New MexicoCome poter essere sicuri che tutte le tecnologie sviluppate negli ultimi anni non rechino danno alle persone e, inoltre, che la loro implementazione possa avere un’utilità reale nella quotidianità? Della risposta se ne sta occupando un ente statunitense, il CITE, cioè il Centro per l’Innovazione, il Test e la Valutazione (Center for Innovation, Testing and Evaluation) che, in accordo con la Pegasus Global Holdings, impresa operante nell’ambito del progresso tecnologico, ha deciso di dare vita a un progetto da un miliardo di dollari: si tratta della creazione di una smart city sperimentale nello Stato del New Mexico per testare le tecnologie di oggi e di domani, ma soprattutto per capire quali potrebbero essere gli scenari futuri. Al piano di lavoro parteciperanno alcune tra le università più prestigiose del Nord America, anche se non verrà coinvolto nessun civile durante i test: «L’obiettivo del CITE è quello di fornire l’opportunità di effettuare esperimenti tecnologici su larga scala e senza che qualcuno si faccia male», chiarisce Bob Brumley, CEO di Pegasus.

Green Smart City ProjectLa scelta del banco di prova è ricaduta sullo Stato del New Mexico in quanto gode di ampie zone desertiche ed edificabili lontane da quelle abitate. Ciò nonostante, la cittadina avrà palazzi e strutture che si possono trovare in qualsiasi controparte esistente. L’area di oltre 30 chilometri quadrati, che sarà costruita a partire dall’autunno 2015, comprenderà grattacieli, tipiche case per famiglie, strade, scuole, parchi, chiese, industrie, servizi di ogni sorta. Gli elementi innovativi e futuristici saranno: veicoli senza conducente (o velivoli, si pensi ai droni) per la consegna delle merci, reti elettriche intelligenti in grado di ricavare energia direttamente da fonti rinnovabili, smart grid, sistemi computerizzati per le telecomunicazioni e il controllo del traffico stradale, robot preposti al monitoraggio delle vie e alla sicurezza pubblica. Ogni aspetto della “città intelligente” verrà poi integrato all’interno di e gestito da un computer dotato di un’intelligenza artificiale sofisticata e creato appositamente per la pianificazione urbana. Pertanto, si comincerà dalla ricerca e, dopo la sperimentazione, quando la smart city sarà ultimata, funzionante e “sicura” per gli esseri umani si passerà alla commercializzazione di ciascuna nuova tecnologia. Eppure, secondo Reese Jones, ordinario della Singularity University, non è possibile definire affidabile una tecnologia sviluppata senza i suoi fruitori, in questo caso gli abitanti della smart city. L’esperto ha infatti affermato: «I movimenti delle persone sono imprevedibili»; di contro Bob Brumley ha ribattuto che, se lo si riterrà necessario, sarà possibile inserire in qualsiasi momento l’elemento umano.

Alberto Molino

Scrivi