Daniele Lo Porto

CATANIA – La foto è lì, nell’archivio infinito della rete, pronta a saltare fuori dispettosa. Basta avere un po’ di memoria, scrivere tre nomi e cognomi e appare una scenetta da vecchi amici ritrovati, dopo chissà quanto tempo. Volti sorridenti, linguaggio paraverbale di grande apertura e confidenza. Un’immagine di  spontanea sintonia, confidenza, complicità. A destra l’allora governatore siciliano Raffaele Lombardo, democristiano camaleontico pronto a cavalcare la balena bianca di un autonomismo pret a porte, imparato frettolosamente in qualche suntino di storia e propagandato come la pozione magica per curare una Sicilia malata da centocinquanta anni. Pozione da bere d’un fiato gridando: “Tutta colpa dei Savoia!”, a mo’ di rituale propiziatorio.  Al centro l’allora delfino di Lombardo, Giovanni Pistorio, il più rampante di una numerosa e nutrita covata che andrà via via perdendosi, seguendo altre correnti e altri capo branco. Pistorio, negli anni dell’avventura palermitana di Lombardo, era il Richelieu che trattava con i duri e puri del Pd: magistrati in carriera (Massimo Russo), ex magistrati prestati da decenni alla politica (Anna Finocchiaro, gli ortodossi dell’antimafia di professione (Beppe Lumia) e qualche dirigente incline al compromesso facile facile (Antonello Cracolici. Pistorio, con la pazienza di una ricamatrice di chiacchierino, aveva tessuto l’accordo con gli ex nemici, prima ancora che avversari, di Raffaele Lombardo, che pur non convinto del tutto aveva imbarcato nuovo equipaggio per cercare di tirare fuori dalle secche il barcone Regione Siciliana che di autonomia di navigazione ne aveva ben poca. Tra i nemici, prima ancora che avversari, c’era la senatrice Anna Finocchiaro,   cresciuta a falce e martello, Giovanna d’Arco della politica, passata dalle barricate alla toga di magistrato, ben presto  conservata in un armadio con la naftalina, dura e pura anche lei, tanto da accettare la competizione con Lombardo, pur sapendo che era una battaglia persa in partenza, ma garantendosi un sicuro dopo sconfitta.

Il terzo personaggio  nella fotografia, a sinistra,  è proprio lei: Anna Finocchiaro, l’ex avversaria sconfitta in malo modo dal democristiano doc Raffaele Lombardo. Moro  e Berlinguer sono distanti anni luce, il compromesso storico era politica, qua adesso parliamo di altro, di ben altro.  Tra lei e il suo ex antagonista manca solo l’abbraccio, ma è pratica sconosciuta da  Lombardo, si sa.

La foto risale  al 26 settembre, un sabato pomeriggio, dove alle Ciminiere si festeggiava l’autonomia lombardiana e la senatrice post comunista si era recata, non tanto contrita come avrebbe dovuto, Ciminiere come  Canossa, ma addirittura festante. Lo dice quella foto, non noi. Il 30 luglio, ricordiamolo per la cronaca, era stato firmato l’accordo di convenzione tra la società di Melchiorre Fidelbo, marito di Anna Finocchiaro, e la Asp 3 di Catania, un blindatissimo fortino di Raffaele Lombardo, dal presidente Antonio Scavone. al direttore generale Giuseppe Calaciura e, facile immaginare, anche a scendere nella gerarchia. Un affare da oltre un milione di euro per il servizio di informatizzazione del Pta di Giarre, scelto non a caso, verrebbe da pensare.  Il 15 novembre l’inaugurazione ufficiale con tutta la squadra lombardiana in prima fila, l’ingenuo assessore alla Sanità, Massimo Russo, pronto a tagliare il nastro, i coniugi Fidelbo-Finocchiaro uno a sinistra e l’altro a destra, per non dare troppo nell’occhio.

Procedura anomala sospetterà qualcuno, la  Guardia di finanza confermerà.  Sospetti, poi tramutati in sentenza nei giorni scorsi: condanna di nove mesi, pena sospesa,  per il signor Annafinocchiaro e Giuseppe Calaciura per abuso d’ufficio, assolto Scavone.

Condanna, foto e cronologia sono lì, avvolti dal silenzio.

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