Cominciamo dalle verità assolute: Ignazio Marino ha dimostrato, ad abundantiam, di non essere tagliato per fare il sindaco, se poi deve governare Roma, una delle città più complesse e insidiose al mondo, peggio che andar di notte.

Dalle cronache recenti è venuto fuori però che il medico chirurgo prestato alla politica è la causa di tutti i mali del mondo. Il mostro Marino si è macchiato nientepopodimeno che di aver pagato con la carta di credito del Comune una cena, a quanto pare non proprio di lavoro, di essere stato assente durante il funerale pacchiano dei Casamonica, di aver varcato con la sua Panda rossa la Ztl senza permesso e di una sequela di figure barbine che non stiamo qui a elencare. E poi come ha detto Renzi è responsabile dei bus che arrivano in ritardo e delle buche delle strade capitoline (l’ordinarietà in tutte le città italiane, purtroppo…). Insomma magari sarà brutto, inetto e monellaccio ma non un vero mostro da mettere alla gogna a cui manca poco che gli addebitino pure l’attacco alle Torri Gemelle e la strage del Bardo.

Riguardo agli scontrini contestatigli, su cui comunque c’è ancora un accertamento in corso della magistratura, sfidiamo tutti i sindaci e i presidenti delle regioni d’Italia a rendicontare pubblicamente le loro spese e ne vedremo delle belle. D’altronde il Pd non è forse il partito che mantiene ancora in carica tre sottosegretari indagati? E a tal proposito Renzi non ha detto: “un avviso di garanzia non può giustificare le dimissioni”?

In verità a noi Marino più che un mostro ricorda molto “L’idiota” di Dostoevskij per quella gaglioffaggine che gli è naturale proprio come il personaggio dello scrittore russo.

È sempre fuori luogo, improvvido, inopportuno. Forse non è nobile d’animo come il principe Myškin, ma inesperto e ingenuo sì, almeno per l’agone politico che è una giungla, un covo di vipere, di accoltellatori a tradimento. Di sicuro non è smaliziato e scafato come la maggior parte dei politici italiani, tant’è che l’appellativo “il marziano” gli si attaglia a pennello sotto questo aspetto.

Senz’altro ha dimostrato di essere inetto a fare il sindaco. Ma quanti sindaci e presidenti di regione non sono adeguati al ruolo? In Sicilia ne sappiamo qualcosa… eppure non vengono liquidati manu militari come lui.

Qualcuno ha paragonato Crocetta a Marino, facendo sicuramente un favore al governatore siciliano che invece ha la scaltrezza e la malizia  dei politici di razza.

Ma andiamo al mandante delle 26 coltellate che affina sempre meglio le tecniche politiche de “Il Principe” di Niccolò Machiavelli: ovvero Matteo Renzi da Firenze.

Il nostro presidente del consiglio nonché segretario del Pd è riuscito ancora una volta con un colpo di mano a cortocircuitare quel che resta del sistema democratico italiano.

È vero il ripensamento di Marino  sulle dimissioni è quantomeno puerile ma la richiesta di essere sfiduciato nella sede naturale dell’aula consiliare era più che legittima.

E allora come diceva Macchiavelli giacché: il fine giustifica i mezzi, ecco 26 consiglieri presi per la collottola o per le orecchie, fate voi, e portati dal notaio a firmare volontariamente le dimissioni… I metodi dispotici si sostituiscono ancora una volta al dialogo pubblico: adesso persino l’assoldamento dei sicari per fa fuori un sindaco. Simili modalità erano  state usate prima con Prodi e poi con Letta. D’altra parte Matteo si sta preparando il terreno per poter governare in futuro con le mani slegate da vincoli democratici: l’accantonamento del Senato e la nuova legge elettorale sono propedeutici a un nuovo progetto istituzionale con un partito unico e  un uomo solo al comando.

Perché questa avversione di Renzi per la democrazia? Cosa gli costava far passare la sfiducia dell’ex sindaco di Roma per l’aula consiliare?

Renzi è fatto così, quando decide nessuno si deve mettere in mezzo, questo è chiaro e non ci sono procedure democratiche che tengano… che eventualmente vengono derubricate a meri cavilli di cui sbarazzarsi.

Ma cosa ha pesato di più sul destino di Marino?

Senza ombra di dubbio la registrazione delle coppie gay. Questo è il bolo mal masticato che si è incastrato nella faringe del Vaticano. E prova n’è l’irrituale presa di posizione di Francesco per l’imbucata di Marino nel viaggio del pontefice a Philadelphia.

In prossimità del Giubileo la Chiesa non ha digerito che nella città sede del Vaticano si inaugurassero le unioni civili e siccome la nostra nazione è uno stato laico solo sulla carta ecco che l’idiota doveva essere fatto fuori con le buone o con le cattive. Meglio quest’ultime che non danno adito a ripensamenti: si sa lasciare ai propri sudditi la libertà di pensiero è sempre un pericolo.

Fatto fuori Marino ci teniamo Renzi e il bello che siamo tutti contenti.

Evviva la democrazia!

Vincenzo Adalberto

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