Con l’approvazione dell’Italicum, la nuova legge elettorale voluta fortemente da Matteo Renzi, si è seminato il germe di una nuova deriva autoritaria, ed è inutile che i suoi coatti sostenitori (fautori di Renzi e in default dell’Italicum) si affannino a spiegarci che è una legge democratica, perché non fanno altro che negare l’evidenza. Non ci faranno cambiare idea, almeno finché avremo occhi per vedere e testa per pensare.

Affermano alcuni, che il passo in avanti rispetto al Porcellum c’è stato. Sì, senz’altro adesso abbiamo solo i capilista bloccati invece che le liste, ma dopo la sentenza della Corte Costituzionale questa nuova legge elettorale è un’offesa alla democrazia, alle istituzioni, all’intelligenza dei cittadini. Il messaggio della Consulta non era quello di smussare gli angoli del Porcellum ma di svoltare nel senso opposto, ovvero in senso democratico. E allora questi impercettibili raffazzonamenti delle liste bloccate ma non come prima (nel Porcellum), del premio di maggioranza aggiustato ma non come prima (nel Porcellum), sono solo una presa in giro. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale ci si aspettava ben altro non la stessa minestra aggiustata nei condimenti solo allo scopo di aggirare la decisione della Consulta, più che a farcela mandare giù, perché giù non l’abbiamo mandata.

presidente_della Repubblica_Sergio_Mattarella

L’Italicum è diventata legge con la complicità del Presidente della Repubblica che ha l’ha firmata senza alcuna esitazione, nonostante i numerosi appelli di personaggi  più o meno famosi di rispedirla al mittente. I paradossi si sovrappongono l’uno sopra l’altro sulla figura di Sergio Mattarella che è il crocevia – nel bene e nel male – delle ultime tre leggi elettorali. Si ritrova ad essere l’autore del Mattarellum (la legge elettorale in vigore prima del Porcellum), è stato fra i membri della Corte Costituzionale che hanno dichiarato l’incostituzionalità della legge Calderoli. E adesso in qualità di Capo dello Stato ha promulgato quell’ibrido dell’Italicum.

Ciò che, però, desta maggiori preoccupazioni sono i mezzi usati dal governo per fare passare la leggere elettorale, ovvero il ricorso autoritario alla fiducia per una riforma istituzionale che doveva coinvolgere anche la minoranza. È vero la fiducia può anche non votarsi, ma non era tra i principi indicati da Renzi, al varo del suo governo, di condividere le riforme anche con le opposizioni? Ma oltre ad averlo detto Renzi – per poi fare il suo contrario – non è una sacrosanta prassi democratica che invece è stata violata?

Il Pd e il suo leader dalle attitudini liberticide non si sono fermati qui. Ancora la Corte costituzionale ha inferto un altro stop al governo, stavolta ha bocciato il blocco della rivalutazione delle pensioni legata all’aumento dell’inflazione, introdotta nel 2011 dal governo Monti col famigerato decreto Salva-Italia.

Il governo cerca l’espediente per aggirare anche questa sentenza e di fronte al dispositivo chiaro e netto della consulta nicchia se e quali pensioni rimborsare, fregandosene ancora una volta della decisione di un altro potere dello Stato e dei suoi cittadini che sono stati defraudati dei loro soldi.

Insomma il governo e solo il governo decide della vita di questo paese, a colpi di decreti legge, di fiducie parlamentari e di espedienti furbeschi, infischiandosene del popolo, della minoranza e degli altri poteri costituzionali.

Se con questo governo si avvertono i germi di un autoritarismo nascente, cosa accadrà dal 2016 in poi con una sola Camera e con la nuova legge elettorale che favorisce la nascita di un forte governo di minoranza? Con il premio di maggioranza la lista o addirittura il partito che l’ha spuntata nel ballottaggio (perché difficilmente al primo turno la lista o il partito conquisterà il 40% delle preferenze) si ritroverà 340 seggi su 617, potendo spadroneggiare, in virtù di una larga maggioranza parlamentare a dispetto però  di una rappresentatività marginale.

Quel governo potrebbe anche decidere, ponendo una routinaria fiducia parlamentare, che non si vada più a votare o che non si è liberi di respirare.

Vincenzo Adalberto

 

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