Katya Maugeri

TAORMINA – Le sue opere sono come dipinti che aprono e accarezzano l’anima stimolando le coscienze, con delicatezza come fosse l’insieme di note in armonia con loro. I suoi film hanno raccontato la bellezza e la Sicilia, quella vera, fatta di odori e di sapori immortali, ha narrato storie d’amore che profumano di eternità, ha raccontato vite entrate a far parte della nostra cultura cinematografia e non solo. Giuseppe Tornatore, regista, premio Oscar nel 1988 per il suo “Nuovo Cinema Paradiso”, timido, riservato, umile, gentile nei modi e poeta indiscusso. Durante la serata inaugurale della kermesse letteraria Taobuk, intervistato dal giornalista Franco Di Mare, direttore artistico della manifestazione, “Peppuccio”, così come amano chiamarlo i siciliani, ha raccontato la sua “vocazione” nata sin dall’infanzia quando a nove anni avvertì – la prima volta che andò al cinema – una forte curiosità che lo conquistò a tal punto da sentirsi catapultato come in luogo di “stregonerie”.  Decise così di volerne saperne di più, comprese che era il momento di indagare. morricone_tornatore_
Cominciò così una ricerca che da allora lo ha portato molto lontano. Tornatore è autentico nelle sue parole, cariche di emozione quando il giornalista ricorda la madre che lo definisce “un trattore” proprio per la sua tenacia, la sua passione che lo ha sempre caratterizzato, sin da piccolo quando trovava noioso giocare a calcio con i suoi coetanei e prediligeva tutto quello che era inerente alla cinematografia, alla lettura e alla fotografia, suo primo amore. “Ciò che mi diverte del mio mestiere è il desiderio di interrogarmi sui meccanismi che determinano i sentimenti che sento fortemente radicati in me”, tematiche fondate sulle proprie radici, sull’investigazione amorosa, quelle di Giuseppe Tornatore che timidamente e sorridendo confessa di avere una “scatola nella quale custodisco appunti, idee, ispirazioni che amo poi elaborare una volta tornato a casa”. Una intervista che ha ripercorso la sua vita, il suo legame con Federico Fellini, il quale lo chiamò – dopo la vittoria dell’Oscar – per invogliarlo a festeggiare, autorizzandolo a marinare almeno per quei giorni il nuovo progetto in cantiere.

Ricordi, aneddoti e il profilo inedito che emerge dal suo nuovo lavoro sul maestro Ennio Morricone: “una intervista fiume durata per ben cinquanta ore” dichiara divertito il regista. Un documentario dove emerge la reale personalità di un artista spesso etichettato come burbero, in realtà messo in difficoltà per il breve tempo a disposizione in trasmissioni e interviste.
In una cassetta, custode delle sue ispirazioni, ci sono biglietti, appunti e idee alle quali sta lavorando, – confessa un po’ imbarazzato -, ma non anticipa nulla, ma noi aspetteremo, pronti a lasciarci travolgere dal vortice del suo estro.

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A proposito dell'autore

Katya Maugeri

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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