Non era facile ma Francesco Pira ci è riuscito: far parlare Dino Zoff, campione del mondo, il portiere più amato dagli italiani di tutti i tempi, ha raccontato di quella volta ai Mondiali del 1982 quando da Capitano era l’unico autorizzato a parlare con i giornalisti. Era il primo silenzio stampa della storia del calcio. Pira incalza subito il portierone. Ricorda che c’era stato un girone deludente con Tardelli che cercava di spiegare ai compagni che “il silenzio porta fortuna”.

Zoff non si sottrae, cerca nell’ampio archivio della sua memoria:”Avevo già 40 anni eravamo tanto stati criticati per tutto. Bearzot decise che dovevo parlare io per tutti. Ho cercato di farlo nel migliore dei modi. Poi abbiamo vinto e questo ha risolto tutto”.

Il sociologo e giornalista siciliano, Francesco Pira, per il sesto anno a Cormons (Gorizia) a Goal a Grappoli, ha condotto come di consueto l’apertura della manifestazione che questa volta vedeva insieme il “patron”Bruno Pizzul, il popolarissimo telecronista. Due friulani intervistati da un siciliano che hanno assicurato tantissime risate. Dopo di loro il bravissimo Federico Buffa che per Sky ha seguito i Mondiali in Brasile e ha scritto con Carlo Pizzigoni “Storie Mondiali un secolo di calcio in 10 avventure” ed ha conversato con Marco Bisiach.

L’edizione 2015 di “Goal a Grappoli” va in archivio tra gli applausi anche la bravissima Federica Agostini che con il suo saffono ha accompagnato il viaggio attraverso la storia dei Mondiali di calcio. Ad aprire la serata però è stata la premiazione della Pro Gorizia per il record di imbattibilità a livello nazionale fatto registrare quest’anno, con ben 1620 minuti senza prendere gol. A premiare il portierone biancazzurro Simone Dapas è stato uno dei più grandi numeri 1 di tutti i tempi, Dino Zoff. Tutti ammaliati, come il foltissimo pubblico presente (almeno 300 persone che hanno riempito in ogni dove la sala civica del Comune), dalla verve dei protagonisti: semplicemente esilaranti le gag raccontate da Pizzul e Zoff. Teoricamente il dibattito doveva avere un filo conduttore : “I Mondiali narrati dai media”, in realtà dalla comunicazione formale si è passati rapidamente all’aneddotica più divertente. Spiega Zoff: “al Mundial ’82 Bearzot correggeva i giornalisti che sbagliavano le citazioni latine: d’altronde, lui aveva fatto il classico, conosceva a menadito l’argomento” ha sorriso Pizzul, che ha poi raccontato di quella volta che Zoff lo riprese perché in una telecronaca lo aveva criticato “per il troppo tempo perso per rimettere in gioco il pallone”. L’ex capitano della Nazionale campione del mondo ha raccontato storie anche non necessariamente legate alla sua carriera ai Mondiali, “come quella volta che, ero ancora un ragazzino, mio padre mi chiese perché avessi preso quel gol. Io risposi che non mi aspettavo quel tiro, e lui mi gelò sottolineandomi che non faccio il farmacista, ma il portiere, cosa avrei dovuto aspettarmi se non una conclusione verso la porta?”.  Poi è toccato a Federico Buffa di SkySport: le sue Storie Mondiali hanno incantato tutti. Tante le perle: dalla venerazione di Bearzot per un Paolo Rossi squalificato e sovrappeso “ma guardandolo dritto negli occhi lo avvisò: io ti aspetto sino all’ultimo giorno, e così fece”, al Cruyff primo esempio di calciatore-merchandising, “con il suo clamoroso rifiuto a vestire nei Mondiali 74 la divisa a tre righe dello sponsor della nazionale, perché non il suo personale. Il campione olandese sarà così l’unico del team che perse quella finale contro la Germania ad indossare una maglia arancione con sole due righe sulla banda, per differenziarsi dagli altri”.

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