Salvo Reitano

Non vorremmo essere tacciati di apologia del fascismo ma l’Inghilterra ce ne offre l’occasione, anche se non ne abbiamo né i titoli né tantomeno la voglia essendo distanti culturalmente e anagraficamente da quel periodo storico.

Il questionario, con l’incredibile domanda: siete italiani, napoletani o siciliani che alcune scuole della Gran Bretagna hanno inviato alle famiglie dei nuovi alunni per l’anno scolastico appena iniziato per stabilire la provenienza etnica, ce ne dà l’occasione e ci riporta al discorso del 26 dicembre del 1935 quando il capo del governo Benito Mussolini si scagliò contro l’Inghilterra e la Lega delle Nazioni. Ne riportiamo uno stralcio: “… è contro questo popolo, al quale l’umanità deve talune delle sue più grandi conquiste, è contro questo popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di navigatori, di trasmigratori, è contro questo popolo che si osa parlare di sanzioni…”. 

Ci sembrava che anche l’Inghilterra avesse consegnato definitivamente alla storia una delle pagine più nere del genere umano, invece gli inglesi non perdono il loro vizio imperialista e colonialista e continuano a considerare i popoli alla stregua degli abitanti dei perduti possedimenti.

L’iniziativa, dicono ora dal Foreign Office dopo la protesta della nostra Ambasciata a Londra, aveva uno scopo non discriminatorio. Intendeva stabilire la provenienza etnica dei figli degli immigrati per poter fornire loro la necessaria assistenza linguistica nell’apprendimento dell’inglese.

Insomma, una marcia indietro che sa di scusa e che ha avuto solo l’effetto, non certo edificante, di far sentire i nostri connazionali come se venissero “schedati” in base all’origine regionale. In base a quale criterio, poi, non è dato sapere visto che l’Italia è stata divisa in tre: una della quale fanno parte gli italiani-italiani, l’altra composta dagli italiani-napoletani e l’ultima, guarda caso, da dove provengono gli italiani-siciliani. A parte il commento del sottosegretario al ministero dell’Istruzione italiano, Davide Faraone: “Incredibile che ancora oggi siamo costretti ad affrontare pregiudizi di questo tipo. La scuola italiana ha superato da tempo questi stereotipi e in Italia, come nel Regno Unito, si deve lavorare per l’integrazione e la formazione delle generazioni future”, il resto è silenzio.

Ci saremmo aspettati una presa di posizione anche da perte del premier Renzi che fino al momento in cui scriviamo tace.

Qualcuno ha visto, dietro questa iniziativa, una sorta di effetto Brexit e le scuse non bastano per eliminare il malessere che turba, non poco, la nostra comunità che vive e lavora in Gran Bretagna.

Il compito di dare un contenuto e una spiegazione a certi atti non deve essere lasciato alla stampa. Non possiamo contentarci del comunicato del Foreign Office. Serve altro. Serve l’intervento del nostro presidente del Consiglio che richiami il suo collega inglese pregandolo di invitare i suoi funzionari a studiare la gografia politica prima di trattare certi argomenti. Perchè non c’è dubbio che gli italiani sono italiani, i napoletani sono italiani e pure i siciliani sono italiani, come lo sono i toscani, i veneti, i calabresi, i molisani e tutti abitanti delle venti regioni italiane.

Anche da queste prese di posizione, nette e chiare, si misura la leaderchip di un governo nello scacchiere internazionale e non solo su una battaglia referendaria per il Si o per il No che ormai da settimane occupa la scena politica lasciando irrisolti i veri problemi che attanagliano il Paese.

Il governo di Sua Maestà fornisce una straordinaria prova di “buona volontà” nel chiarire l’obiettivo di quello scellerato questionario. Saremmo dei veri villani se li trattassimo male! E il premier e i suoi ministri  sono persone educate, che apprezzano le buone intenzioni che hanno ispirato i funzionari scolastici inglesi. Siamo spiacenti ma noi non la pensiamo così e chiediamo al nostro presidente del Consiglio di porre fine, una volta per tutte, a questo continuo “minorato” in cui è caduta l’Italia.

Le barbarie culturali non possono prevalere sulla civiltà.

 


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