Marco Tomaselli

ACI CASTELLO – Vi avevamo segnalato, poche settimane fa, la complessa situazione del cantiere Rodolico, sul lungomare di Acitrezza, uno dei pochi “reduci” a basarsi sull’antico mestiere di mastro d’ascia.

Un lavoro difficile, che ha però sempre dato grandi soddisfazioni, fino alla triste vicenda di qualche mese addietro: “Avevamo da poco alato cinque imbarcazioni, – racconta Salvatore, il terzo discendente della famiglia – quando una mattina sono arrivati i vigili e, senza nessun preavviso, ci hanno multato con un verbale di 14.000 euro. Da più di sessant’anni noi aliamo le barche a terra per effettuare le riparazioni, è sempre stato sufficiente presentare una domanda alla Capitaneria di Porto e non si è mai pagata la sosta. Ma si sa che tutto può cambiare da un momento all’altro. Buona parte della costa, compresa la zona del nostro piccolo cantiere, è diventata comunale: l’amministrazione ci ha avvisato e concesso il suolo, avendo noi pagato regolarmente tutte le tasse”. Tutto regolare e tranquillo, fino al “blitz” della scorsa primavera, di cui Salvatore non riesce a darsi pace e spiegazioni: “Se il Comune ci avesse avvisato per tempo che si doveva pagare l’area del nostro capannone e la sosta delle barche in riparazione, noi avremmo, come sempre, agito secondo le regole. Hanno sospeso la concessione per poi restituircela solo dopo l’impegno a pagare la multa; dovendo velocizzare lo sgombero, ho dovuto smaltire buona parte dell’attrezzatura nella discarica speciale, pagando ulteriori 7000 euro”.

Un colpo durissimo per chi ha impiegato tutta la sua vita tra le barche, un privilegio per chi è nato nella terra dei Malavoglia: “Ho avuto sempre la passione, mi è stata trasmessa con naturalezza da mio nonno e mio padre. Prima costruivamo barche piccole, per lo più indirizzate nel Golfo di Catania, poi con la pesca moderna abbiamo avuto sempre più richieste di imbarcazioni grandi”. Il futuro, però, non appare molto roseo: “Finché non riavremo la concessione saremo senza lavoro, perché di barche nuove non se ne costruiscono più. Siamo impauriti, dopo una vita di onesto lavoro siamo stati trattati come dei terroristi.”

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