Cambiamenti avveniristici nella Silicon Valley, che potrebbe cambiare nome.

di Alberto Molino

Il grafene è un materiale costituito da atomi di carbonio e presto cambierà il mercato dell’elettronica. Come suggerisce lo stesso nome, si tratta di un derivato della grafite, il minerale utilizzato per preparare le mine delle matite. Nel 2010 i due scienziati Andre Geim e Konstantin Novoselov hanno vinto il Nobel per la Fisica dopo avere realizzato il primo transistor di grafene; da allora la sperimentazione non si è più fermata.

GraphenLa struttura monoatomica di atomi di carbonio, l’ottima conducibilità elettrica e la flessibilità candidano il materiale come sostituto del silicio nei circuiti integrati. Questo significa che nei prossimi 15 anni si potrebbe assistere ad una vera e propria rivoluzione: cellulari che si ricaricano del tutto in meno di 20 minuti e con autonomia di sette giorni, veicoli elettrici con batterie molto più resistenti e potenti, schermi pieghevoli e trasparenti. Sembra fantascienza, ma non lo è perché le big dell’informatica (Google, Apple, Samsung) hanno già depositato numerosi brevetti riguardanti dispositivi basati proprio sul grafene.

La straordinarietà della nuova lega sintetica risiede, di fatti, nel modello molecolare che conduce l’elettricità 100 volte più veloce del silicio, sopporta torsioni superiori rispetto all’acciaio, è più compatto del diamante sebbene sia allo stesso tempo più flessibile della gomma ed è, infine, translucido. Se, in futuro, microprocessori, batterie, memorie volatili saranno realizzati in grafene si avrà, quindi, un aumento della velocità senza precedenti, nonostante per ora resti da capire quanto costi la commercializzazione; produrre del grafene comporta ancora un processo di laboratorio assai costoso.

Hong Byung Hee, ordinario dell’Università di Seul, ha dichiarato: «La tecnologia del grafene sta ricevendo un notevole interesse da parte di grandi aziende dell’informatica. Le ICT (Information and Comunication Tecnology) stanno solo aspettando che ci siano gli apparati industriali giusti per la implementazione nei circuiti».

Alberto Molino

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