È palermitana la “cappellaia matta” del web che veste le teste d’Italia con i suoi stravaganti modelli.

di Martina Strano

PALERMO – «Non ho seguito nessun corso, nessuno schema, non ho studiato all’Accademia di belle arti; lo premetto perché è una domanda che mi viene fatta spessissimo. Diciamo che sono un’autodidatta e nelle mie creazioni utilizzo solo un punto: quello basso.»

È nel 2000 che Simonetta Russotto inizia a creare, quasi per caso, i suoi cappelli sferruzzando con l’uncinetto. Una passione che utilizza per esprimersi, agendo in modo libero, facendosi guidare solo dalla fantasia, dimenticando punti e conteggi. Cappucci con mantelle incorporate, cloche con elementi floreali, copricapo parrucca con lunghissime lavorazioni iperboliche: il suo lavoro difficilmente imitabile, lo definisce “uncinetto iperbolico sperimentale”. Ed è proprio la “sperimentazione” la chiave del suo lavoro; un filo che non viene mai interrotto, senza cuciture, espressione di un flusso di pensieri.

Un talento che viene prima apprezzato dalle amiche, poi dal mondo del web catturando così l’attenzione della stampa. « I social network hanno avuto un ruolo fondamentale, grazie alle mie continue pubblicazioni di foto, ho fatto arrivare ovunque i miei cappelli. Poi sono arrivate le interviste. I primi in assoluto a notare le mie creazioni sono stati quelli dello staff della nota rivista di settore “Benissimo”, che anni fa mi dedicarono la copertina in agosto. Poi venne la volta di altri magazine del nord Italia che mi intervistarono diverse volte.»

Non solo cappelli, ma anche sciarpe, guanti, calze, abiti, ispirate ad artisti come Boldini per le forme, Picasso per i colori, Modigliani per l’eleganza, al mondo della natura (in particolare il mondo sottomarino). I suoi modelli hanno sempre un nome e sono realizzati in lana ad alta percentuale di purezza, fresco cotone, filati acrilici per le parti scultoree e inserti luccicanti.

«Mentre creavo i miei accessori facevo molta ricerca e così mi sono imbattuta in Daina Taimina, la scienziata inventrice dell’uncinetto iperbolico, una vera e propria rivelazione per me. Così l’ho contattata e le ho chiesto di partecipare ad un progetto che si chiama “Crochet Itinerante”. È stata molto disponibile e mi ha inviato una delle sue opere che custodisco gelosamente. In seguito con altre ragazze del filato abbiamo fatto “Crochet Itinerante parte seconda” e creato un lunghissimo serpente iperbolico che abbiamo donato alla scienziata, lei lo ha accettato con immensa gioia, fotografato e esposto a casa sua a New York. »

Nell’estate del 2011 l’incontro con l’attrice Marina Suma, creatrice di monili in cartapesta. Dalla nuova amicizia e dall’unione della tecnica del crochet di Simonetta  e della cartapesta dell’attrice nasce “Lanapesta”, marchio di accessori arte-moda che produce prevalentemente cappelli, di svariate forme e colori, e cinture.

Ispirandosi spesso agli anni 20, la “cappellaia matta” guarda al futuro pensando di ampliare la gamma di prodotti, gettando l’occhio ad un nuovo stile con giacche steam punk, guanti in stile vittoriano rivisitato e poi «cappelli di forme che ancora non conosce nemmeno la mia mente.»

Martina Strano

foto di Massimo De Ceglie1903017_746910092041472_1899388701_n1476170_693962704002878_1530053308_n

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