di Salvo Reitano

PALERMO. “Sono un rottamatore, faccio della rottamazione una pratica politica in Sicilia, forse sono l’unico. Sono il più renziano dei presidenti di Regione, gli uomini di Renzi in Sicilia, invece, rappresentano la conservazione. La rottamazione non si fa per correnti”.
A rileggere le parole pronunciate ieri da Rosario Crocetta in conferenza stampa a Palermo, vengono i brividi.
Del resto, chi di moralismo ferisce di moralismo perisce. Il governatore siciliano in questi anni ha predicato bene e razzolato male, anzi malissimo, e oggi fa i salti mortali per non impiccarsi alla sua stessa corda.
Sentite. «Dal ’46 in poi l’unico che ha vinto le elezioni per il centrosinistra è Rosario Crocetta. Prima del governo Crocetta il centrosinistra governava solo a Vittoria. Bianco a Catania, senza il 12% della lista Crocetta e senza un 10% della lista Leanza, avrebbe potuto vincere le elezioni a sindaco?».
“Il Pd a Palermo è una realtà del 5-7% – aggiunge – Orlando (alle amministrative del 2012) ha avuto un successo personale incredibile. Aver perso a Palermo, dove io ho sostenuto Ferrandelli, non mi ha impedito di essere il candidato più votato nel capoluogo siciliano”.
Non c’è che dire. Le ultime amministrative hanno dato un contributo non indifferente a rendere assurda una situazione già comica (vi ricordate quando è andato a chiedere l’elemosina alla Leopolda?) e Crocetta ha tirato fuori dal cilindro la verità per eccellenza, nel tentativo di giustificare la debacle.
Si dice un rottamatore, Crocetta, più rottamatore di Renzi. Infatti entrambi hanno sfasciato tutto. Peccato che si siano dimenticati di costruire qualcosa di serio al posto delle rovine che invece hanno contribuito a moltiplicare. Renzi a Roma, Crocetta in Sicilia.
Le dichiarazioni del presidente Crocetta sono solo un goffo tentativo di scarica su altri le colpe dei ballottaggi di domenica scorsa.
“Buon senso – dice il sindaco di Siracusa Giancarlo Garozzo – avrebbe consigliato il silenzio, poiché i risultati di due anni e mezzo di governo della Sicilia sono sotto gli occhi di tutti; solo il presidente Crocetta e la sua ristretta cerchia di collaboratori finge di non vedere. La sua è una gestione amministrativa capace solo di distruggere – come nel caso della formazione professionale e dell’abolizione delle province – senza riuscire a costruire nulla di alternativo e che alla fine gli elettori hanno punito”.
La verità è che gli elettori, questa volta, hanno lavorato di ramazza per spazzare via tutte le incongruenze di un governo regionale che ha portato la Sicilia nel baratro.
Il governatore, invece, sembra infischiarsene del giudizio del popolo. Fa le percentuali e le battutine. Per lui conta più una boutade, una promessa, anche quando non mantenuta, un’accusa, arte nella quale è maestro.
“Il presidente Crocetta – dice ancora il primo cittadino di Siracusa – ha la presunzione e l’arroganza di dare patenti di persone per bene a suo piacimento, ma farebbe meglio a guardarsi allo specchio; la stessa analisi del voto è strampalata quanto la sua azione di governo, se arriva a negare la sconfitta di Gela, che nei prossimi cinque anni sarà guidata da un sindaco grillino”.
“Ancora più patetico è il tentativo di accollare il dato elettorale ai renziani e al governo nazionale. Si definisce rottamatore ante litteram, ma di novità alla Regione ne abbiamo viste ben poche, sia nelle politiche che negli uomini messi a guidare la macchina amministrativa”.
“Siamo di fronte a un presidente della Regione – conclude Garozzo – per nulla interessato agli enti locali, alla crisi economica, alle difficoltà delle famiglie, ad un sistema infrastrutturale e di trasporti da terzo mondo, ma preoccupato, soprattutto, di mantenere splendente la sua immagine di paladino dell’antimafia”.
Chiaro e dello stesso tenore anche il commento del vicesegretario regionale di Idv Paolo Caracausi: ”Il disastroso risultato delle amministrative ma soprattutto le faide interne al Pd dimostrano, se ce ne fosse ancora bisogno, come questo governo regionale sia ormai alla frutta. Il presidente Crocetta prenda atto che il suo governo poggia sul nulla e faccia un passo indietro, per il bene di tutti i siciliani. Non è possibile continuare a infliggere questa lenta agonia alla nostra terra, si stacchi la spina a questo esecutivo ormai moribondo”.
Non si contano le incompiute di un governo che non è capace di far quadrare i conti e ha portato la Sicilia allo sbando. La Grecia d’Italia, fallita e sempre sull’orlo del default, ridotta così da un governo di pasticcioni e dilettanti. Hanno tentato di venderci cose che non hanno promettendo cose che non esistono.
Non si contano le incompiute: dalla riforma delle Provincie e delle Camere di Commercio ai rifiuti, dalla sanità alla lentezza pachidermia delle spesa dei fondi Ue, dalle vertenze sul lavoro al piano giovani, dall’acqua pubblica alla rete viaria di una Sicilia che non ha continuità territoriale tante sono le strade chiuse, i ponti e i viadotti che crollano, i piloni che non tengono. Cinquemila chilometri di strade interrotte su ventimila, secondo un servizio realizzato dal quotidiano “La Repubblica”.
Il buon Crocetta non è una cattiva persona: urla e strepita, promette e non mantiene, minaccia e ritratta. Qualche volta abbaia e ringhia, quando sente che la poltrona vacilla e qualcuno tenta di sfilargliela da sotto le terga, cosa che accadrà, possiamo giurarci, alle prossime elezioni regionali. La sua è una carriera lampo costruita sull’antimafia militante. Una parola che ha mille significati e nessun significato. Da Gela a Palazzo d’Orleans il passo è breve. Il resto è storia di questi ultimi anni che i siciliani conoscono bene e se si votasse domani dalle urne, per lui, uscirebbero consensi di dimensioni numeriche condominiali.
La gente, finalmente, si è accorta che Crocetta, nonostante resta ancorato sul più importante scranno della Regione non è stato capace di portare a casa un solo risultato utile. E così alla prima occasione i cittadini gliel’hanno fatta pagare. Niente scuse.
Tutti ormai hanno capito che dice tante parole, ma non mantiene mai la parola. Così, col passare del tempo si è costruito la fama di chiacchierone inconcludente.
I risultati delle amministrative, comunque le vuole leggere, sono campane a morto. Si prepari al trasloco. I siciliani hanno sopportato abbastanza.

S.R.

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