Riceviamo e pubblichiamo.
Nell’ultima settimana, tra il servizio televisivo di Report su Confindustria e gli articoli di Paolo Mieli su i così detti “professionisti dell’antimafia”, finalmente un velo di verità si dipana su un fenomeno che non è solo siciliano e che riguarda la lotta alla mafia. Abbiamo tutti assistito nell’ultimo decennio al proliferare di associazioni antiracket gestite per lo più da gente che si inventa un lavoro, ai continui proclami antimafia di ben noti dirigenti di
importanti associazioni datoriali, di presentazioni di libri di cucina
sull’antimafia, di veloci scalate politiche (Crocetta docet), di firme
di inutili protocolli di legalità, di assegnazione di onoreficenze
statali per l’impegno contro la mafia, di mostre di pittura antimafia,
etc…
È stato forte il folclore ed il puzzo di compromesso morale che ha
attanagliato molti dei così detti “paladini della legalità” che oggi si
scopre essere stati solo dei bravi attori interessati.
Ultimamente qualcuno di loro è oggetto di condanne e di inchieste
giudiziarie.
Perchè è stato possibile tutto ciò?
A mio avviso il camuffarsi sotto le insegne dell’antimafia per molti ha significato acquisire notorietà (complice certa stampa), andare a braccetto con la politica che conta ed avere in, tal modo, corsie preferenziali per l’aggiudicazione di appalti pubblici, consulenze, posti in importanti consigli di amministrazione, in enti pubblici, scorte, candidature regionali, nazionali ed europee, etc…
È, però, altrettanto evidente che specifici organismi statali deputati
al controllo di questi settori, molto delicati, sono stati in questi anni molto distratti e forse anche complici involontari, a cominciare dai vertici del Ministero degli Interni, di diverse prefetture e procure
della Repubblica.
A tal proposito abbiamo avuto in questi giorni a Noto il Pesidente Mattarella accompagnato nella visita al duomo da un noto critico d’arte, ex parlamentare. Possibile che nessuno l’abbia informato che il critico d’arte è un pregiudicato per essere stato condannato con sentenza definitiva per truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato?
In seno al mondo delle associazioni antiracket sarebbe al riguardo, interessante conoscere come vengano destinati e spesi i fondi dei vari PON sicurezza, come vengono nominati i componenti del consiglio nazionale per le vittime di estorsione ed usura, i componenti esterni nelle varie prefetture che vagliano le richieste di ristoro delle vittime del racket, etc…
Sarebbe inoltre interessante stabilire il criterio di assegnazione delle tutele, facilmete assegnate agli uomini politici, atteso che il lavoro di certe prefetture è apparso in diverse occasioni disattento tardivo ed inadeguato con assegnazione di tutele solo dopo l’intervento della stampa a farvore di imprenditori più volte minacciati ed aggrediti dopo le denunce.
Bisognerebbe mettere ordine, sempre se c’è la volontà politica, in tutto
il settore per non lasciare un diffuso senso di smarrimento ed ingiustizia tra i cittadini.
Al punto in cui si è arrivati c’è ancora la possibilità di recuperare senza alcun puzzo di compromesso morale? Io dico di si se, però, ci si intende sul significato vero di lotta alla mafia che non può essere delegata solo alle forze di polizia ed ai magistrati.
Occorre un impegno civico straordinario, gratuito e disinteressato di ogni italiano onesto. Occorre per prima cosa un esempio positivo dall’alto e cioè una politica che a tutti i livelli emargini figure già compromesse ed allontani senza aspettare i tre gradi di giudizio le persone a cui sono affidate funzioni pubbliche già sotto indagine giudiziaria o compromesse con ambienti criminali (vedi art. 54 della Costituzione).
Occorre investire nei comparti sicurezza e giustizia. Occorre che l’impresa sia libera da vessazioni mafiose e possa esercitare in piena libertà e nel rispetto della legge il diritto di svilupparsi e creare posti di lavoro (vedi art. 41 della Costituzione).
Occorre rafforzare con provvedimenti adeguati la certezza della pena e far si che la stessa diventi deterrente alla commissione dei reati (vedisi pensiero Cesare Beccaria).
Uno stato di diritto non può rendere la vittima dei reati vittima due volte. Occorre investire nella scuola e nell’università e rendere costante l’insegnamento della Costituzione della Repubblica Italiana.
Occorre che i rappresentanti delle associazioni antiracket agiscano in totale volontariato e non si limitino solo ad organizzare qualche conferenza nelle scuole o dipingere murales, tali attività non spaventano la mafia, ma facciano anche antimafia operativa dialogando con gli operatori economici, convincendoli ed accompagnandoli alla denuncia, firmando insieme a loro, sostenendoli in tribunale durante le udienze anche con la costituzione di parte civile, assistendoli per l’eventuale risarcimento danni nelle prefetture.
So, per esperienza diretta che fare antimafia operativa è rischioso ma
è, a mio avviso, l’unica strada che crea veri problemi all’organizzazione mafiosa.
L’Italia, si sa, è il paese dei paradossi, non per niente ha dato i natali a Pirandello. Orbene, ci si indigna per l’intervista televisiva al figlio di Totò Riina e si è tollerato che nei fatti l’attività di varie e fameliche associazioni a delinquere che spesso parlano di antimafia, ben radicate a livello politico, condizionino le sorti di questo nostro martoriato paese.
Le parole dignità, etica, bene collettivo hanno perso in Italia significato.
Per il nostro attuale Presidente del Consiglio, l’uomo del fare, il vero problema di questi giorni sono le intercettazioni dei magistrati lucani
pubblicate dai giornali che hanno evidenziato la corruzione, l’interesse
privato, l’inquinamento ambientale, l’aumento di patologie oncologiche.
Dalla fine della prima repubblica, citando il Principe di Salina, tutto
cambia per non cambiare. Sarò anche un inguaribile idealista ma il tempo
è galantuomo e la primavera prima o poi dovrà arrivare anche perchè se
si continua su questa strada la tenuta democratica del nostro paese
diventa fortemente a rischio.

Dott. Claudio Risicato
Imprenditore
Presidente dell’Associazione Antiracket Rocco Chinnici

 

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