Marco Iacona –

 

A destra, per un ventennio e più, ha parlato lui e si è parlato di lui. Quasi un libro l’anno, giornalista tra i più letti e dalla prosa efficacissima. I temi prediletti: “storia delle idee” la “filosofia civile” e la “cultura politica”. Chi scrive ricorda “l’Italia settimanale” da lui fondata e diretta come un’esperienza entusiasmante. È stato anche membro del Consiglio di amministrazione della Rai durante la XIV legislatura.

Nel 2008 ha pubblicato – fuori commercio – “Centaura” raccolta di aforismi e pensieri poetanti. La sua anima nuda e cruda si trova tra quelle pagine. Adesso e da buon “conservatore” è in attesa che la tempesta passi. Scrive e tiene conferenze. Parla di dio, patria e famiglia. Il 17 febbraio ha compiuto sessant’anni.

Auguri Marcello Veneziani! Sessant’anni vissuti con leggerezza secondo me, malgrado tutto. Lei ha scritto: «Sessantezza, primavera di saggezza». Chi l’ha considerata sempre saggio, adesso cosa penserà di lei?

«Non mi considero saggio. Soprattutto nella vita, semmai un amante di saggezza. Ora spero di avvicinarmi un po’ di più, col favore degli anni e il disincanto, alla saggezza come stile di vita e non solo come pensiero».

 

Un bilancio della sua carriera. Poteva andare meglio?

«Non sono contento, ma ho ritrosia a dirlo perché potrebbe apparire un atto di presunzione. Non abbiamo del resto termini di paragone stringenti per poter dire se poteva andare meglio oppure no. Di vita ne abbiamo una sola e non consente confronti. Ma se dovessi rispondere in tutta sincerità direi di sì, poteva andar meglio…».

 

Senta, ho letto il suo articolo di qualche giorno fa sul “Giornale”. La destra deve fare autocritica, uscire dal girone degli eterni sconfitti, quelli che lottano da mezzo secolo e oltre per non retrocedere. D’accordo. Ma non le sembra che siano certe “cattive” letture a indicare il percorso? Discorso vecchio anche questo, lo so. Insomma leggere Mishima, Drieu La Rochelle, Pound, anche Juenger se vogliamo, e poi esplodere con un secco “la vita è bella!”. No, non si può…

«Verissimo, il problema è capire lo scarto enorme che corre tra la letteratura e la politica, la nostalgia ad esempio, è una straordinaria risorsa per scrivere poesie e romanzi, ma non lo è per fare politica e per governare. Accende l’anima e la mente, ma spegne l’agire e il progettare. La letteratura dei vinti è magnifica, la politica dei vinti è sfiga pura, anzi purissima».

 

A proposito, politicamente dopo l’implosione, come vede la destra?

«Politicamente non la vedo, o la vedo al minimo, un po’ in Salvini e di più nella Meloni, che tuttavia non esce dalla dimensione del frammento. Vedo, invece, più grande e profonda, un’opinione pubblica che si potrebbe definire di destra, per il modo di concepire la vita, i rapporti umani, la famiglia, l’ordine, la libertà, la comunità, la tradizione…».

 

Due parole su Salvini: ci salverà?

«Salvini è un leader efficace, televisivo, molto d’effetto anche perché semplifica e va diritto al bianco o al nero, senza mezzi toni. Non credo che sia la destra, dico solo che in questo momento è una stazione di transito per chi è di destra e serve soprattutto per farla finita col berlusconismo».

 

Cinque nomi di intellettuali che stima, in questo momento. E perché. Di destra, sinistra, centro e chi più ne ha più ne metta…

«Le dico alcuni intellettuali italiani e viventi che leggo. Ma solo alcuni, ce ne sono poi altri, ed evito rigorosamente gli amici perché non mi piace essere ammiccante o discriminatorio con loro. Leggo Ceronetti, Citati, Severino, Cacciari, Esposito e sono sicuro di aver dimenticato qualche nome magari per me più significativo».

 

Un’ultima cosa. Un telegramma ai suoi lettori (e tifosi): quando torneranno a riveder le stelle? Intendo dire: l’Italia ce la farà? La destra ce la farà? L’idea di comunità – la sua idea di comunità – diverrà maggioritaria?

«Se devo esprimere previsioni razionali e oggettive risponderei con un no a tutte le sue domande. Ma se alle previsioni/predizioni si uniscono le speranze, dirò che non è del tutto perduta la speranza di farcela e in ogni caso conviene impegnarsi perché ce la facciano. Nella peggiore delle ipotesi saremo a posto con la coscienza e avremo speso bene il nostro tempo e le nostre risorse. Nella migliore avremo contribuito a svoltare. Ossia: la migliore delle ipotesi renderà il mondo migliore, la minore delle ipotesi renderà noi stessi migliori».

 

 

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