di Maurizio Ceccaioni

Milano – “Ramses”, ci farebbe pensare all’Egitto dei faraoni, ma per chi opera per lo sviluppo dei territori siciliani e campani, questo nome significa valorizzazione del settore agroalimentare, filiera breve, tracciabilità dei prodotti con l’uso di nuove tecnologie e protocolli di qualità per i prodotti d’eccellenza certificati con il “Passaporto del gusto”.

Ramses è l’acronimo di “Rete Aree Mercatali per lo Sviluppo dell’ Economia Sostenibile”, un progetto che con Salitis e Radames, è stato sviluppato per dare visibilità alle eccellenze e specificità dei prodotti mediterranei.

Quelli in parte assaporati nella degustazione seguita alla prima delle due iniziative milanesi organizzate il 14 e 15 novembre scorso dai Gal (Gruppi di Azione Locale) Eloro, Etna, Kalat, Terre dell’Etna e dell’Alcantara e dall’Agenzia per il Mediterraneo sotto il marchio di qualità “Ruralità mediterranea” L’incontro del 14 si è tenuto nella sala convegni di Eataly, a Milano in piazza XXV Aprile (Porta Garibaldi). Ospiti di riguardo, la consigliera della Provincia di Milano e segreteria regionale Pd, Diana De Marchi e il consigliere comunale di Milano, Maurizio Lagomarsino (Pd), che hanno portato il saluto della città. Assente il presidente di Agenzia per il Mediterraneo Michele Germanà, in Cina con una delegazione regionale, al tavolo dei relatori, Liborio Furco, presidente Gal Elimos e vice presidente di Agenzia per il Mediterraneo, Enzo Maccarone vice presidente Gal Etna, Maria Iolanda Di Lunardo, responsabile amministrativo e finanziario del Gal Etna, Francesca Morelli (Cogea), Tatiana Cini (Gruppo Clas) e Pietro Andrea Cappella, coordinatore e responsabile amministrativo del Gal Alto Casertano, capofila del progetto di cooperazione transnazionale “Riscoperta e Valorizzazione della Ruralità Mediterranea”. I termini più usati negli interventi sono stati “Fare sistema”. Si è parlato di quanto fatto sin ora e degli obiettivi della nuova programmazione 2014-2020, ma anche di prelibatezze del gusto, delle ciliegie dell’Etna, con il presidente dell’omonimo consorzio di tutela, Salvino Barbagallo.

C’era il presidente del consorzio per la tutela del ficodindia Dop dell’Etna, Carmelo Danzì, che ha parlato dell’importanza della “complementarietà tra consorzi e Gal per fare squadra”, ma ha denunciato pure la mancanza di fondi per i consorzi da parte regionale.

Con Rino Nicolosi, segretario del consorzio di tutela dell’arancia rossa di Sicilia Igp, c’erano il presidente del consorzio tutela del pistacchio verde di Bronte, Biagio Schillirò e Giuseppe Mannino, presidente del consorzio di tutela dei vini Doc dell’Etna, Salvatore Battiato direttore dell’O.P. Agrisicilia. Prima della consegna, Francesca Morelli ha spiegato come si ottengono i Passaporti del gusto e i tanti passi che devono fare le aziende virtuose per mantenere alti i livelli di eccellenza dei prodotti a partire dal rispetto dell’ambiente e dalla salvaguardia della biodiversità. Una prova fondamentale per testare il prodotto è quella SICILIAHorganolettica, fatta da un panel composto da vari esperti e che si è tentato di fare con successo, anche in sala con una prova sensoriale, analizzando alcuni formaggi a mò di gioco. I Passaporti del gusto che sono poi stati consegnati ad alcune delle circa 200 aziende che l’avevano chiesto. Per ora sono 150 quelli assegnati a 75 aziende e tra queste, quatto per i vini all’agriturismo “Tenute Mannino” (www.tenutemannino.com); tre all’azienda “Grimaldi” per il pistacchio verde di Bronte, mandorle e pesto di pistacchio (www.aziendaagricolagrimaldi.it); due al “Caseificio il Gaetello”, per ricotta salata e formaggetta siciliana (www.ilgaetello.com), uno all’azienda agricola Giangreco Giovanni per i limoni Igp di Siracusa (indispensabili per un buon limoncello) milano020(www.limonedisicilia.it). Tra le tante realtà presenti che il giorno 15 hanno partecipato alla tavola rotonda presso il ristorante Siciliah, l’azienda agricola Mamma Loretta (www.mammaloretta.it), Aroma Sicilia (www.aromasicilia.com), Fantasie di grano (www.fantasiedigrano.it), la società agricola Stingi (www.stingi.eu). Il ristorante Siciliah è infatti stato l’altra location. Situato in via Terraggio 14 (zona Cadorna), è la vetrina siciliana a Milano che, ben lungi dal fare la concorrenza al più blasonato Eataly, si fregia di essere il primo locale per la vendita delle eccellenze enogastronomiche esclusivamente siciliane e per la degustazione dei piatti tipici della Trinacria. Un locale aperto inizialmente dal Gal Elimos, per promuovere l’eccellenza enogastronomica del trapanese durante Expo Milano 2015, è oggi un luogo tipico molto apprezzato dalla clientela. Qui si sono confrontati prima del pranzo a base di pietanze siciliane, gli operatori economici del territorio dei Gal della Sicilia orientale (province di Messina, Catania e Siracusa), cercando di fare squadra e superare le sfide di un mercato sempre più massificato e globalizzato. Ma, come ha detto non solo Enzo Maccarone, «si è già in ritardo di due anni a causa della burocrazia, sull’approvazione del Piano di sviluppo regionale siciliano 2014 -2019», senza il quale non si può fare nulla di concreto. Soffermandoci sulle sensazioni del palato dopo queste due giornate milanesi, sono stati particolarmente apprezzati i fichi d’india Dop dell’Etna, “bastarduni”, gialli, bianchi e rossi, arrivati dalla società cooperativa La Deliziosa (www.opladeliziosa.it), di Biancavilla (CT), serviti anche per fare un fantastico risotto servito dopo la pasta alla Norma. Ma come dimenticare i vini dell’Etna, i pistacchi verdi e le mandorle, gli arancini di “I Sicily” (www.isicily-food.com) e i dolci di pasta di mandorla del Bar pasticceria Selenia (www.caffeselenia.it) di Biancavilla.

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