«Io sono commosso e addolorato e non capisco, ma queste cose sono difficili da capire, fatte da esseri umani, e per questo sono commosso e addolorato e prego. […] Questo non è umano». Sono queste le parole che abbiamo sentito, lo scorso sabato 15 novembre 2015, in bocca al Papa nell’intervista telefonica rilasciata all’emittente italiana Tv2000, per la strage compiuta dall’Isis a Parigi.

Il «commosso», ripetuto due volte, è sembrato a qualcuno un po’ flebile, non molto adeguato alla gravità dell’evento. Eppure non c’è dubbio che, in tale situazione, la gravità dell’evento imponga di attribuire al predicato «commosso» del Papa il valore di turbato (o “scosso”), se non proprio “sconvolto” o “sgomento”. Non sarebbe infatti certamente corretto attribuire al Pontefice l’idea di un giudizio superficiale, come se egli volesse sottovalutare la gravità dell’evento.

Quale allora la “regola” della grammatica “profonda” di quest’enunciato del Papa? Sembra quasi naturale cercare dietro la superficie del “commosso” il significato profondo di “turbato” o “scosso” nella lingua nativa del sommo Locutore, ovvero nello spagnolo.

In effetti un dizionario bilingue spagnolo-italiano, come quello della Zanichelli (2012), alla voce spagnola “conmover” segnala due possibili traducenti: (i) “commuovere” con l’esempio “es uno de los acontecimientos que más me han conmovido en la vida” reso con “è uno degli episodi che mi hanno commosso maggiormente durante la mia vita”. E (ii) “scuotere”, con l’esempio “el atroz crimen conmovió a toda la sociedad civil” tradotto con “l’atroce crimine scosse tutta la società civile”. Da qui emerge la differenza nell’intensità semantica dei due verbi nelle due lingue “sorelle” (neolatine). In italiano e in spagnolo “ci si commuove” per un evento positivo (“per un incontro con un amico lontano”) o negativo (“per la scomparsa di qualcuno”). Ma se la causa dell’evento è più grave (per es. una strage) allora “ci si turba” (e non “ci si commuove”) in italiano, mentre in spagnolo ci si può “conmover”. Analogo il rapporto di intersezione semantica tra il derivato nominale (italiano) “commozione” e (spagnolo) “conmoción”.

Ma lo spagnolo accanto a “conmover” dispone del sinonimo “conmocionar” che sembra riservato solo a eventi negativi, di diversa intensità. “Producir o experimentar conmoción, perturbación o agitación por efectos de causas violentas” è infatti la definizione di un eccellente dizionario monolingue qual’è il Clave (2006). Con l’es. “Todos nos conmocionamos cuando nos comunicaron la mala notizia”, traducibile con “siamo stati tutti turbati quando ci hanno comunicato la cattiva notizia”. I due esempi riportati nel citato dizionario bilingue zanichelliano al riguardo sono a loro volta passibili di due diversi traducenti. (i) intensità forte: “La noticia del terremoto conmocionó a la opinión pública mundial” = “la notizia del terremo ha scosso l’opinione pubblica mondiale”. (ii) intensità media: “Italia se conmocionó ayer por el secuestro de una niña de ocho años” = “ieri l’Italia si è commossa per il sequestro di una bambina di otto anni”.

Da quanto sopra, emerge altresì una differenza strutturale tra le due lingue riguardo alla “catena derivazionale” dal verbo al nome. Infatti da “conmoción” deriva il verbo “conmocion-ar”, quasi un doppione rispetto a “conmover”. Ma in italiano da “commozione” non si è formato [*commozion-are]. La compresenza in spagnolo dei due sinonimi, corradicali “conmov-er/commocion-ar” allitteranti con l’italiano “comm-uovere” non poteva quindi che favorire come traducente in intersezione semantica “commosso” rispetto al lontano fonicamente “turbato”.

In un’ottica di linguistica contrastiva il Papa avrebbe operato, in presenza di “falsi amici” (linguistici), un trasferimento semantico dallo spagnolo all’italiano. Che quest’uso creativo della lingua del Papa possa diffondersi è naturalmente più che probabile in considerazione del prestigio del sommo Locutore.

Che quest’uso semantico possa poi essere ritenuto “errato” è assai dubbio, in quanto realizzato all’interno della grammatica dell’italiano (e non “contro” di essa). E non si tratta neppure di un uso personale, “idiolettale” del Papa, visto che non fa che riprendere un uso letterario di antica tradizione, come documenta il Dizionario della lingua italiana di T. De Mauro (2000). Che per la voce commuovere riporta il significato 2 con due esempi d.o.c.: “2. LE[tterario] turbare, impensierire: l’altra dubitazion che ti commove (Dante) | LE agitare, perturbare: splendono chiare le stelle, né vento commuove l’azzurro (Pascoli)”.

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A proposito dell'autore

Docente di linguistica generale all'università di Catania

Salvatore Claudio Sgroi, ordinario di linguistica generale (Università di Catania), è stato pres. del corso di laurea in "Culture e linguaggi per la comunicazione", fa parte della direzione del "Bollettino del Centro di studi filologici e linguistici siciliani", del comitato di redazione "Le Forme e la Storia", e collabora a importanti riviste italiane e straniere di linguistica. È autore di circa 400 saggi e di numerosi volumi, tra cui i più recenti sono Per una grammatica ‘laica’. Esercizi di analisi linguistica dalla parte del parlante, UTET 2010; Scrivere per gli Italiani nell'Italia post-unitaria, Cesati 2013; Dove va il congiuntivo? Il congiuntivo da nove punti di vista, UTET 2013.

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