di Maria Morelli

Quanti vini, tantissime etichette. Impossibili degustare ed assaggiare tutto! Ed allora, come nostra consuetudine, con l’aiuto di un vero esperto, proviamo ad indirizzarvi verso le 12 bottiglie “imperdibili”. Una sorta di bussola per non farvi pentire, magari al vostro ritorno, di non essere riusciti ad assaggiare un certo vino. Giancarlo Gariglio è curatore insieme a Fabio Giavedoni, della Guida Slow Wine di Slow Food.

Ecco la lista…e buone bevute!

  1. Romagna Sangiovese Longiano Sup. Primo Segno 2012 – Villa Venti

Il sangiovese di Romagna all’ennesima potenza: frutto, frutto e ancora frutto. Senza legno, senza intermediazioni. Vivo in bocca.

  1. Friuli Grave Merlot Vistorta 2011 – Vistorta

Ormai parlare di Merlot è un sacrilegio…Per chi non si ferma alle mode e ai luoghi comuni, ecco un condensato di classe ed eleganza, con un rapporto tra la qualità e il prezzo invidiabile. Aggiungiamo anche che la durata nel tempo è assicurata. Su Slow Wine Magazine (www.slowwinemagazine.com) che uscirà a maggio una verticale imperdibile di questa etichetta.

  1. Cesanese del Piglio Campo Novo 2013 – Casale della Ioria

Eccolo qui il principe dei vitigni autoctoni del Lazio. Interpretato magistralmente, senza appesantirlo con il legno e riuscendo a realizzare un vino puro, senza compromessi, che esalta la beva e la piacevolezza.

  1. Franciacorta Nature 2010 – Barone Pizzini

Chi l’ha detto che in Franciacorta non si possa fare il bio e farlo bene? Questo vino ne è la prova provata. Molto secco, acido il giusto, decisamente gastronomico.

  1. Verdicchio dei Castelli di Jesi Di Gino 2013- Fattoria San Lorenzo

Natalino Crognaletti è un vignaiolo autentico e i suoi vini rispecchiano la persona. Schietti, veraci, mai banali, gustosi e contadini, nell’accezione più nobile del termine. Conoscerlo è un privilegio. Fatelo!

  1. Barbera d’Asti Sup. Nizza Vigna Dacapo 2011

Vitigno operaio, ormai sdoganato e servito anche sulle tavole più importanti. Amiamo particolarmente questa cantina bio e questa interpretazione: diretta, sapida, gioia e fatta con grande artigianalità.

  1. Dolcetto d’Alba Bricco Caramelli 2013 – Mossio

Nessun viticoltore pianta più il dolcetto, varietà complicata e dimenticata dal grande pubblico. Un peccato capitale! E questa etichetta è la prova che questa varietà sia in grado di regalarci emozioni uniche. Provate per credere e poi vediamo se non tornate ad acquistare il Dolcetto.

  1. Barolo Ravera 2010 – Cogno

Tutti pazzi per il cru Ravera. Questo sta avvenendo in questo momento a Barolo. Tutti cercano, giustamente, di accaparrarsi un vigneto in questo cru: Cogno, Vajra e Vietti sono gli attori principali, a cui si è aggiunto il grande Scavino in questi ultimi giorni. Insomma un dream team per un grande terroir. I Cogno sono i primi che ci hanno creduto!

  1. Chianti Classico Ris. 2010 – Badia a Coltibuono

I rossi di questa cantina sono di un’autenticità disarmante, vera espressione del miglior Sangiovese chiantigiano, dallo stile quanto più possibile naturale. Non fa eccezione la Riserva, austera ma al contempo verticale e tesa. Chiusura succosa.

  1. Caiarossa 2011 – Caiarossa

Un rosso che esprime tutto il fascino della costa toscana. Ricco e al tempo stesso elegante, caldo, ma con acidità rinfrescante. In una sola parola armonico. Difficile chiedere di più, anzi sì! È biodinamico…

  1. Amarone della Valpolicella Vigna Garzon 2010 – Pieropan

Avete letto bene, Pieropan è stato al Vinitaly, dopo tanti anni di assenza! E noi vi segnaliamo, non per andare controcorrente, ma piuttosto perché è buonissimo, l’Amarone! Polputo, opulento, senza mai stancare. Sul filo del rasoio senza mai tagliarsi.

  1. Adarmando 2012 – Tabarrini

Il trebbiano spoletino questo sconosciuto! In realtà un vitigno bianco dalle enormi potenzialità, va assaggiato assolutamente, uno delle grandi sorprese degli ultimi anni.

Maria Morelli

Scrivi