La Storia della Sicilia, come tutte le storie, non sempre racconta di eventi commendevoli, anzi è ricca di episodi oscuri, di fallimenti, di tradimenti: purtroppo, una storia “in nero” per molti casi.

Come sostiene Crocetta, la riforma siciliana delle Province passerà certamente alla Storia,  ma c’è da augurarsi che non vada a far parte di quella nera: con i primi refoli autunnali la Legge n. 8 del 24 marzo 2014, istitutiva dei liberi Consorzi comunali, che in sede di prima applicazione coincidono con le vecchie Province, comincerà a fare le prime prove d’esame per passare alla Storia; essa prevede infatti la possibilità che i Comuni, con deliberazione del consiglio comunale adottata a maggioranza di due terzi dei componenti, esprimano la volontà di costituire ulteriori liberi Consorzi e ne detta alcune condizioni. V’è anche la possibilità, e qui la materia diventa incandescente ma anche molto interessante, di apportare modifiche alle aggregazioni in ambiti di Province regionali di Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa e Trapani, costituite ai sensi della legge regionale 6 marzo 1986, n. 9 e della legge regionale 12 agosto 1989, n. 17, anche deliberando l’adesione a una delle tre “città metropolitane” di Palermo, Catania e Messina.

In alto le trombe! I vessilli hanno cominciato a sventolare, i campanili a scampanare, i cortili a ciarlare; dalle Aci a Marsala, da Caltagirone ai Nebrodi, dal Leontino a Gela e a Modica e a Ragusa è stato tutto un brulichìo, talora vistoso talora sommerso, di ipotesi, di architetture, di rivendicazioni giuridico-storico-socio-culturali per il diritto … all’autonomia. C’è da sperare che a tutti sia chiaro, e che venga rispettato in eterno, il fondamentale principio per cui tutti gli incarichi devono essere “non retribuiti”. Altrimenti, i 100 milioni di risparmio nel lungo periodo promessi da Crocetta se ne andrebbero “autonomamente” in fumo.

I risparmi, tuttavia, non sono l’unica giustificazione di questa legge; essa potrebbe anzi costituire un forte incentivo alla razionalizzazione degli enti locali siciliani di secondo livello, favorendone l’ammodernamento e una maggiore aderenza alle esigenze delle strutture commerciali e produttive. Indubbiamente, infatti, in parecchi casi si possono riscontrare proposte che hanno qualche fondamento e ipotesi non campate per aria; anzi, sarebbe giusto cogliere l’occasione veramente storica di apportare benefiche modifiche ad aggregazioni provinciali ormai superate dalle dinamiche reali.

Un esempio può esser dato dal territorio del Leontino, collocato nel bel mezzo dell’asse Catania-Caltagirone-Ragusa, vicinissimo all’aeroporto di Catania e alla stazione di Bicocca e invece decisamente avulso dal contesto del siracusano. Ma altri casi sarebbero decisamente degni di adeguata attenzione. Un’attenzione che dovrebbe significare forte impegno intellettuale, primato dell’interesse collettivo, dialettica propositiva.

Tuttavia, almeno per ora, non c’è avvisaglia di studi analitici dei territori e delle loro possibilità, di approfondimenti sulle dinamiche economiche e gli sviluppi sostenibili, di progetti concreti che si assumano la responsabilità di riformare consapevolmente in funzione dei giusti interessi delle cittadinanze, di Consigli comunali che si facciano carico di compiti difficili.  Il sonno della ragione è profondo, e la capacità progettuale del “ceto” amministrativo è mediamente molto lontana dalla capacità di cogliere il passaggio della Storia, specialmente se passa da un modesto e impervio sentiero di campagna.

Per chi non lo sapesse, il San Leonardo è un fiumiciattolo che scorre in territorio leontino e sfocia nel golfo di Catania, fratello minore del Simeto. Un tempo fu solcato dalle navi dei Calcidesi che, fondate Lentini e Catania, dai Campi Leontini e dalla Piana di Catania traevano e commerciavano granaglie e cereali. Ovvio che la potente Siracusa, a più riprese, condusse guerre per impossessarsi di questi beni e mantenerne il controllo. Il San Leonardo non vide più navi né commerci, e le rane rimasero beate e tranquille a godersene le acque. Poco alla volta, per un concorso di circostanze, il San Leonardo è diventato un rivolo collettore di escrementi urbani; e le rane, ignare e incapaci di reagire, sono scomparse in mezzo al dilagante sudiciume.

Possiamo sperare di non fare la fine delle rane del San Leonardo?

A proposito dell'autore

Dirigente scolastico

Nato a Catania il 17-8 1948, ha terminato gli studi classici presso il liceo “Cutelli” e umanistici presso la facoltà di filosofia. Docente di Storia e Filosofia nei licei di Paternò, Siracusa, Lentini dal 1974. Nel 1983  promotore e organizzatore, in collaborazione con Comune di Lentini, Società Filosofica Italiana e Università di Catania del Convegno internazionale su “Gorgia e la Sofistica”. Nel 2004 e nel 2005 Coordinatore didattico master di 2° livello università “Kore” di Enna; è stato Supervisore SISSIS a contratto presso università di Catania e assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione del Comune di Lentini. Dal 2009 Dirigente scolastico prima a Cremona e ora Paternò.

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