Il Dott. Lucio Maggio

Il Dott. Lucio Maggio

Dopo un lungo braccio di ferro, che dura sin dal momento dell’elezione del nuovo rettore dell’università di Catania Giacomo Pignataro, lo scontro tra la nuova amministrazione e il direttore generale Lucio Maggio, nominato dal passato rettore Tony Recca, sembra essere giunta al rushdown definitivo. Con un comunicato stampa che ha fatto seguito al CdA convocato il 22 di questo mese, avente come solo punto all’ordine del giorno la sospensione del dr. Lucio Maggio dalle funzioni di Direttore Generale, l’Ateneo catanese comunica l’avvenuta sospensione: «Il Consiglio di amministrazione dell’Università di Catania ha deliberato, nella seduta urgente tenutasi questa mattina, di sospendere il dottor Lucio Maggio dalle funzioni di Direttore generale dell’Ateneo, nelle more e sino al termine del 16 maggio 2014, già indicato per la definizione del procedimento finalizzato all’eventuale revoca dell’incarico. L’avvio di tale procedimento era stato deliberato dal Cda nella seduta del 28 marzo scorso a seguito di “fatti e comportamenti tenuti dal Direttore generale che hanno destato viva preoccupazione nel Consiglio stesso”, in particolare riguardanti la proroga della durata del contratto di lavoro a tempo determinato di due dirigenti, proroga che l’Avvocatura dello Stato aveva ritenuto non legittima. Alcuni provvedimenti amministrativi successivi alla delibera del 28 marzo, adottati dal dott. Maggio, hanno poi di fatto dimostrato una “persistente contrapposizione da parte del Direttore rispetto al deliberato del Cda”, onde la necessità di dover adottare la misura cautelare della sospensione».

Da parte sua il dott. Lucio Maggio non resta inerte: in una sua nota indirizzata al Collegio dei Revisori dei Conti e alle altre autorità dell’università, ma inviata per conoscenza a tutto il corpo accademico, contesta la legittimità del provvedimento in quanto – sostiene – alla luce della riforma Gelmini il CdA non ha il potere di assumere un tale provvedimento non essendo esso il datore di lavoro del Direttore Generale, ma «un organo ad esso pari ordinato». Per cui «non sussistendo tra Consiglio di Amministrazione e Direttore Generale alcun vincolo di subordinazione, non può in alcun modo prospettarsi un potere disciplinare del primo rispetto al secondo». Pertanto, considerata la «abnorme illegittimità insita nel pronunciamento di sospensione» e non potendo accettare questo «macroscopico vulnus ai superiori interessi collettivi», con i conseguenti danni erariali che ne conseguirebbero dal non poter esercitare il proprio servizio, il dott. Maggio annuncia che continuerà «ad esercitare le funzioni affidatemi dalla normativa vigente», in attesa delle determinazioni che assumerà il Collegio dei revisori dei Conti.

Resta da vedere in che modo il dott. Maggio continuerà ad esercitare le sue funzioni: forzerà la porta della sua camera per continuare ad occupare il posto prima detenuto? E l’amministrazione dell’Ateneo erigerà cavalli di frisia per impedirgli l’accesso? In attesa degli sviluppi di questa vicenda, è indubbio che in questa azione di forza del CdA – che rompe gli indugi dopo un lungo periodo di guerriglia e incomprensioni tra le massime cariche dell’università – viene a realizzarsi un tacito mandato che il rettore Giacomo Pignataro aveva ricevuto dai suoi elettori, ai quali non era gradita la figura dell’attuale direttore generale perché protagonista e sostenitore, quale braccio destro del precedente rettore, di una riforma organizzativa e amministrativa dell’Ateneo che – per opinione condivisa dai più – ha recato molto disagio al corpo docente e non docente. L’attuale rettore ha ottenuto più consensi del suo competitore alla carica, il prof. Giuseppe Vecchio, proprio per la maggiore decisione con cui aveva contestato molti aspetti della gestione della precedente amministrazione, sia in merito alla centralizzazione amministrativa sia ad alcune norme statutarie: faceva parte del suo programma elettorale un aggiustamento su questi punti. Con la sospensione del dott. Maggio sembra che uno dei desiderata di chi lo aveva eletto venga a realizzarsi; l’intero corpo accademico è ora in attesa che anche sugli altri punti programmatici si proceda con celerità, dopo oltre un anno dalle elezioni. Resta da vedere se i modi e i tempi con cui si è proceduto nei confronti del dott. Maggio sono quelli giusti e se vi saranno in futuro sorprese dal punto di vista giudiziario.

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