di Pina Mazzaglia, foto servizio di Vincenzo Musumeci

 CATANIA – … La rappresentazione della realtà e la bellezza sono in arte la stessa cosa, e, dove si sente che manca la bellezza, manca nient’altro che la perfezione stessa del rappresentare.

Dal pensiero di Benedetto Croce, che riteneva l’arte come espressione spirituale, interiore e come atto inscindibile che è l’intuizione, prende spunto questa mia intervista a Pietro Alessandro Trovato, artista e pittore, che con le sue opere, si impone al grande pubblico di cultori dell’arte contemporanea, per il suo modo di concepire l’arte come intuizione ed espressione, come condizione liberante e veritiera dell’essenziale estetico. In questo universo si dislocano le sue produzioni, dai ritratti, al genere storico, dagli studi di interni al ciclo del vetro, VMM_8117-2serie che ispeziona nelle molteplici rifrazioni, fino a riportarne con meticolosa maestria le luci radianti, vuoi che si tratti di olio su tela, vuoi che esprima i suoi contenuti sulla carta con la tecnica dell’acquerello. Da questi interessi per l’oggettualità, quali elementi appartenenti alla vita quotidiana, nasce l’alta valutazione del “cogitare” ove egli pone la sua conoscenza: conosco, dunque opero. La conoscenza ha due forme: è o conoscenza intuitiva o conoscenza logica. Per il pittore acese la conoscenza è produttrice di immagini, di azioni e relazioni che da queste scaturiscono, è una perfetta attualità, è “presenza” di ciò che è presente, è vita nel suo reale manifestarsi, è vera e possibile connessione dell’etica nell’estetica, è ferrea volontà del fare: conoscenza dell’individuale e conoscenza dell’universale, delle cose singole e dell’interagire del mondo con esse. Una vera e propria grandezza nel realismo delle sue opere, che sembrano voler superare i confini dell’oggettualità di fatto loro assegnata. Recentemente la sua attività artistica è stata oggetto di studio del critico Paolo Battaglia La Torre Borgese, che all’opera dell’artista ha dedicato il suo ultimo libro. Da questo studio editoriale è nata la nostra intervista.

P.M.: Nella Sua biografia racconta che, come molti aspiranti artisti, la passione per il disegno e la pittura l’aveva fin da piccolo. Poi però come tanti ha dovuto scegliere un indirizzo scolastico diverso. Com’era il suo rapporto con l’arte prima e dopo quella decisione e, soprattutto, come vedevano questa tua passione i tuoi genitori?VMM_8134

P.A.T.: E bene sì! Già da bambino la mia attenzione era tutta rivolta verso le discipline artistiche, dalla musica al disegno alla pittura. Dunque avevo le idee chiare su cosa fare da grande. I miei genitori, più pratici, si sono invece preoccupi sulle sicurezze lavorative, per cui mi hanno spinto a frequentare come scuola superiore l’istituto tecnico per geometri, ai tempi era alla moda. Anni duri per me, più volte ho tentato di abbandonare quella scuola per le mie passioni. Questa esperienza mi ha fatto capire che è fondamentale assecondare la propria natura, altrimenti la frustrazione potrebbe diventare compagna per tutta la vita. Dopo le scuole superiori tutto era ancora più chiaro e stavolta, ahimè! malgrado l’opposizione, inizialmente, da parte dei genitori, decido comunque di frequentare l’Accademia di Belle arti di Catania. Gli anni più belli della mia vita… Conclusa brillantemente con il massimo dei voti. Successivamente mi sono reso conto di avere una enorme montagna da scalare per trasformare la mia passione e la mia natura in qualcosa che mi permettesse di vivere. Ma ancora mi trovo in collina, grazie anche all’amore della mia famiglia che trovo l’energia per continuare a scalare.

P.M.: Pensava mai alla pittura come professione?

P.A.T.: Assolutamente sì, ma credevo che fosse una chimera impossibile da raggiungere. In effetti in un primo momento, forse per difficoltà o forse per non volere giungere a compromessi artistici, mi ero un po’ smarrito.

