Marco Iacona –

È arrivato Giulietto Chiesa e con lui la bufera o per meglio dire la catastrofe. Presentazione di “È arrivata la bufera” (Piemme) – libro di uno dei più discussi giornalisti nel contesto nazionale – presso l’auditorium “Concetto Marchesi”, nel catanese palazzo della cultura. Pomeriggio organizzato dal circolo di lettura “Communitas”, animato da Mario Forgione.
Considerando anche il contemporaneo svolgersi di altri eventi – tra cui la presenza in città di Ernesto Galli della Loggia – la conferenza non è stata disertata dall’intelligenza catanese. Quando si tratta di svelare i complotti e di dare addosso allo yankee il siciliano siede in prima fila. Forse perché come dice Chiesa, quando scoppierà la terza guerra mondiale – “siamo lì lì” – quando cioè gli americani brutti e bruti attaccheranno la Russia – l’acquese con onestà dichiara di stare dalla parte di Putin – i siciliani faranno “automaticamente” la fine delle streghe cattive, colpiti dalle testate nucleari degli ex comunisti. Per Chiesa, «la Russia è baluardo», l’America, manco a dirlo, un «paese profondamente totalitario» (e i siciliani applaudono). Italia ed Europa dovrebbero far pappa e ciccia con Putin.

Ricostruire il paese
Tutta la prima parte del discorso del 22 è volutamente inquietante. Chiesa porta “la peste” a spasso per i comuni d’Italia, come Freud quando si trovò in America. «Giro per l’Italia perché ho un obiettivo: cominciare una campagna per uscire dalla Nato». La priorità per un nuovo soggetto politico – democratico e popolare – dev’essere questa. La base del programma, necessaria come le melanzane sulla “Norma”. Altri punti: riforma del sistema giudiziario, reddito di cittadinanza, ritorno al sistema proporzionale e risanamento economico. Chiesa è già portavoce di un movimento in embrione, “idealmente” collegato a organizzazioni gemelle come i no-Tav e i no-Muos. Non si può uscire «individualmente» dalla prigione in cui viviamo: «senza organizzazione politica di massa non si va da nessuna parte».
«Bisogna guardare a quel 43% che non va a votare». Quante volte si sente dire in giro? Lui nel frattempo spera che il movimento Cinque Stelle si schieri contro la Nato. «Ci sono forze politiche in Francia, Grecia e Spagna che vanno in questa direzione». Chiesa non è contrario all’Europa – meglio specificare – ma lì occorre maggior democrazia. È necessario che qualcosa si muova. «Tra un anno o due la Gran Bretagna sarà fuori».
I suoi discorsi piacciono a quelli che stanno a destra – nessuno ha mai capito se la trasversalità sia pregio o difetto –, Chiesa se ne vanta anche perché la sinistra non c’è più. Alle conferenze – non qui a Catania – trovi quelli della Lega, di Forza nuova e di Casa Pound. «Mi rivolgo a tutti: chi dice che bisogna ricostruire la sinistra alle elezioni piglia il 2%». Lui non ci sta, perché ha l’ambizione di voler «ricostruire» il paese. Parla chiaro: «la classe operaia non esiste più, il nemico ha conquistato le mente». Sapete come? «Con la televisione, la pubblicità e l’intrattenimento, cioè controllando i valori».

La verità la compri
Quasi ci si diverte con le citazioni orwelliane. L’inizio sortisce l’effetto angoscia. «Facciamo una raccolta firme, già ne abbiamo diecimila: in Italia quasi nessuno sa cos’è la Nato». Ma in realtà nessuno sa niente di quello che accade nel mondo, «ognuno di noi è manipolato a dovere». Sapere cosa? È presto detto. «Viviamo dentro Matrix cioè in galera» e bisogna porsi il problema della conoscenza. A chi dice che internet è la libertà bisogna rispondere che «non è vero». È solo «l’ultima tappa del dominio mondiale». Il 98% del contenuto è intrattenimento privo di “commento” critico. Tempo regalato al nemico.
Attenzione a capire. Chiesa suggerisce di sintonizzarsi sulla propria di tivù. Pandoratv.it che trasmette immagini (indovinate?) russe. Dice che vorrebbe mettere in piedi tre canali televisivi: digitale terrestre, satellitare e web. Adesso utilizza una pagina facebook – ovviamente la detesta – che dal giorno del suo arresto a Tallinn, è tra le più visualizzate. «La verità bisogna pagarla»: quando il giornalista è anche filosofo.

