di Marco Spampinato

CATANIA – “L’assessore D’Agata ha fallito nel suo progetto di miglioramento della viabilità in questa città è rifiuta il dialogo. il sindaco Bianco si prenda la briga di rispondere alla cittadinanza e sappia che, con le scelte scellerate della sua amministrazione, sta deliberatamente optando per fare morire il commercio a Catania. Ci ascolti, faccia uno, due passi indietro”. Esasperati. Traditi, delusi, allo stremo: sono i commercianti di un quadrilatero importante della città di Catania, quello che va include una fetta importante di corso delle Province, via Gabriele D’Annunzio, via Vittorio Emanuele Orlando. Si sono riuniti per manifestare il loro dissenso, si definiscono ex entusiasti elettori ed estimatori del primo cittadino di questa città. Delusi e spaventati. Soprattutto increduli. Sono meno di un centinaio i commercianti che, aderendo alla protesta civile promossa da Confcommercio Catania hanno deciso di serrare le saracinesche, chiudere gli esercizi commerciali un’ora prima e radunarsi, lumini per terra e in mano, all’angolo tra il Corso delle Province e la via Vincenzo Giuffrida. Le loro richieste sono rimaste inascoltate, mai una mezza volta questa Amministrazione comunale, a partire dallo scorso agosto, ha ritenuto opportuno mettere in pratica la, troppo spesso, sbandierata “concertazione”. La precedente volta che ci siamo occupati dell’argomento l’assessore alla viabilità Rosario D’Agata, che di questo quartiere è, comunque, conoscitore e abitante, era stato possibilista sulla opportunità di potenziare la illuminazione della sede stradale, davvero scarsa malgrado le civilissime lampadine a led, e conveniva sulla necessità di sostituire, finalmente, i New Jersey che hanno stravolto il senso della circolazione con i cordoli. Ma non ha parlato di incontro coi commercianti  e coi cittadini della zona (oltre 200 le firme raccolte in un documento avverso alle modifiche del senso di marcia) specificando, tra l’altro, la non volontà di ipotizzare un ritorno all’attivazione dei semafori “…non farebbero altro che peggiorare le condizioni del traffico”. Da cronisti non patteggiamo, proviamo a essere super partes ben conoscendo, da decenni, le ampie arterie e le piccole vie di questo storico quartiere sviluppatesi, con la connotazione attuale, nel ventennio che prendeva vita all’inizio degli anni ’50 dello scorso secolo. I lumini accesi, le facce tristi, grande compostezza. Si arriva a essere ironici complimentandosi con D’Agata per le scelte operate “Grazie, D’Agata” viene scandito con regolarità. Altri coretti chiedono “Sindaco Bianco, dove sei? Catania aspetta di incontrarti”. Si arriva a discutere, animatamente, di promuovere altre proteste, di scendere più massicciamente in strada, di chiedere le dimissioni di questa Giunta “sorda e menefreghista”, di effetto negativo di Bianco su una Catania “peggiorata è irriconoscibile anche rispetto ad un recente passato di mala amministrazione”, si conviene, inequivocabilmente, sul giudizio negativo, si parla di “Bianco devastante, per la città, come Crocetta per la Regione”. Due auto rallentano, poi un’altra, e un’altra ancora. Lo striscione di Confcommercio parla chiaro, spiega, anche agli automobilisti il perché di quel composto capannello di persone. “Bravi!”, “Siamo con voi”, “Questa città è uno schifo e i nostri amministratori non capiscono un…”, “Avete ragione a protestare, non ne posso più neanche io”. Questo il tenore dei commenti. Ci mostrano una foto di poco prima, ieri, ore 18.20, ingorgo inestricabile attorno ai New Jersey posti all’incrocio del corso delle Province con via D’Annunzio che più che una rotonda rappresentano un informe e decentrato ostacolo. L’immagine parla chiaro: autobus di linea, ambulanza, moto, auto in caos di lamiere…una sorta di matassa arruffata di carrozzerie inermi e motori arrembanti, la causa di stress degli abitanti della zona a condizioni peggiorate rispetto il già pesante fardello del passato. Una signora attraversa, cerca di farlo, sulle strisce pedonali della parte nord ovest di corso delle Province, quella che sale fin su piazza Abramo Lincoln, la prima auto si ferma subito ma a meno di mezzo metro dalle strisce, altre quattro passano senza pensieri, tra queste una Audi accelera quasi arrotando l’anziana, mano protesa in avanti a chiedere, ad appellarsi, al senso civico e a ripararsi dall’offerta di un incidente, un motorino dribbla letteralmente la pedone, infine un’altra automobile si “pianta” di colpo permettendo alla preoccupatissima donna di “guadare” il passo. Non si può imputare all’amministrazione Bianco l’inciviltà, l’idiozia, la tendenza criminale di alcuni automobilisti, è un dato di fatto. Ma la luminosità è scarsa, la sede stradale non si vede bene, complici le fronde ampie di alberi comunque ben voluti dai residenti e una luce gialla e fioca che proprio non va. A parte tutto gli automobilisti vanno educati, controllati, sanzionati. Dall’altra parte, su via Vittorio Emanuele Orlando, auto nei due sensi opposti si incrociano una prima volta sulle strisce pedonali di via Gabriele D’Annunzio, quelle più vicine la ben nota farmacia, e si incrociano di nuovo, a seconda della direzione intrapresa, sulle strisce ulteriori che dividono i marciapiedi che vedono dirimpetto un negozio di ottica è uno di abbigliamento…attraversare è un’impresa anche per chi è giovane, di riflessi rapidissimi e fisicamente abile. Di sera sfrecciano i mezzi, ne siamo increduli testimoni, negli orari diurni non si riesce a passare tra le auto bloccate (provato di persona nella stessa mattinata di ieri). Il commerciante Tropea vanta, pubblicamente, una serie di immagini e, soprattutto, video, inviati anche alla Amministrazione Bianco che testimoniano questi fatti; nel silenzio, assoluto e scostante, di sindaco e assessore.

