di Agnese Maugeri

Catania – Sono troppi i soprusi, le negazioni, le imposizioni che tanti governi in svariate parti del mondo impongono alle donne. I loro diritti umani sono pari a zero, calpestati e ignorati secondo voleri imprescindibili mascherati da retrograde ideologie o da motivi religiosi. La verità è che ancora oggi la donna in certe culture è vista come un essere inferiore, una merce senza valore con l’unico scopo di procreare. La nascita di una figlia femmina è una disgrazia e le alternative di vita per queste bimbe sono atroci, l’unica scelta che gli si prospetta e quella di non essere bambine, devono abbandonare i giochi, vengono defraudate della loro infanzia e costrette a sposarsi.

Immaginate per un attimo le vostre figlie, nipoti, sorelle nella tenera età di otto anni forzate a prendere come marito un uomo adulto, obbligate a restare incinte quando ancora il loro corpo da bambine non è in grado di sostenere una gravidanza, destinate a mettere a rischio la loro vita e spesso, nella migliore delle ipotesi a morire.

Listener-6“I sogni son desideri. Sono una bambina, non una sposa” è il libro della sociologa Giorgia Butera che tratta questo delicato e atroce argomento, a presentarlo, nei locali del La Terra di Bo, insieme alla scrittrice erano presenti Angela Maria Viscuso presidente del centro antiviolenza A.N.G.E.L.I. e la web project manager Rosanna La Malfa, ha moderato l’incontro la giornalista Elisa Guccione.

«Sapere, conoscere è fondamentale – inizia così l’incontro la Guccione e continua – l’unica arma che abbiamo per fare in modo che tutto questo finisca è ridare una speranza a chi non ha più vie d’uscita, è informare, educare, sensibilizzare e realizzare sempre più campagne di prevenzione. Solo la diffusione e la condivisione di ciò che accade può essere utile per fare in modo che questa realtà cambi».

Giorgia Butera, sociologa della comunicazione, scrittrice, presidente dell’associazione METE, da molti anni si occupa di cooperazione umanitaria internazionale. La sua esperienza ha avuto inizio con Emergency e Gino Strada che le ha insegnato tanto. Una donna fortemente volitiva che si è sempre battuta per gli altri, sottolinea sin dall’inizio il non essere una femminista, lei combatte da sempre per il valore dei diritti umani che riguardano tutti  e in particolar modo i bambini, perché non ci si rende conto purtroppo di come quotidianamente i più piccoli vengano massacrati.

L’intervento di Rosanna La Malfa, ha consolidato il concetto espresso nella premessa dalla moderatrice. «Ho chiesto ai miei figli di 8 e 12 anni cosa pensano del matrimonio delle bambine, il maschietto mi ha risposto che questo fatto loListener-9 spaventa molto perché per lui solo gli adulti possono sposarsi. Allora io gli ho detto che in molti paesi accade che uomini grandi sposano bambine della sua età, lui sconvolto ha prontamente ribattuto dicendo che è impossibile perché se una bimba si sposa diventa una moglie e dovrà occuparsi di altre faccende e non potrà più giocare. L’altra mia figlia, la grande, stentava a rispondere alla mia domanda, poi ha definito queste bambine con il termine di schiave perché soggette a imposizioni da parte degli adulti. E’ fondamentale far conoscere questa realtà, urge parlarne e spiegare che davvero a queste bambine viene rubata l’innocenza, l’infanzia. Per questi motivi ho sposato il progetto di Giorgia che non consta solo del libro ma di tutte le attività dell’associazione METE di cui è presidente, che si occupa dei diritti umani, realizzando per lei un sito internet con una veste grafica degna di un progetto così meritevole che ha già ricevuto encomi da parte dell’ex presidente Napolitano e dell’onorevole Boldrini».

