CATANIA – Rischiare di essere aggrediti, derubati e picchiati durante lo svolgimento del proprio dovere. Questo è quello che succede a tanti dottori che operano all’interno delle Guardie Mediche della provincia etnea. Strutture che accolgono necessità di ogni tipo e che finiscono spesso nel mirino di ladri e delinquenti. Criminali che colpiscono luoghi dove i sistemi di sicurezza sono minimi e dove mancano i più elementari dispositivi di controllo. La sottoscritta Ersilia Saverino, consigliera comunale di Catania, insieme al collega Giuseppe Catalano esprime profonda vicinanza e solidarietà alla dottoressa vigliaccamente aggredita a Nicolosi e, allo stesso tempo, ha presentato con altri consiglieri di Giunta, un’interrogazione che mira ad ottenere il miglioramento degli standard di controllo all’interno di un servizio pubblico strategico ed indispensabile per l’intera collettività qual’e la guardia medica e il 118. Per questo chiediamo al Sindaco, sempre sensibile a tutte le problematiche che coinvolgono la sicurezza, di provvedere urgentemente,  per quanto riguarda le competenza del Comune, ed in collaborazione con il prefetto e le forze dell’ordine, ad assicurare ai presidi citati tutte le misure rivolte a garantire la sicurezza al personale medico in servizio, come previsto dalle normative vigenti. La consigliera Ersilia Saverino dichiara che “ il medico di Continuità Assistenziale si ritrova a lavorare da solo, e talora in luoghi isolati soprattutto nei paesi dell’hinterland etneo, per periodi prolungati. Nel ruolo che ricopre è ovviamente obbligato a dare accoglienza a qualunque richiesta di soccorso. Interventi che comportano anche spostamenti-sempre da solo- nei domicili di utenti sconosciuti e per motivazioni  non sempre chiare. Questa condizione espone inevitabilmente la categoria, soprattutto le donne, ad altissimi rischi. Molti altri dottori possono subire aggressioni nello svolgimento del loro lavoro di trincea, come nel caso dei P.S. o dell’Emergenza Sanitaria Territoriale, ma almeno possono contare sulla collaborazione di un’equipe sanitaria. L’esatto opposto di quello che succede per il Medico di Continuità Assistenziale, le cui sedi- lo ripeto- isolate e sparse nel territorio,  non gli consentono di lavorare con serenità, in sicurezza e, in alcuni casi, pure con importanti carenze sotto l’aspetto igienico “. Si tratta di sedi con infiltrazioni d’acqua dal tetto e dagli infissi, impianti di climatizzazione non funzionanti, totale mancanza di collegamento ad internet (necessario per la certificazione medica per malattia che ormai è on line). Da qui la richiesta unanime, da parte dei medici della Continuità Assistenziale della ASP Catania, di un celere e definitivo intervento. La continuità assistenziale è un servizio pubblico, a basso impatto economico, strategico ed indispensabile per l’intera collettività, capace di garantire assistenza in realtà geografiche eterogenee per territorio e densità di popolazione. Questo non fa altro che assumere le caratteristiche di filtro indispensabile tra il cittadino e le strutture territoriali di primo e secondo livello per la presa in cura dell’utente. Le misure minime di sicurezza che le aziende sanitarie sono tenute ad adottare riguardano: sistemi diretti di allerta con le forze dell’ordine e sistemi di allarme sonoro; sistemi di illuminazione efficienti, soprattutto all’ingresso delle sedi;  videocitofoni e sistemi di videosorveglianza con registrazione atti a riconoscere chi si trova all’esterno; porte antisfondamento;  grate alle finestre. Ad oggi, nessuna “ricognizione”, né opera per la valutazione e messa in sicurezza dei presidi e degli operatori, pare sia stata eseguita. Tale situazione di illegittimità e di inadempimento è la principale causa di eventuali altri gravi rischi e nuove aggressioni al personale medico nel settore della Continuità Assistenziale dell’ASP 3 CT.

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