Vai a Napoli per un convegno sui problemi dell’università le cui sorti, specialmente nel Mezzogiorno, appaiono alquanto fosche. Prendi un taxi. Il tassista ti dice che per andare dal punto di partenza a quello di arrivo c’è una tariffa fissa (15 euro) a causa dei lavori in corso. Non attiva dunque il tassametro e, quasi per farsi perdonare per l’imbroglio che sta compiendo, ti dà una serie di informazioni utili su dove andare a cena, come una sorta di servizio extra. Lo stesso percorso pagato in base al tassametro è costato, poi, 7 euro.

Prendi il tram e, per precauzione, metti il portafoglio nella tasca anteriore dove dovresti avvertirne la presenza. Niente da fare, te lo rubano lo stesso. Grande abilità. Ti accorgi chi è il ladro, gli contesti il furto, gli dici di restituirti il maltolto, ma lui, persona cordialissima, ti invita con un sorriso ingenuo a perquisirlo – ovviamente aveva passato il portafoglio al compare. Gli astanti reagiscono in maniera diversa. Un giovane romano suggerisce di passare alle maniere forti e di prendere a pugni chi ti deruba. Altre persone, che probabilmente hanno visto il furto, simpatizzano, senza dire niente al fesso di turno. Un signore, genuinamente dispiaciuto per quanto accaduto e forse gravato dall’umiliazione subita dalla sua meravigliosa città, fa di tutto per darti una mano. Vai all’ufficio della polizia alla stazione ferroviaria. Devi aspettare il tuo turno. Ci sono tre poliziotti, ma solo uno è in attività, impegnato davanti al computer con una persona – e il tuo treno sta per partire. Finalmente parli con uno degli altri due, cerchi di descrivere il ladro e dare altre informazioni utili per le indagini, ma il tuo dire cade nel vuoto, come se la vicenda fosse il prodotto di un fato ineluttabile. Ci saranno mai indagini? Il poliziotto ti consiglia di sporgere denuncia quando arrivi a destinazione, così non perdi il treno (e lui non dovrà scrivere l’ennesima denuncia). Al commissariato trovi un poliziotto che fa bene il proprio lavoro, in maniera coscienziosa, superando alcuni problemi causati dalla disorganizzazione dell’ufficio. Vai in banca per chiedere un nuovo bancomat ed una nuova carta di credito e al comune per la carta di identità. Due giorni dopo arriva la buona notizia: hanno ritrovato il portafoglio, ovviamente senza i soldi e le carte di credito, e te lo manderanno a casa.

Alcune considerazioni. In tutto il mondo ci sono borseggiatori e bisogna cercare di non farsi derubare. Quelli di Napoli sono professionisti di altissimo livello che cercano di massimizzare il proprio interesse minimizzando il danno che ti arrecano (non usano violenza, sono simpatici, ti restituiscono il portafoglio con le tue cose, ci manca che vi inseriscano un biglietto di scuse). Nel caso in questione il costo per il malcapitato (carta di identità, patente, ecc.) si aggira sui cento euro, oltre al tempo per andare per uffici. Tanti cittadini soffrono nel vedere che la propria città sia additata come un posto della truffa e del furto. E le autorità, che fanno? Fino a quando la città continuerà a vivere sotto la cappa dell’illegalità e dell’imbroglio troppo spesso tollerati? E se anche le università, che sono un presidio di cultura ma anche di legalità, continueranno a subire un degrado che è sotto gli occhi di tutti, che ne sarà del Mezzogiorno? Sarebbe un bel passo avanti se i grandi talenti dei borseggiatori e degli imbroglioni venissero impiegati per il bene comune e non per gettare discredito sulla città e scacciare i visitatori. Ma, in fondo, quello descritto è uno spaccato dell’Italia intera in questo torno di tempo.

A proposito dell'autore

Giorgio Sirilli è dirigente di ricerca presso l’Istituto di ricerca sull’impresa e lo sviluppo (CERIS) del CNR. Economista e statistico, si occupa di politica scientifica e tecnologica, economia del progresso tecnico, indicatori della scienza e della tecnologia, management dell’innovazione, risorse umane per la scienza e la tecnologia, dimensione territoriale dei processi innovativi, valutazione della ricerca. Ha svolto attività di ricerca allo SPRU, Università del Sussex, Regno Unito e all’OCSE, Parigi, ed ha insegnato in varie università italiane e straniere. E’ autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche, tra cui il libro Ricerca e sviluppo. Il futuro del nostro paese: numeri, sfide, politiche, Il Mulino, Bologna, 2005. Presidente del Gruppo di esperti nazionali sugli indicatori della scienza e della tecnologia dell’OCSE (1984-2002) e del Consiglio scientifico dell’ “Osservatorio sulla scienza, la tecnologia e le qualificazioni” del Ministero della ricerca e dell’educazione del Portogallo.

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