Giorgia Butera ha subito posto il pubblico a una riflessione sull’adeguato uso delle parole, per esempio quelle che comunemente sono definite “Bambine Kamikaze” non sono per nulla delle “kamikaze” anzi, vengono prese e portate a morire contro la loro volontà, l’uso improprio delle parole sta danneggiando la comunicazione e il nostro mondo; lei, insieme ad Angela Viscuso hanno tenuto diversi incontri nelle scuole con lo scopo di spiegare ai giovani che utilizzare certi termini può turbare la nostra mente e condizionare i nostri comportamenti.

Il suo lavoro si muove lungo un asse che tocca tutti i diritti degli uomini, dalle spose bambine, ai carcerati, per finire con i migranti, lei va in giro, parla con loro, cerca di far riflettere, di aiutare, di combattere contro quei pregiudizi, quelle deviazioni morali e mentali che logorano il mondo.

Quando accoglie i profughi dei barconi il dolore è lancinante, quando in carcere incontra gli stupratori la rabbia è ingestibile, quando parla con bambine prossime spose la forza dell’amore è la sua arma.

Giorgia si racconta alla pubblico presente, parlando del suo lavoro, del libro, delle tante lotte compiute e dei progetti da portare avanti, mostra il suo animo, un uragano, uno spirito libero che difende ciò che di inviolabile appartiene all’uomo, i suoi diritti.

Il suo viaggio è iniziato cosi: «Il mio amore e unione con Emergency mi ha portata l’anno scorso a essere invitata, nel Listener-10mese di gennaio, dalla fondazione Rita Levi Montalcini a intervenire in un incontro sulle donne africane tenutosi alla Farnesina. Il contesto africano fa parte di me perché questo continente ti da spunti eccellenti, l’Africa ti riempie e ti svuota allo stesso tempo, è un paese in crescita soprattutto per quanto concerne le donne. Io continuo a leggere, a documentarmi, come diceva Rossellini, a diffondere conoscenza, perché far sapere, portare alle luce questi fatti, genera nuove alchimie. Così nel mese di maggio ho deciso di scrivere un testo sui diritti delle donne in ambito internazionale, parlando di Wangari Maathai, la prima donna africana a vincere il Nobel per la pace. Wangari riteneva che l’Africa potesse crescere mediante l’istruzione e la coltivazione delle piante, negare l’istruzione vuol dire proibire un proprio diritto. Una volta concluso il libro a giugno l’ho presentato e in quell’occasione ho affermato, a settembre faccio una pazzia lascio emergency anche se mi costa molto farlo e mi impegno personalmente».

Giorgia spiega l’importanza di creare rete di produrre sinergie tra le persone, in un’epoca 2.0 è ancora necessaria l’aggregazione il passa parole, far fronte comune contro l’ignoranza. I suoi ideali sono concretezza nell’agire, riesce ben presto a creare un manifesto sulle sue mission e decide di scrive all’ONU. Il 21 settembre è stata presentata la giornata di alto livello sul tema dei matrimoni precoci e forzati a New York al palazzo di vetro grazie al documento di Giorgia, quando lei ha ricevuto questo messaggio da parte dell’Onu ha capito subito che bisognava cogliere questa opportunità.

La dottoressa Butera, ha ricevuto molte lettere d’encomio, quella che maggiormente l’ha colpita è stata dell’ex presidente della Republica Giorgio Napolitano che le ha detto di continuare nella sua missione perché ha centrato un tema poco trattato in Italia e proprio per questo occorre sensibilizzare l’opinione pubblica. Il 9 dicembre Giorgia partecipa a una conferenza al Senato dove ringrazia tutti per il sostegno, in 20 giorni il manifesto si era diffuso a macchia d’olio su gran parte del mondo, Kenia, Senegal, Costa D’Avorio, Albania.

Quando questa campagna entra al collegio turco di Grana le ragazze hanno fatto la foto con il manifesto e hanno scritto dei cartelli con frasi molto dure “Io voglio scegliere – Io posso scegliere”, la docente che ha concesso tutto questo ha perso il lavoro è stata subito licenziata perché la libertà non esiste.

