Daniele Lo Porto

Le sigarette di cioccolato (che odiavo), le ossa di morti che rosicchiavo appena per salvare i denti, la frutta di pasta reale, la ricerca affannosa, in ogni nascondino possibile della casa, di una gabbietta con il canarino, desiderio rimasto sempre tale. La pistola che faceva botti e puzza di bruciato, è conservata ancora in un cassetto, chissà dove. Il mare di Aci Castello era in tempesta, mare grigio di schiuma che rimbalza impazzito contro i faraglioni e gli scogli. Era il giorno dei morti: non sapevo quali morti venivano a portarmi tanta dolcezza. Solo il nonno, il papà di mia mamma, elegantissimo in una foto in bianco e nero, scarpe bianche e cravattino nero, non c’era più, andato in cielo troppo presto. Non mi aveva mai conosciuto eppure mi voleva tanto bene?
E poi un’odissea con la 600 beige di zia Teti per andare a Mazzarino, lì gioia e tristezza si mescolavano con altri regali: i pupi di zucchero, paladini e dame colorati con l’acquarello e la stagnola argentata, la diligenza di pastica, i cow boy gialli e gli indiani rossi. E subito dopo a curiosare in giardino, alla ricerca dei gatti e il naso schiacciato contro la rete del pollaio. Ricordi in bianco e nero.


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