Manifestazione a Roma contro la Riforma della pubblica amministrazione, definita dal Presidente del Consiglio la “rottamazione della burocrazia”.

di Salvo Reitano

Si è tenuta ieri, 10 luglio, in  Piazza Montecitorio a Roma, la mobilitazione generale dei segretari comunali e provinciali, contro la riforma della pubblica amministrazione, quella che Renzi ha definito “rottamazione della burocrazia”.

Dietro la proposta di riforma della Pubblica Amministrazione, c’è un esercito di segretari provinciali e comunali sul piede di guerra che rivendica i propri diritti e manifesta contro «una vera e propria caccia alle  streghe, che rischia di trasformarsi in strumentalizzazione politica e partitica».  Tra gli attivisti, in prima linea, oltre 200 segretari siciliani  che da settimane si riuniscono nei vari capoluoghi di provincia per  condividere idee, exit strategy, progetti e proposte e per «sensibilizzare  l’opinione pubblica e far comprendere il ruolo svolto nelle amministrazioni  locali, senza distorsione d’informazione e strumentalizzazione.

segretariLa manifestazione romana è stata l’occasione per ribadire con fermezza la la figura strategica dei segretari comunali, a tutela non certo di interessi corporativi, ma dell’imparzialità della pubblica amministrazione che deve essere a servizio dei cittadini.

I Segretari guardano con apprensione la proposta di riforma contenuta nel ddl delega Repubblica Semplice, e per questo hanno ritenuto doveroso esprimere la propria posizione davanti ad un disegno che si va delineando in evidente contrasto con i principi costituzionali.

 Occorre, pertanto, una seria riflessione sull’ipotesi di riforma prospettata, anche analizzando la drammatica situazione in cui si sono trovati gran parte degli enti locali dopo la legge Bassanini che, in nome di un falsato concetto di autonomia locale, ha lasciato i Comuni senza controlli e senza freni.

Sotto accusa le misure che il Governo ha annunciato di voler prendere in  materia di riforma della dirigenza apicale, nel Ddl delega “Repubblica  Semplice”, che ormai è diventato oggetto della polemica tra “i servitori  dello Stato” e il “padre padrone” che deciderà le sorti della macchina amministrativa.

“Una figura, quella dei segretari, che «non risponde alle  logiche della casta – sottolineano i rappresentanti – così come si è voluto  far credere, ma che svolge una funzione di garanzia di legalità per i  cittadini”. La categoria è già stata mortificata con la soppressione dei  diritti di rogito, legati storicamente ad un’attività notarile che comporta  una prestazione di alta qualificazione svolta dai segretari all’interno degli enti, con grandi risparmi per le imprese e per i privati in termini di  costi.

Oggi con il paventato Ddl si dovrebbe assistere all’ingresso, negli  enti capoluogo di provincia e nelle città metropolitane, di direttori  generali che non sono vincitori di concorso ma i soliti “segnalati” dalla  politica.

I Segretari comunali sono una categoria di sole 3.500 unità e sono stati oggetto di recente di una campagna denigratoria che ha misconosciuto il lavoro silenzioso e responsabile di tanti lavoratori che quotidianamente fanno i conti con un quadro normativo nevrotico e con risorse finanziarie sempre più ridotte per cercare di dare risposte, nell’avamposto della PA, ai cittadini ed alle imprese che sul territorio lottano per la sopravvivenza. I Segretari comunali sono e vogliono restare pubblici impiegati al servizio esclusivo della Nazione. Dietro l’ennesimo annuncio mediatico di soppressione della figura del Segretario Comunale e Provinciale si prospetta una sua trasformazione in una nuova figura “apicale”, tutta ancora da definire, che di certo consente solo di “regolarizzare” definitivamente tanti Dirigenti nominati dalla politica, senza aver vinto alcun concorso, ed in più ne svilisce il ruolo e le le funzioni determinando, a seguito della abolizione dei diritti di rogito solo un aumento dei costi finali per gli Enti Locali.

I rappresentanti della categoria sono disponibili ad una riforma del sistema che risponda ad esigenze di sburocratizzazione dell’azione amministrativa ma che non avvilisca professionalità in nome di sbandierate e fittizie lotte ai privilegi.
Non si sono detti disponibili, al contrario,  ad una riforma, che ad una attenta analisi, si riveli essenzialmente tesa a favorire l’ingresso definitivo nelle Pubbliche Amministrazioni di dirigenti in dispregio del rispetto per norme costituzionali e di rango ordinario.
Insomma, una vera e propria crociata contro Renzi, quella dei segretari siciliani, che hanno indetto una conferenza permanente per tenere alta l’attenzione sul processo di riordino istituzionale: «Questa riforma delegittima e svilisce – dicono – il nostro ruolo, da sempre garante di legalità. I segretari hanno una  funzione di monitoraggio e responsabilità giuridica che rischia di essere snaturata. Tutte le sigle sindacali hanno cercato un’interlocuzione istituzionale che fino ad oggi è stata negata, nell’ottica di rappresentare le giuste istanze».
I segretari contestano che “a maggiore complessità e rilevanza di enti e funzioni corrisponda in maniera contraddittoria una minore necessità di qualificazione specifica, privilegiando evidentemente una dirigenza di nomina politica”.
Contrastano anche “la prospettiva che nel nuovo ruolo dei dirigenti apicali, assieme ai segretari, possano entrare direttori generali che al di là delle competenze diventerebbero per legge e senza concorso dirigenti a tempo indeterminato. Tutto ciò negando la certezza di un futuro professionale a centinaia di giovani che invece il concorso l’hanno già vinto e che rimangono fuori per sempre”.

Salvo Reitano

Scrivi