Il lavoro di Giorgia in America approda a Philadelphia dove è stato creato un murales in suo onore, un impegno internazionale basato sulla tenacia, i momenti di fatica sono ripagati dal desiderio di aiutare tante donne e bambine. Così hanno inizio gli incontri nelle scuole, lunghi viaggi, sempre pronte a conoscere nuove storie che hanno bisogno d’essere raccontate, nuove persone che chiedono sostegno, nuovi sguardi che desiderano protezione, nuove voci che cercano chi le ascolti.

Nel territorio siciliano questi incontri hanno trapelato un alto tasso di pedofilia, dato raccapricciante, «bisognaListener-11 insegnare alle persone e ai bambini, dice Giorgia, sia l’educazione sessuale che quella sentimentale dell’anima. Quando un adulto abusa su un bambino di sei anni è perché il mondo è finito. Molti italiani si recano in Bangladesh, lì esiste un bordello dove sono recluse circa 700 bambine a cui vengono dati gli steroidi, gli stessi usati per far ingrassare le vacche. I corpi di queste fanciulle sono orribilmente modificati e gonfi ma attirano tanto turismo sessuale. Questo deve far capire che è necessario che la sensibilizzazione vada fatta nel nostro territorio. L’Italia è il primo paese in Europa dove viene praticata la mutilazione genitale femminile, compiuta da medici italiani».

La comunità europea ha molti gap da colmare ma è attenta ai diritti umani e per questo favorisce i progetti, ma ancora oggi tanta gente reputa il lavoro di Giorgia poco più di nulla, occuparsi dei diritti umani per molti è un “non senso”.

La sua campagna è un lavoro di progresso civile e sociale, tante bambine arrivano attraverso gli sbarchi perché scappano dai matrimoni precoci e forzati, chi arriva qui pensando di essersi salvata, spesso finisce invece a far la prostituta per strada, bisogna aiutarle.

Ci sono uomini che hanno elencato i diversi modi di come stuprare una donna pubblicandoli in un libro, la dottoressa Butera ha denunciato tutto ciò; la bambina da stuprare, secondo questi depravati, dev’essere vergine e pura e se non lo è la si mette in quarantena, abusando di lei nel peggiore dei modi per pulire il suo corpo.

La sensibilizzazione proprio per questo va fatta a uomini e donne in ugual modo. Continuando nel suo racconto, Giorgia ci parla di un suo intervento durante una festa di natale dove di fronte a tante bambine, proveniente da ogni parte del mondo, ha affrontato questo atroce argomento. Ciò che accadde fu meraviglioso una bambina del Gana di nome Gloria, al termine delle storie sulle mutilazioni genitali e sui matrimoni precoci ha chiesto alla dottoressa di parlare con l’avvocato presente all’incontro, una volta difronte a lui gli ha chiesto se bisognava per forza essere bravi in matematica per diventare avvocati poiché lei vorrebbe difendere le sue amiche che hanno bisogna di protezione. Gloria, dopo questo simpatico consulto, ha rilasciato un’intervista e da quel momento, a soli 12 anni, continua a parlare di matrimoni precoci e forzati, lei è una speranza su questa terra.

Entrando nel merito del suo libro le spose bambini, la scrittrice ci spiega la storia di queste piccole fanciulle la cui vita viene segnata dall’avvento del ciclo mestruale. In molti paesi infatti lo sviluppo è visto come un qualcosa che sporca, che macchia per sempre il corpo, a quel punto una bambina non ha alternative se non quella di sposarsi, avere rapporti sessuali e restare incinta. Ovviamente una gravidanza nella maggior parte dei casi porta alla morte della madre e del feto, per fermare questo c’è bisogno di condivisione. Giorgia sostiene che queste azioni hanno una matrice religiosa, ma la verità è che in molte culture la donna è vista come un essere inferiore all’uomo, paragonabile a un mero oggetto da possedere.

