Un gingillo dal gusto retrò, ma rivolto al futuro: tradizione dell’arte scrittoria e nuove tecnologie si fondono insieme in un guscio di plastica.

 di Alberto Molino

Il nome è un omaggio al famoso scrittore statunitense Ernest Hemingway, lei si chiama Hemingwrite: la macchina da scrivere del XXI secolo. Idea alquanto bizzarra e controtendenza, partorita dalle menti dei due americani Adam Leeb e Patrick Paul (in ordine progettista e programmatore del software), Hemingwrite, oltre ad emettere il tipico ticchettio dei tasti delle macchine da scrivere, tanto caro ai nostalgici, è in realtà un ibrido tra passato e presente dalle dubbie capacità tecnologiche.

Adam-Leeb_New-York-CityLa macchina da scrivere, se così la si può definire, può connettersi ad internet per salvare i documenti prodotti nei formati supportati dai più comuni editor testuali dentro alle nuvole di dati più comuni (Dropbox, Evernote, Google Docs) messe a disposizione dalle big dell’informatica. Tuttavia, la caratteristica forse più interessante è la dotazione di un display e-ink assai simile a quello dei tradizionali e-book reader. Lo schermo, retroilluminato e antiriflesso, consente di visualizzare qualsiasi tipologia di carattere in diverse condizioni di luce, evitando l’affaticamento degli occhi e garantendo una facile e scorrevole lettura. L’assenza, poi, di finestre, icone, barre di stato, notifiche e pop-up immerge l’utente nella dimensione della scrittura, senza provocargli distrazione alcuna. Un disco rigido dove poter conservare in locale i file, le pagine web visitate e una batteria interna studiata per durare fino a sei settimane chiudono il cerchio di questo fantascientifico oggetto dal gusto vintage.

Il prototipo sta già facendo parlare di sé media nazionali e internazionali perché, a partire dagli anni ’80 e ’90, nessuno aveva pensato di riportare in vita le macchine da scrivere dell’era dattilografica, tantomeno in chiave hi-tech. La prima macchina per la composizione dei testi risale al 1713, il brevetto fu depositato da Hanry Mill, ma non venne mai fabbricata. Leeb e Paul, invece, presenteranno la loro “creatura” al contest newyorkese per start-up “Inser Coin” nella speranza, ovviamente, di trovare i fondi necessari per commercializzarla e non dare ad Hemingwrite lo stesso ingrato destino della sua iniziale antenata.

 Alberto Molino

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