VMM_8124P.M.: Quando è scattata la molla che l’ha portato a scegliere l’arte come la sua futura strada?

P.A.T.: Tutto è coinciso quando ho iniziato a vacillare economicamente. La necessità economica mi ha spinto a capire che era arrivato il momento di trasformare la mia arte in un vero lavoro. Forse un’artista ha bisogno di essere messo alle strette. Nella fase florida, economicamente parlando, la mia produzione artistica è coincisa con una fase di grande sperimentazione, dove effettivamente non mi sono preoccupato di vendere o promuovere la mia arte, ma sperimentare e crescere come artista, è così che ho sviluppato tutta una serie di esperienze che mi hanno fatto le ossa, ed oggi mi permettono di essere un professionista e no un improvvisato.

P.M.: Ci puoi raccontare da quel momento come ha cercato di concretizzare il suo sogno e a che punto è oggi questa realizzazione?

P.A.T.: Fare conoscere la propria arte è alla base del percorso artistico, e se c’è qualcosa in più un fermento, un’energia, presto o tardi qualcuno ti noterà. Certo non è sempre facile fare le scelte giuste. Il mio sogno o meglio il mio percorso oggi è nella giusta via: “Mi hanno notato!” Ed è sempre in crescita…

P.M.: La sua arte sembra orientata, in alcuni lavori, alla ricerca del dettaglio. Le sue opere sembra abbiano una propensione verso l’iperrealismo. Come mai questa scelta, c’è dell’altro?VMM_8118

P.A.T.: Ero un bambino molto introverso, parlavo poco e niente, ma osservavo tanto, tutto quello che mi circondava. Ed ecco come ho sviluppato una straordinaria percezione visiva tale da non rendermi più conto di quanta precisione si scorge nelle mie opere. Le descrivo come realismo pittorico anche in alcuni casi con pennellate grossolane, ma l’osservatore mi fa riflettere perché vede le mie opere molto precise e maniacali.

P.M.: Quando vedremo la prossima mostra?

P.A.T.: Ho diversi eventi in cantiere, ma quelli già in calendario sono due: a settembre a Londra a New Artist Fair e nel 2017 a Palermo al palazzo Riso, Museo d’Arte Contemporanea.

P.M.: Il suo tempo libero invece come preferisce organizzarlo?

P.A.T.: Tempo libero ne ho davvero poco tra il creare e le lezioni nella mia scuola d’arte di Catania. Quando posso pratico un po’ di sport, invece se ho un po’ più tempo libero mi dedico alla cucina. È un mio hobby, ho anche una pagina su facebook. “I manicaretti di Pietro Alessandro Trovato “. Infine seguo qualche buon concerto od opera.

VMM_8119P.M.: Come vede la sua vita artistica da qui a 5 anni?

P.A.T.: La mia vita artistica la vivo e la sperimento giorno per giorno, più che altro spero possa essere sempre più brillante e piena di soddisfazioni.

P.M.: Sul suo sito ha una sezione dedicata all’insegnamento. Puoi spiegare ai lettori di Sicilia Journal come procede alla realizzazione dei suoi lavori

P.A.T.: Si ho una scuola di disegno e pittura a Catania aperta a tutti i livelli ed età. È un’esperienza molto interessante quella dell’insegnamento, anch’essa una dote. È un ruolo molto importante e delicato, il mio dovere verso i miei allievi è quello di donare la mia esperienza artistica e far uscire tutto il fermento creativo ancora in embrione, ma anche come un bravo genitore, saper osservare senza invaderne la naturale crescita. Spiegare come realizzo le mie opere sarebbe un po’ complesso in due righe, ma vi posso solo dire che adopero principalmente la tecnica ad olio su tela. Alcune volte preparo delle composizioni e li ritraggo dal vero o semplicemente osservo con molta attenzione un oggetto che memorizzo nella mia mente e successivamente trasferisco in maniera di getto sulla tela, dopo lo rifinisco con tutta una serie di velature.