10672372_4971426338877_7706558170533440577_n“Cosa dovrei dire? – chiede a noi il presidente Giovanni Saguto che rappresenta Confcommercio – La manifestazione di questa sera coglie nel segno: la gente è esasperata anche dal menefreghismo di questa Amministrazione comunale. Siamo scesi in strada, per questa sorta di flash mob. Siamo tutti commercianti, ma ci risulta, grazie ad adesioni e testimonianze dirette, che è con noi tutto un quartiere…gran parte della città, automobilisti compresi. Il nostro iscritto Giancarlo Tropea ha molti documenti video raccolti in questi tre mesi che rappresentano anche incidenti avvenuti in questo lembo di terra che racchiude quattro pericolosi incroci. Non è vero che la strada oggi è meno pericolosa, lo è diversamente rispetto a prima; questo va oltre la mancanza di educazione civica e stradale di automobilisti che meriterebbero sanzioni esemplari”. Quando chiediamo cosa si possa fare avendo, quale interlocutore privilegiato, un sindaco volutamente assente, Saguto ci risponde senza esitazione “Assieme all’associazione, è arrivati a questo punto, possiamo solo chiedere il tutti a casa! È l’estrema ratio ma la chiederemo”. Non si tratta del titolo di un film diretto da Monicelli, no, è la richiesta che da un “lungomare fintamente liberato” a Ognina, al Tondo Gioeni, al centro storico della città, alle periferie cominciano a intonare in tanti nei confronti di una giunta scellerata e tronfia, disinteressata e cafona, salottiera e presuntuosa. Nel definire questo ci limitiamo a registrare tre mesi di malcontento e di esasperazione giunti a noi, cronisti, da tutti i punti di questa città.

