Salvo Reitano

Secondo il gip la frase incriminata potrebbe esistere fra le intercettazioni non depositate agli atti e “certamente  ve ne era almeno una in cui si affermava di ‘far fuori’ l’assessore, sia pure in senso politico”

PALERMO – Se il presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, ha accettato il biglietto aereo per Tripoli gentilmente offerto dalla Codacons, da ieri dovrebbe trovarsi in Libia a “trattare” con i beduini del deserto in una tenda dove le notizie arrivano con maggiore difficoltà.
Siamo sicuri, però, che suo efficiente ufficio per la comunicazione e la propaganda ha immediatamente provveduto a informarlo, anche in mezzo alle dune e alle tempeste di sabbia, che il gip di Palermo, Gioacchino Scaduto, ha rigettato la richiesta di giudizio immediato nei confronti dei giornalisti Piero Messina e Maurizio Zoppi, accusati di calunnia e diffusione di notizie false.
I due cronisti del settimanale l’Espresso sono gli autori dell’articolo sull’intercettazione tra il presidente Crocetta e il suo medico personale, Matteo Tutino, i quali nel corso di un colloquio telefonico parlano dell’allora assessore regionale alla Salute, Lucia Borsellino. Schermata 2015-12-11 alle 19.39.16
Il medico, accusato di falso, truffa e peculato, secondo quanto ricostruito dai due giornalisti, avrebbe detto a Crocetta che «Lucia Borsellino va fatta fuori, come il padre».
La notizia, come ricordano i nostri lettori, fu pubblicata in estate da l’Espresso, poi smentita dalla procura di Palermo che ha indagato Messina e Zoppi chiedendone a settembre il giudizio immediato. Ora il giudice «non ritiene che la prova a sostegno dell’accusa» sia evidente. E per questo ha rigettato la richiesta dei pm, così come avevano chiesto gli avvocati Carlo Federico Grosso, Nino Caleca e Fabio Bognanni, difensori degli imputati.
Scrive il gip del Tribunale di Palermo Gioacchino Scaduto nel provvedimento con il quale rigetta la richiesta di giudizio immediato: “Nulla consente di escludere che l’espressione incriminata, o altra similare, possa essere stata pronunciata da Tutino o da altri nel corso di una conversazione non compresa tra quelle allegate al procedimento”. “Una tale circostanza, ove riscontrata – continua il gip Scaduto  – non potrebbe che essere oggetto di una specifica valutazione quanto meno con riguardo all’elemento psicologico del reato contestato”.
Secondo il giudice la frase riportata dai giornalisti dell’Espresso potrebbe esistere fra le intercettazioni che non sono state messe a disposizione delle parti, dalla procura, in occasione dell’incidente probatorio richiesto dagli imputati. Inoltre, in base a quanto sostenuto dai pm non ci sono gli elementi per chiedere il giudizio immediato saltando l’udienza preliminare. Adesso tutto viene rimandato alla Procura che dovrà riformulare una nuova richiesta.
Per il giudice «l’accertata inesistenza agli atti del procedimento di una conversazione tra il Crocetta e il Tutino avente il contenuto riferito non prova con la forza necessaria a giustificare l’omissione dell’udienza preliminare né la falsità della notizia né l’insussistenza del reato attribuito alla presunta parte offesa».
“Peraltro -scrive il gip Scaduto – deve rilevarsi che dal complesso del materiale probatorio emergono, con riguardo agli ipotizzati reati di calunnia, elementi non univoci che non consentono di ravvisarvi il necessario carattere dell’evidenza”. E spiega: “In particolare emerge chiaramente che tra l’imputato Pietro Messina ed il capitano Mansueto Cosentino, vi era una relazione di amicizia e frequentazione, che più di una volta i due avevano trattato l’argomento Tutino/Borsellino, che certamente tra le tante conversazioni intercettate ve n’era almeno una, in cui qualcuno aveva affermato che era necessario “far fuori” l’assessore, sia pure in senso politico e/o con esclusivo riferimento al ruolo ricoperto”.
Ci asteniamo, per il momento, da qualsiasi commento. Ma una domanda sorge spontanea: e ora? Cosa farà il governatore? Quale coniglio uscirà dal suo cilindro. Prevarrà, in questa vicenda, la vena di avventuriero rivoluzionario o quella di consumato attore pronto alla battuta? In ogni caso preparatevi alla sceneggiata di un uomo che non smette mai di presentarsi come vittima di complotti più o meno occulti, quando, invece, è chiaro anche ai ciechi e ai sordi che a provocare la sua crisi è stata soltanto, semplice dichiarata e lampante, la disgregazione dall’interno della sua maggioranza a trazione Pd.
Per cui, delle due, l’una: o questa maggioranza era soltanto una “patacca”, escogitata per fare pappa, ciccia e cassetta di voti con i Tutino di turno; oppure Crocetta se l’è lasciata scappare di mano per mancanza di capacita, di autorità e di prestigio.
Come diceva Benjamin Disraeli ad un banchiere intricato in operazioni che stavano per travolgerlo: “Nella vita viene un momento in cui il pirata Francis Drake deve diventare sir Francis. Altrimenti rimane pirata e finisce sulla forca. Crocetta non finirà sulla forca, ma non diventerà nemmeno sir. E pensare che ci teneva tanto.

S.R.

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