Il 3 giugno la dottoressa Butera e il suo gruppo decidono di fermare la loro campagna di sensibilizzazione tramutandola in una comunità internazionale unendo diverse associazioni nel mondo in un unico progetto che tratta i matrimoni precoci e forzati e i flussi migratori.

Listener-5Giorgia prima di concludere ha spiegato la scelta e il significato dell’immagine di copertina del suo libro, «la foto è stata realizzata da Viviana Corvaja, lei va in giro per il mondo raccontandolo attraverso i suoi scatti, poco tempo fa si è recata in Nepal e ha incontrato questa bambina che è una dea Kumari. Queste bimbe hanno se è possibile una vita peggiore di quella delle piccole spose, loro vengono scelte alla nascita non devono avere nessun difetto fisico e si ritengono delle incarnazioni di alcune divinità del Nepal. Prima di essere consacrate dee Kumari vengono sottoposte a prove tremende, sono bambine che vanno a vivere con le loro famiglie nel palazzo reale, possono uscire solo 3 volte l’anno e devono stare tutto il giorno bardate, non possono muovere alcun muscolo, né sorridere, né piangere, né dimostrare emozioni, infine non devono parlare con nessuno e non si possono toccare. Viviana ha avuto la fortuna di fotografarle, perché quando escono queste bimbe in Nepal c’è una folla oceanica. Il dramma di queste bambine è che quando arriva il ciclo mestruale, non sono più pure e devono smettere di esistere, le dee Kumari vengono allontanate dal palazzo e portate a vivere in clausura, probabilmente vengono uccise perché nessuno le rivedrà mai, la loro missione di vita si è conclusa e per tanto non hano motivo di vivere».

Giorgia Butera non si ferma qui, presto nuovi impegni la vedranno coinvolta, il governo marocchino l’ha invitata a far opera di sensibilizzazione e inoltre lei, essendo una sociologa, compirà degli studi sul campo. Il loro impegno è rivolto a tutti coloro che hanno bisogno di aiuto, Giorgia è una persona dall’animo grande che sa aprirsi agli altri e accogliere il prossimo con forza e amore. «Se tornassi indietro rifarei tutto sin dall’inizio, ringrazio la mia famiglia per il loro costante supporto e idealmente ringrazio Mandela che a otto anni mi ha fatto innamorare della dignità della persona e mi ha fatto capire qual era la strada che volevo intraprendere nella mia vita. Ho bisogno di persone che mi seguono lasciandomi libera, tutti stiamo contribuendo a portare avanti questo nostro progetto».

Concludo con un passo scritto da Valentina Vivona che Giorgia Butera ha letto durante l’incontro e che ho trovato particolarmente illuminante in questo momento storico:

Che dell’acqua possa accoglierli e cullarli come il grembo che li ha generati, perché si possa tornare a sentire vagiti vitali e non gemiti mortali. Si dovrà forse annegare ancora bellissimi cavalli perché Poseidone possa permetter loro di navigare in acque calme e trovare nuove e buone terre per l’approdo. Mi sembra di sentire l’odore del fumo e delle cento carcasse consumate lentamente nel fuoco sacro dell’antica Grecia, o Dio sono esseri umani nel canale di Sicilia e non buoi, un’altra ecatombe con molti più sacrificati su un altare improbabile. Una sola parola, vergogna. 

Agnese Maugeri

A proposito dell'autore

Divoratrice di libri con una brutta dipendenza adoro “sniffare” quelli nuovi. Logorroica, lunatica, testarda. Amante del teatro, ballerina mancata, l'altezza (esagerata) ha infranto il mio sogno. Appassionata di cinema, tutto ma non horror. Scrittrice per indole, il modo più istintivo per sentirmi bene, prendere carta e penna e scrivere Aspirante giornalista per vocazione e CakeDesigner per diletto. Non sto mai ferma puoi incontrarmi mentre recensisco un evento, una prima o un vernissage, con in borsa un libro e biscotti per ingannare l'attesa!

Post correlati

Scrivi