Poveracci. Massima solidarietà ai migranti costretti a penetrare in Europa dalla Sicilia, portone fatiscente che puzza di orina. Come accoglienza non c’è male, direi. Devono stare davvero male a casa loro – lo ha detto pure Crocetta ed è tutto dire – per correre il rischio di morire in mare, per rischiare di venir contagiati dai siciliani.

Pensate, l’altro dì a Catania ne ho incontrato uno – evidentemente qui da un po’ – che aveva preso il vizio del catanese medio: sputare per strada. Camminavo per via Grotte Bianche – che salvo novità si chiamerà ancora via Grotte Bianche – e ho visto arrivare dal lato opposto un tizio di chiare origini africane. Vestito non all’occidentale. Un omone scuro dal passo svelto. Giunto a pochi passi da me: «sput!», giù mezzo litro di saliva che colpendo i lastroni stradali – neri quasi quanto lui – liberava un rumore sgradevole come di cosa (ovviamente) umidiccia. «Porco», mi son detto, «hai avuto la fortuna di nascere lontano da Catania e mi combini queste cose? Chi ti ha insegnato a sputare per strada?».

Già chi? Fate una bella passeggiata amici lettori, e se siete proprio senza far nulla provate a contare i goccioloni di catarro che come mattonelle per le strade di Hollywood contrassegnano la nostra particina di mondo. Madonnasantissima: che luoghi. Non vorrei che i cittadini del continente nero decidessero di adottare cani e insegnassero loro a cagare lungo i marciapiedi: come fanno quasi regolarmente i cani dei nipotini di Platone e di non ricordo chi altri. Hanno ragione i fascisti, padroni di “innocentissimi” pitbull: che incivili questi nordafricani…

P.S.: se via Grotte Bianche rimarrà via Grotte Bianche, alcune piazze e strade catanesi presto cambieranno nome. La piazza dei “chioschi” per esempio, piazza Vittorio Emanuele impropriamente detta piazza Umberto, quella dove abitava Manlio Sgalambro, si chiamerà udite udite piazza Ettore Majorana.

Una bella piazzetta tutto sommato. C’era una libreria, ci trovi le bancarelle adesso – una a volte due – con roba niente male. Due giorni fa ho comprato “Diario siciliano” di Ercole Patti. Ed è rimasto il negozio di dischi, personalissima riserva di caccia quando campavo di opere liriche e musica “classica”. A cinquanta metri, infine, resiste il salotto estivo dei catanesi: l’arena “Argentina”. Qui tre mesi l’anno si riunisce la borghesia nostrana che si autodefinisce “pensante”.

Tranquilli però, cari concittadini. Né Manlio né Ettore né altri riusciranno a “insozzare” la città con la loro sdegnosa cultura. Non ci sono riusciti fino ad ora, non ci riusciranno in futuro. Catania è e resterà la città della cacca di cane e del catarro a portata di piede. Sempre che di cane si tratti, ovviamente.

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