Il pensiero di Diego Fusaro è spesso fatto oggetto di attacchi violenti. Ciò che non piace dei suoi interventi, specie ai convinti assertori dei diritti civili, è l’idea – in varie occasioni espressa dal giovane filosofo – che la rivendicazione di quei diritti distoglie dalla necessità di riappropriarsi del lavoro, dei diritti sociali e della posizione di forza nel conflitto di classe.

Quello che mi sembra sfugga a molti commentatori è una considerazione fondamentale: non c’è, in Fusaro, una contrapposizione fra gli uni e gli altri diritti. Non si evince nemmeno da una lettura maliziosa (frequentemente proposta) dei suoi scritti, secondo la quale il suo intento è quello di sgomitare a destra e a sinistra per crearsi una nicchia ecologica in cui affermarsi: anche se ciò fosse vero (ma non lo è) non c’è traccia di un “tertium non datur” fra battaglie civili e battaglie politiche. La contraddizione (apparente) è invece fra politica (nel senso più ampio e “globale” del termine) e mitologia dei diritti civili, quando questi si sono già trasformati in elementi divisivi, perfettamente funzionali alle logiche depistanti del potere.

C’è la possibilità di un’analisi disincantata del rapporto che il capitale intrattiene con i contenuti che circolano nei discorsi che si propongano come “avversi” al suo dominio: li fagocita e li ricicla per i suoi scopi. C’è un primo momento, originario (anche se non nel senso “cronologico”), in cui la battaglia dei diritti civili è allocata NELLA società, nei suoi rivoli “desideranti”, ai suoi bordi rappresentativi, frontalmente alle istanze istituzionali del potere. C’è un secondo step, intermedio, in cui la battaglia dei diritti civili assume il linguaggio istituzionale di uno stato che legifera, spingendo i diritti civili verso le fauci del potere. C’è infine un terzo step, in cui il potere si appropria della battaglia, usandone la richiesta di mobilitazione per legittimare il momento pervasivo della trasformazione di ogni cosa in merce (simbolica). È il momento in cui si “spettacolarizza” tutto, anche il negativo del potere.

Ecco, io credo che Fusaro parli riferendosi a questo stadio. Lasciando gli altri sullo sfondo.

A proposito dell'autore

Esperto in processi di comunicazione, psicologo

Si laurea in psicologia sperimentale a Roma. Dopo esperienze lavorative nell’ambito psicopedagogico inizia la sua attività in ambito sanitario. Contemporaneamente collabora con l’Università di Roma prima e di Catania poi come cultore della materia. Dal 2003 al 2009 è docente a contratto di psicologia della comunicazione presso la Kore di Enna. Ha pubblicato numerosi articoli scientifici e due volumi, uno su “Le strutture profonde della comunicazione” e l’altro su “il corpo disabitato: fenomenologia del fitness”. Dal 2008 cura i processi comunicativi dell’ASP 7 di Ragusa. Dal 2011 svolge attività pubblicistica per testate on line e la rivista “Le Fate: identità e cultura siciliane”. L’area dei suoi interessi va dalla filosofia alla musica al cinema.

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