C’era una volta uno straordinario calciatore gallico, emblema e capitano della sua nazionale, del Nancy, del Saint-Étienne e della vecchia Signora nerobianca italica. Correvano gli anni Ottanta del secolo scorso e, per una discreta fetta d’abitanti del Belpaese, codesto talentuoso atleta col numero dieci appiccicato sulla pelle era più d’un idolo. Abile regista dotato di pregevole bagaglio tecnico, aveva ottima visione di gioco e spiccato senso del gol. Le sua capacità e l’attitudine a far da condottiero gli valsero il soprannome di Le Roi. Il giovanotto serviva i compagni da svariate posizioni e nelle modalità più disparate ma non se la cavava male nemmeno dagli undici metri; nondimeno la sua specialità rimanevano i calci piazzati che puntualmente scavalcavano la barriera e gonfiavano la rete avversaria. In campo veniva a lui facile comportarsi da leader epperò era un fuoriclasse anche dentro lo spogliatoio e nelle interviste. Numerosi i trofei da lui conquistati tra cui un torneo transalpino, due campionati nostrani e quasi tutte le competizioni confederali. Andrebbe ora aggiunto che questo benedetto signore ebbe un ruolo di primo piano all’interno della storia pallonara di questa penisola qua. Accadde infatti che fu il primo e unico centrocampista a vincere la classifica cannonieri di Serie A per tre stagioni di fila. Con la nazionale sua conquistò un campionato europeo e in quell’occasione s’accaparrò perfino lo scettro di principe dei goleador. Per tutti questi motivi, gli addetti ai lavori lo etichettarono nientemeno come uno dei giocatori più rappresentativi del pianeta terra.

Appese le scarpette chiodate al muro, per quattro anni egli occupò il ruolo di commissario tecnico dei galletti d’oltralpe senza vincere alcuna competizione. In un batter d’occhio cambiò qualifica e un bel giorno divenne co-presidente del ‘Comité français d’organisation’ dei campionati del millenovecentonovantotto. Nominato vicepresidente della Federcalcio francese negli anni duemila, ricopri presto l’identica carica nell’esecutivo FIFA; con ventisette voti favorevoli, otto anni orsono trionfò all’elezioni per dirigere la stanza dei bottoni dell’UEFA. Contrario all’applicazione della moviola ma favorevole all’aumento del numero di arbitri nel rettangolo verde, fu rieletto per la seconda e terza volta a guidar l’organo di governo del calcio europeo. Cinque mesi orsono ufficializzò la sua candidatura alla presidenza FIFA ma venne sospeso dal comitato etico della stessa FIFA.

Oggi, forse, finisce un’era per il calcio mondiale.

Michel Platini è un sessantenne a cui viene sventolato sotto il naso un cartellino rosso. Sembra proprio volgere al termine la sua carriera da dirigente sportivo. Stamattina è stato giudicato colpevole di corruzione e squalificato per otto anni. L’inchiesta scaturisce da un anomalo versamento di due milioni di franchi svizzeri nel duemilaundici da parte del Presidente Fifa Blatter per un’ipotetica consulenza svolta una decina d’anni prima. Oggi il livello d’assenza di pudore e decoro del globo calcistico non è stato solo superato ma anche strapazzato. Potrà mai cambiare qualcosa fin quando FIFA e UEFA continueranno ad esser macchine da soldi nelle mani delle multinazionali del pallone ?

Potrebbe darsi che per eccessiva autostima l’ex ‘Le Roi’ sia diventato un pallone gonfiato;  si spera che la sua defenestrazione non assuma quel significato che noi siciliani ben conosciamo.

Quello gattopardesco.

 

 

 

Alessandro Russo

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