P.M.: Quali sono i messaggi umani fondamentali alla base della sua produzione artistica?Pietro_7

P.A.T.: Attualmente gioco con le trasparenze e i riflessi di colori provenienti da frutta, ortaggi, ecc. Il gioco delle ambiguità; se da una parte le trasparenze danno la sensazione di lasciarsi attraversare e leggere cosa sta dietro, dall’altra parte come una lente ne deforma la realtà diventando dunque, quest’ultima, ambigua e inquietante. Se da una parte metto sotto vetro degli ortaggi o frutti come a proteggerli, dall’altra li soffoco, li imbalsamo come in vetrina. Esattamente come succede nella nostra società, tutto è filtrato, messo in bella mostra, artefatto. E pure vero che nelle ultime mie opere c’è un ricordo dell’infanzia, della casa della nonna, la bottiglia con la chiusura a macchinetta e i vari succhi colorati che ricordano le bevande casalinghe che si facevano con le bustine, come l’aranciata. Nel nostalgico ricordo di un tempo che credevo più genuino ma che, mi ripeto, di genuino non aveva proprio nulla, ritorno alla realtà filtrata questa volta dai ricordi più convenienti, e all’illuderci che ieri era migliore di oggi. Ma è sempre la stessa storia.

P.M.: La sua filosofia di vita?    

P.A.T.: Dalle brutte esperienze saper prendere tutto ciò che c’è di buono, dalle brutte cose vengono fuori quelle belle, dai momenti più difficili che ne esce il meglio di noi.  Credi in quello che fai e non rimandare tutto ciò che puoi fare adesso. La vita è fatta di stagioni che non ritorneranno più. In sogni e i progetti sono il combustibile che ti spinge ad andare sempre avanti.

P.M.: Il critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese le ha dedicato il suo ultimo libro con un parallelo al grande Dante VMM_8135Alighieri motivando che – anche la sete di Trovato, quella dell’arte è il segno di un percorso di ricerca interiore -. Ci vuole parlare di questa esperienza?

P.A.T.: Paolo Battaglia La Terra Borgese parlando di me nel suo libro, fa un parallelo col XXVI Canto dell’inferno, quello in cui nell’ottava bolgia Dante incontra Ulisse, icona della grande sete di conoscenza dell’essere umano. Dunque vengo paragonato a Ulisse dove la mia sete di conoscenza è quella dell’arte. Ho attraversato un lungo periodo buio nella mia vita, ma invece di lasciarmi andare alla negatività ho incominciato a farmi delle domande: il perché di tutto questo dolore? Il perché siamo sempre messi a dura prova? E le mie risposte le ho trovate nella mia ricerca artistica. Mi sono reso conto che grazie a questo periodo travagliato della mia vita che è uscita la parte migliore di me, sia umanamente che artisticamente. Ecco perché un percorso di ricerca interiore, dove, come scrive Paolo Battaglia La Terra Borgese, scavando dentro di me ne ho individuato i vizi, e quelle maggiori libertà di saggezza che mi concedono di percepire un mondo diverso e migliore.

P.M.: Infine, vorrei chiederle quali sono gli artisti del passato e dei nostri giorni che maggiormente la ispirano e, potendo, cosa ruberebbe a ciascuno di essi in termini di stile, tecnica e personalità?  

P.A.T.: Posso dire gli artisti che più amo attualmente perché, per me, è un po’ come ascoltare della buona musica: un periodo ne preferisci una invece che un’altra. Allo stesso modo la pittura ne riflette i tuoi stati d’animo del momento o del periodo: Waterhouse, Freud, il nostro Giuseppe Sciuti, ecc. Li ammiro con tutto me stesso, ma non ruberei nulla, faccio sempre affidamento alla mia personalità e con gli anni ho sviluppato la mia tecnica, il mio stile; quello che tramando oggi ai miei allievi nella mia scuola.    

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