Sin dai tempi più remoti i vari popoli e le varie comunità si sono fatte guerre le une con le altre. Sin dai tempi più remoti i saggi e i filosofi hanno bramato di realizzare la pace e proposto alcune vie.

Nell’antichità e in svariate culture del mondo, si è parlato del re della pace” e del “re del mondo”, un governante sommamente pio e giusto in grado di stabilire il diritto, amministrare la giustizia e soprattutto dichiarare l’uso della forza e l’avvio della guerra in modo legittimo. È la dottrina politica della monarchia universale. Tutte le religioni aspirano a realizzare in terra un grande regno universale governato da un re o da un profeta infallibile. Il messianismo ebraico, il madhismo islamico, il califfato, la teoria dell’imperatore universale sviluppata dai tempi di Eusebio di Cesarea sino a Dante, alla figura del monarca universale sviluppato nelle opere di Athanasius Kircher e Guillaime de Postel sono variazioni sul tema della monarchia universale.

A partire dal 1715, con la pubblicazione del Progetto per la pace perpetua dell’Abate Saint-Pierre, la realizzazione della pace è subordinata alla creazione di un grande consiglio di monarchi dell’Europa. Alcuni autori continuano dopo la pubblicazione di quest’opera a vagheggiare una qualche forma di monarchia universale. I realisti hanno sempre disprezzato e criticato tale progetto affermando che sarebbe utopistico e che sarebbe una riedizione sotto altra forma della teoria della monarchia universale. Tuttavia, proprio dalla riflessione sulla pace perpetua molti autori sviluppano una profonda diffidenza nei confronti della monarchia assoluta e della sua trasposizione a livello globale nella monarchia universale. Immanuel Kant nel suo saggio Sulla pace perpetua propone per mantenere la pace una grande confederazione di stati repubblicani. Ovviamente, ciò che intendeva Kant come stato repubblicano non è quello che noi oggi intendiamo, ma appare chiaro dal XVIII secolo, la comunità internazionale è una comunità di stati e che la pace perpetua è possibile con un determinato assetto di regole e preferibilmente con stati che abbiano alcune caratteristiche specifiche.

L’ordine internazionale realizzato con la creazione dell’ONU è stato fondato sugli stati nazionali e federali moderni. Più correttamente dovremmo parlare di stato burocratizzato, scremandolo di tutte le differenze ideologiche. La maggior parte di questi stati ha adottato alcuni principi dello stato di diritto, la codificazione e la burocratizzazione. Con il crollo del comunismo (1989), molti cultori del diritto internazionale hanno affermato che l’idea della pace perpetua costruita secondo i principi di Saint-Pierre, Wolff e Kant fosse definitivamente vincitrice insieme allo stato di diritto. In realtà il processo di globalizzazione ha profondamente modificato la struttura degli stati e l’attentato delle Torri Gemelle ha tolto i facili ottimismi a molti giuristi. Tale attacco ha portato all’emersione del fondamentalismo e del terrorismo religioso e per la prima volta dopo molto tempo ha cominciato a comparire nei media il termine “Califfato”, che è la versione islamica della riflessione sulla monarchia universale.

Nonostante ciò, quasi tutti gli stati continuano ad aderire all’ONU, a parlare di pace, a sostenere i capisaldi della pace perpetua. I giuristi in tutte le parti del mondo hanno sviluppato forme sempre più complesse di integrazione politica ed economica come il global constitutionalism, la democrazia cosmopolitica, lo stato federale globale, il multi-level constitutionalism.

Tuttavia, appare evidente un fatto: l’Occidente non è il solo principale attore del mondo. Il Terzo Millennio sembra più l’inizio dell’età dell’Oriente. Il centro del mondo non è più l’Atlantico ma il Pacifico. A parole gli stati del Medio-Oriente e dell’Asia sembrano accettare la pace perpetua, i principi elaborati dalle scuole del diritto internazionale dell’Occidente, ma nei fatti stanno sviluppando qualcosa di profondamente diverso.

L’India è uno stato federale con oltre 1,4 miliardi di abitanti. È un esempio di stato-continente multilinguista, multinazionale e multireligioso. Si parlano 200 lingue diverse, ma solo 21 sono quelle ufficiali. La sua classe dirigente è perfettamente bilingue, ossia parla le lingue locali e l’inglese, oscilla tra la venerazione degli antichi testi sacri indiani e l’aspirazione ad essere una tecnocrazia.

Nel mondo islamico, i fondamentalisti criticano l’individualismo edonistico occidentale. Stabiliscono uno stretto collegamento tra individualismo e l’individualismo dello stato-nazione uscito dal processo di decolonizzazione. Danno ormai per scontato che tale forma di stato sia inadatta per il mondo islamico e destinata al collasso. In sostituzione, vagheggiano il califfato, un riedizione moderna della monarchia universale e transnazionale, fondata sui diritti collettivi e non su quelli individuali.

La Cina è ormai il primo paese produttore di merci del mondo e conta quasi 1,5 miliardi di abitanti. Dopo il crollo del Muro di Berlino e la fine del comunismo, la Cina ha abbracciato l’economia di mercato. Possiamo affermare che non esiste più alcuna forma di comunismo in Cina. Il maoismo è stato sostituito da una forma di neonazionalismo confuciano. Alla figura dell’imperatore di Confucio, i cinesi hanno sostituito la gigantesca burocrazia del partito-imperatore. Alla pietà filiale di Confucio, i politici cinesi hanno sostituito la subordinazione al partito nell’ottica di una “società armoniosa”.

Tra i vari giganti dell’Asia (Russia, Cina e India) esistono numerose organizzazioni internazionali. Putin ha parlato addirittura di procedere alla integrazione delle integrazioni, ossia porre in collegamento tra loro anche le varie organizzazioni internazionali.

Sull’altra sponda del Pacifico, gli USA cercano di tenere testa ai nuovi giganti dell’Asia, ai nuovi re del mondo, ma sono in evidente difficoltà.

Il vecchio piccolo stato-nazionale dell’Europa sembra un ricordo. La Germania è considerata ormai un partner medio-piccolo relativamente a questioni petrolifere. L’Inghilterra è “una piccola isola dispersa nell’Atlantico” (ministro degli esteri della Russia, durante le prime fasi della crisi siriana). L’Unione Europea è stata spesso elogiata come il migliore modello di integrazione trans-nazionale, ma negli ultimi tempi non lo è più. È una creatura strana, a metà tra l’organizzazione internazionale e lo stato federale. Questa incompiutezza sta diventando proprio la causa del declino dell’Europa a tutto favore dell’Oriente.

È chiaro a tutti: il mondo va verso la creazione di grandi strutture transnazionali che hanno caratteristiche specifiche. Innanzitutto, si pone il problema tra demografia e rappresentanza. L’aumento della base degli elettori rende la rappresentanza territoriale un fatto puramente simbolico. Allo stesso tempo, la burocrazia si ingigantisce. Il potere esecutivo è o cesaristico o tecnocratico o tutte e due le cose messe insieme. Non ha più senso la separazione tra i poteri dello stato.

L’esplosione economica dell’Oriente ha un significato notevole per la teoria politica:

  • lo stato nazionale europeo è morto, gli stati che contano sono stati federali o multinazionali;
  • l’idea della pace perpetua sviluppata dall’Occidente va rivista;
  • dall’Oriente provengono modelli giuridici che sembrano la riedizione della monarchia universale e che sono lontani dai presupposti classici della teoria politica dell’Occidente e dello stato di diritto.

Il Terzo Millennio è l’epoca dei “Re del mondo”, degli stati-continenti e degli stati-impero.

Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

Scrivi