“I cittadini che sono soddisfatti di Bianco e del suo operato o sono disonesti intellettualmente, o vivono una realtà astrusa dai fatti o…non saprei come spiegarmi” interviene Francesco Sorbello di Confcommercio Catania “Questa è una città che vive di musica, spettacoli, arte e, soprattutto, di commercio – continua – Questi (amministratori. Ndr) se ne fregano, non hanno capito nulla e vanno avanti tirando dritto con arroganza. D’Agata ha fallito mestamente col piano viabilità. Altri assessori hanno fallito, sempre miseramente, sulla cultura, sulla scuola, sui servizi sociali, sul lavoro… Su tutto, hanno fallito, come mai prima. Ma con arroganza tacciono. Non comprendono che facendo morire il commercio muore tutta la città. E questo crocevia è il paradigma di un centro urbano che non è circonvallazione… Rappresenta la fotografia di esercenti commerciali che, pure in tempi di crisi, vogliono difendere i parcheggi per i loro clienti, di cittadini che chiedono sicurezza a chi li amministra e non il rischio di essere arrotati in un piano viario più confuso e cervellotico anche rispetto a prima. Questo deve cambiare, non si possono operare scelte, dal nostro punto di vista evidentemente sbagliate, in barba al giudizio di merito di una popolazione”. Naturalmente, poi, sindaco e assessore potranno replicare, anche sulle nostre pagine virtuali. Ma noi ci limitiamo a registrare i fatti. Le lacrime di rabbia di gente esasperata, altri automobilisti che rallentando ne hanno da dire alla giunta e al primo cittadino, che plaudono all’iniziativa. “Chiudendo i negozi prima, spegnendo le luci, accendendo i lumini – conclude Sorbello – abbiamo voluto dimostrare che si spegne una comunità intera. Se mandano via i commercianti da qui si svuota la città…e sarà così in tutti i quartieri. L’aspetto dell’agglomerato urbano appare più desolato è desolante, la gente pare, e lo è, senza meta, fin troppo avvolta in pensieri e preoccupazioni comuni di questi tempi. E chi ci amministra contribuisce, decisamente, a questo sfacelo umano e sociale. A Catania con scienza determinata e deterministica. All’assessore D’Agata è sfuggita l’opportunità di dialogo, altro che rotonde e New Jersey. Faccia qualcosa Bianco se ancora vuole e prima che sia davvero troppo tardi”. “Mi chiamo Giulia La Rosa e sono una commerciante che ha un esercizio suo in Via D’Annunzio – si presenta una manifestante – In una settimana ho incassato 20 euro e questo, crisi economica generale a parte, è anche effetto di questo piano dì viabilità. Forse sarei costretta a chiudere ugualmente, non lo so, ma mi da pena sapere di non potere contare, minimamente, sul sindaco, sulla giunta. Questi se ne fregano”. Il gruppo, ora di meno di ottanta persone, va a sfoltirsi. Si plaude, in coro e all’unanimità, sul prossimo passo di Confcommercio che ha appena ottenuto, contestualmente, l’adesione di vari consiglieri comunali e capi gruppo, la questione si discuterà in Consiglio comunale già la prossima settimana. E sindaco e giunta saranno “costretti” a rispondere motivando intransigenze e silenzi. Si scenderà in piazza anche per il nodo Gioeni, già Precedentemente “Tondo” e, pochi giorni addietro, pericolosamente “Cascate”. Li si volle abbattere un ponte nonostante il parere positivo di una commissione di ingegneri “Non era, affatto, a rischio crollo” ci ricorda Sorbello. Salvi a Albani, un negozio nella contigua via Vittorio Emanuele Orlando pone l’accento sulla mancanza di sicurezza “Nelle strade, per via di deviazioni che, posso assicurare e testimoniare, hanno moltiplicato il rischio incidenti e non risolto, per nulla, quello degli ingorghi diurni. E sui marciapiedi, bui. Vedo gente assente, persone borderline, una città caotica e svuotata. Automobilisti che accelerano laddove dovrebbero rallentare o fermarsi. E sono profondamente preoccupata”. Il pericolo è tangibile. Una Catania vicina alla “Sin City” di Frank Miller o alla Gotham del Cavaliere Oscuro ho letto da qualche parte giorni addietro…si, il senso del rischio è aumentato, anche l’inquietudine. Ci parlano di mancati guadagni ma anche, e soprattutto, di pericolo. E, almeno, Sin City e Gotham, hanno una dignità fumettistica, Catania no. Meditate, sindaco. Ve lo chiede la gente.

Marco Spampinato

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