Le guerre
E la guerra? Ci arriviamo. C’è ma non si vede, osserva Chiesa con inviolabile sicurezza. «Chi tra voi sa quanta gente è morta in Ucraina nel 2012-13?». Cinquantamila persone con almeno diecimila civili. «Cinquantamila morti nel centro Europa». Continua: anche sui “fatti di Parigi” ci hanno raccontato un sacco di menzogne: immancabilmente «organizzati dai servizi segreti del Mossad». E l’aereo malesiano? Abbattuto da un missile aria-aria per dare la colpa al “cattivo” Putin. Qualcuno in coda domanda (conoscendo già la risposta): «Chiesa, che ne pensa dell’Isis?». «Una creatura dei servizi segreti americani». Sapete chi paga? L’Arabia Saudita e il Qatar, i sunniti che vogliono la Siria e che vorrebbero far guerra all’Iran, cioè agli sciiti. «L’Isis deve indebolire l’intera area».
«L’ultima guerra sta scoppiando in Macedonia ma i giornali non ne parlano». L’attacco alla Macedonia viene organizzato dagli Stati Uniti per destabilizzare mezza Europa. Della questione macedone si occupa un giovane relatore del gruppo ’“l’intellettuale dissidente. «Il disegno “nazista” prevede inserimenti in Macedonia, anello debole». Oggi è il «cuore della strategia dell’impero» che agisce tramite Ong e rivoluzioni “colorate”.
«In Macedonia» c’è la complicazione della “grande Albania” aggiunge Chiesa, in Occidente però hanno capito che non è il caso di aprire nuovi fronti. Ma Obama non conta più della Cia, dei repubblicani e del “Neo-con”. Non da oggi, come tutti sanno, si è creata al centro del Continente una cintura di cinque Stati «nazisti»: Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Ucraina. L’obiettivo è lo scontro con la Russia. L’origine dell’instabilità internazionale ? L’11 settembre – il «cambio d’epoca» è di quelli che non si dimenticano: tre miliardi di uomini terrorizzati – obiettivo naturalmente il dominio del pianeta.

Le risorse sono finite
Guai a sottovalutare la questione demografica. Anzi. «Nel 1901 la popolazione della terra era di un miliardo e duecento milioni, nel 2001 di sette miliardi. In questo secolo i rapporti di forza sono cambiati: abbiamo depredato il resto del mondo ma adesso non si può più continuare». Altri popoli sono diventati potenti e autonomi e «si vogliono tenere le loro ricchezze», Cina, Russia, Brasile, eccetera. L’Occidente non può più dominare e gli Stati Uniti non possono più dare ordini. Viviamo in un sistema finito di risorse ma abbiamo costruito un sistema economico «che cresce in modo geometrico». Siamo arrivati alla fine: «il sistema sta crollando». Non c’è da essere ottimisti. «L’impero sta franando anche perché l’Occidente non cresce e non crescerà più. Altri Stati potranno crescere forse per vent’anni, e poi?». Come cavarsela? Cosa ci riserva il futuro?
Già nel 1998 i “Neo-con” statunitensi avevano compreso che nel 2017 la Cina sarà il maggior pericolo. Insomma e tirando le somme: «la terza guerra mondiale comincerà perché gli Usa non potranno più governare il pianeta e dovranno eliminare gli ostacoli», tra questi ovviamente anche la Russia, che «fa paura all’impero».

Fine del mondo?
Primo obiettivo: Putin. Mettere al suo posto un uomo gradito al nemico, quindi spaccare l’Europa. Secondo obiettivo: la Cina. Missione quasi impossibile. «La Cina ha potenziale tecnologico enorme; ha una cultura millenaria e della democrazia occidentale non si cura affatto». Per Chiesa c’è un inconveniente. «Il gruppo dirigente americano è di dementi armati. Siamo nelle mani di un gruppo di irresponsabili». Gli americani sono «primitivi», sbotta e «hanno fretta: devono agire adesso» altrimenti sarà troppo tardi. «Il grande scontro è quasi arrivato», conclude l’apocalittico giornalista: l’esistenza umana è in pericolo. Ci sono strumenti in grado di offendere in modo nuovo. Dove? In America, ovviamente. Nel 2025 gli Usa vanteranno superiorità strategica sul controllo del clima. «Quando crollò l’impero romano, il mondo andò indietro per dieci secoli», sarà così anche adesso, «sarà la distruzione del genere umano».

A proposito dell'autore

Giornalista e saggista

Marco Iacona, giornalista e saggista. Siciliano non per colpa sua. Autore di sei volumi dal colonialismo italiano all’éra pop passando per il Sessantotto. Il settimo è in arrivo. Conosce Trento, Trieste, Bologna, Milano, Bergamo, Asti, Roma, Firenze, Pisa, Genova e Venezia. Non è mai stato ad Amalfi. Preferisce i fumetti a Nietzsche e Nietzsche a Hegel. Studia la destra ma preferisce Woody Allen. Ama l’opera lirica, la Callas e Pasolini. Ha vissuto quarant’anni in Sicilia e quattro in Piemonte. Nel 2010 ha riattraversato lo Stretto non per nostalgia.

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