Che una cosa orrenda meriti di essere detta orrenda non ci piove. Che una cosa idiota meriti di essere detta idiota non ci piove. Orrendo e idiota sono termini inadeguati a dar conto di ogni azione che miri a togliere la vita a qualcuno che non è armato, che non può o non sa difendersi.

L’attentato di Parigi alla redazione di un settimanale satirico: ci piace pensare che si fronteggino il bene (la libertà di pensiero, la tolleranza, il diritto di laicità) e il male (il pregiudizio religioso – che oggi è quello di parte dell’Islam e ieri era quello del cattolicesimo inquisitore – e la sua violenza e il suo dogmatismo). Ci piace pensare che tutto questo si basti, che si chiuda in se stesso, in un circuito “spirituale” o culturale in cui una parte del mondo fa le pulci – incazzandosi – a un’altra parte del mondo. Ci piace pensare che questa sia la sostanza delle cose, la realtà reale, prima di ogni possibilità di rappresentazione.

Il pensiero che si annette alla globalizzazione semina torpore, specie quando eventi dilanianti come quello di Parigi richiederebbero un surplus di consapevolezza, di riflessione critica. Sembra irrinunciabile una sorta di paralisi del giudizio, un incantamento della capacità critica, che si traduce in una accettazione passiva della logica dello scontro fra civiltà. Come se la questione nodale fosse lo scontro fra civiltà. Fra civiltà religiose.

La religione è sempre un epifenomeno. E’ sempre la punta di un iceberg, il cui corpo principale è costituito dai rapporti di forza fra nazioni, fra stati, fra classi sociali, nel costante contendimento del potere. Quando non è la faccia esposta del gioco notturno della sopraffazione, allora è una sorta di intossicazione dello spirito. Come probabilmente il buon vecchio Hegel oggi ribadirebbe. Il triste paradosso che i bravi idioti soldati di Allah attacchino un giornale satirico assolutamente anti-liberista non è affatto un paradosso.

Mentre lo spettacolo infuria. Mentre orde di straccioni (ispirati da califfi mutimiliardari, foraggiati di armi rese disponibili da industrie e da agenzie occidentali) uccidono giornalisti “contro” il sistema. Mentre tutto ciò germina, davanti alle telecamere puntate dal regista prezzolato, la finanza gongola.

Il sistema di valori è salvo! Il sistema si auto-compatta. Il sistema si dimostra per quello che è: non esiste nulla fuori di esso, solo barbarie.

A proposito dell'autore

Esperto in processi di comunicazione, psicologo

Si laurea in psicologia sperimentale a Roma. Dopo esperienze lavorative nell’ambito psicopedagogico inizia la sua attività in ambito sanitario. Contemporaneamente collabora con l’Università di Roma prima e di Catania poi come cultore della materia. Dal 2003 al 2009 è docente a contratto di psicologia della comunicazione presso la Kore di Enna. Ha pubblicato numerosi articoli scientifici e due volumi, uno su “Le strutture profonde della comunicazione” e l’altro su “il corpo disabitato: fenomenologia del fitness”. Dal 2008 cura i processi comunicativi dell’ASP 7 di Ragusa. Dal 2011 svolge attività pubblicistica per testate on line e la rivista “Le Fate: identità e cultura siciliane”. L’area dei suoi interessi va dalla filosofia alla musica al cinema.

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