferenza Veronesi ha rivolto un pensiero alla straordinaria attrice italiana Virna Lisi scomparsa pochi giorni fa, “grandissima donna di classe la cui bellezza nascondeva una persona di grande spessore. L’ho conosciuta come tanti grazie ai suoi primi film in bianco e nero e poi di recente sul piccolo schermo, un’attrice che rappresenta una parte importante del cinema italiano e dell’Italia stessa, penso che a lei si avvicini molto Margherita Buy, la stessa classe, la stessa sensibilità anche se la manifesta in modo diverso con più nervosismo”.

Il suo rapporto con i giornalisti è sempre stato burrascoso, il motivo è un simpatico aneddoto che ci racconta “una volta dichiarai che a me fa ribrezzo quando vedo al festival di Venezia i vecchi registi rivalutati che salgono sul palco traballanti e ho detto io non voglio essere rivalutato e se questo accadesse, che da vecchio mi fanno salire sul palco per darmi il Leone D’oro glielo tirerò dietro”.

Tanti film girati, altri come sceneggiatore e alcuni come attore ma il suo film più sentito e più sincero è “L’ultima ruota del carro” tratto da una storia vera, ogni pellicola però gli ha lasciato un ricordo, un’emozione intensa.

Stasera alle 21 alla sala del Centro Studi Laboratorio D’Arte verrà proiettato il film di Giovanni Veronesi “Che ne sarà di noi” e domani alle 18 la pellicola “L’ultima ruota del Carro”, l’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti.

Agnese Maugeri

A proposito dell'autore

Divoratrice di libri con una brutta dipendenza adoro “sniffare” quelli nuovi. Logorroica, lunatica, testarda. Amante del teatro, ballerina mancata, l'altezza (esagerata) ha infranto il mio sogno. Appassionata di cinema, tutto ma non horror. Scrittrice per indole, il modo più istintivo per sentirmi bene, prendere carta e penna e scrivere Aspirante giornalista per vocazione e CakeDesigner per diletto. Non sto mai ferma puoi incontrarmi mentre recensisco un evento, una prima o un vernissage, con in borsa un libro e biscotti per ingannare l'attesa!

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