Lo vedi dappertutto, non c’è talk-show politico dove non sia presente (eccetto quelli che vanno in onda in contemporanea, ma si sta organizzando per l’ubiquità…), a Servizio Pubblico, Piazza Pulita, Di Martedì, Ballarò, ormai è di casa. Il viso da bambinone paffuto, la barba incolta, un paio di jeans e quell’immancabile T-shirt con in bella evidenza i soliti slogan: “Basta euro”, “Stop all’invasione”, etc. che hanno sostituito “Padania is not Italy”, dismesso definitivamente per un fine che ormai non è più un mistero.

Già perché Salvini, il nuovo segretario della Lega Nord, noto anche come “l’altro Matteo”, appellativo da lui tanto esecrato, subentrato a Bossi e a Marroni, questi ormai in evidente declino, non si accontenta più del Nord e a differenza dei suoi predecessori sdogana il suo partito e pensa in grande. E come non dargli ragione i sondaggi lo danno intorno al 9,4%, crescita confermata dagli ottimi risultati ottenuti alle regionali dell’Emilia Romagna, dove con il 19% dei consensi la Lega è divenuta la seconda forza politica della regione, doppiando Forza Italia che ne ha racimolati appena l’8%.

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La sua nuova strategia politica, paga: parla alla pancia degli elettori con argomenti che li colpiscono nel segno, come l’immigrazione indiscriminata e la soffocante rigorosità economica dell’Unione Europea. E probabilmente non sbaglia a ritenere che siano temi caldi e cari che potrebbero fare presa anche al Sud. Bisognerà vedere, invece, se l’elettorato meridionale – e non solo quello – vedrà di buon occhio le sue recenti vicinanze con Marine Le Pen e i gruppi italiani di estrema destra. Matteo Salvini ringalluzzito dai risultati positivi organizza lo “sbarco dei mille”, e approfittando dell’attuale spaccatura all’interno di Forza Italia, tra Vincenzo Gibiino e Saverio Romano, e l’irrilevanza del Nuovo Centrodestra, prova a sbaragliare gli azzurri, partito tradizionalmente di riferimento nel centrodestra siciliano. Ma per avere successo al sud Salvini sa bene che il nome del suo partito è un ostacolo non da poco per fare presa sugli elettori. Ed ecco pronta un’operazione di maquillage: cambiare il nome del suo partito al centro-sud, con uno che non evochi troppo le istanze anti-meridionalistiche originarie della Lega Nord. C’è una sfilza di nomi in lizza: in pole position la “Lega dei Popoli”, ma si punta anche ad altri che abbiano al centro il nome di Salvini, come “Il popolo con Salvini”, “Noi con Salvini”.

Questa sua nuova strategia è stata senz’altro rinvigorita dall’inaspettato successo riscosso in quel di Maletto (Ct), dove alle ultime Europee, del maggio scorso, la Lega si è posizionata al primo posto con oltre il 32% di voti. Il programma di Salvini per conquistare la Sicilia è già in evoluzione ed è stato affidato a un coordinatore regionale, il catanese Angelo Attaguile, con un passato nella Democrazia Cristiana. Attaguile, su cui Salvini evidentemente ripone piena fiducia, dirigerà pure la segreteria del Sud Italia. C’è da vedere se il maquillage di Salvini (cambiamento del nome del partito e l’affidarsi a personaggi del luogo) farà dimenticare ai meridionali i suoi rigurgiti anti-sud. Nella mente di molti c’è ancora il suo tormentone che taccia il meridione di essere un parassita che campa alle spalle del ricco Nord. Ma di sicuro lo ricordano ancora meglio in Campania, dove in primavera si potrà sperimentare con le elezioni Regionali. Vedremo se i campani avranno perdonato i suoi cori offensivi, del 2009 a Pontida: “Senti che puzza, scappano anche i cani. Sono arrivati i napoletani…”.

Da secessionista a patriota italiano, da denigratore del meridione a protettore del sud, all’insegna del vezzo tutto italiano del trasformismo che non passa mai di moda, che muta di forma ma non di sostanza, ma non ha mai fine né confine, pur di raggiungere il proprio tornaconto!

Vincenzo Adalberto

 

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