Salvo Reitano

Siamo un Paese morto. Un cadavere che nessuno vuole seppellire. Altro che SI e NO al referendum costituzionale. Siamo un Paese in avanzato stato di decomposizione. Siamo il Paese delle merendine. Voi direte: perché? La vicenda risale ad alcuni giorni fa. La storia, per sommi capi, è questa. Uno studente di 17 anni che frequenta l’Itis Pininfarina di Moncalieri, in provincia di Torino, figlio di un operaio e di una casalinga, una famiglia a basso reddito, si industria per racimolare qualche euro. Cosa fa. Durante l’ora di ricreazione si accorge che i prezzi  delle merendine e delle bibite sono particolarmente alti, tra 1,50 e 2,50 euro, con poca differenza tra il bar della scuola e le macchinette. schermata-2016-11-25-alle-20-22-53Allora aguzza l’ingegno e crea una sorta di mercato parallelo. Corre al supermercato e riempie lo zaino di bibite e merendine per rivenderle a prezzi decisamente più convenienti ai compagni di scuola. Le compra a 30 centesimi e le rivende a 50 guadagnandoci solo 20 centesimi. Non è che fa chissà quali guadagni. A stento mette insiemi i soldi per la ricarica mensile del telefonino per non pesare ulteriormente sul bilancio familiare già troppo risicato.  Il giovane dimostra anche una certa professionalità: un talento naturale per il marketing con  un mercato potenziale costituito dai 1.700 allievi dell’istituto moncalierese. Si affida anche alle nuove tecnologie. Compra a buon mercato, il talento è talento, uno smartphone usato e crea un gruppo su WhatsApp per acquisire e smistare gli ordini in tempo reale. Un genio. Ora, secondo me, un ragazzino di 17 anni che invece di farsi le canne e riempirsi di “shortini” di vodka pensa a come raggranellare qualche euro nell’ora di ricreazione, con un’idea imprenditoriale, è uno da seguire e premiare, un valore aggiunto da non perdere e da valorizzare.
Invece, siccome siamo in Italia, un Paese morto e in avanzato stato di decomposizione, il preside del Pininfarina lo sospende per dieci giorni con la motivazione che quel tipo di attività può causare problemi di sicurezza alimentare. Sicurezza alimentare? Ma vi rendete conto? Tutti in Italia sanno bene che sicurezza alimentare vuole dire tutto e niente e che spesso è gravemente disattesa, quasi sempre ignorata. Nelle nostre scuole si spaccia, si fuma, ci si ubriaca, tutte cose per le quali la sicurezza alimentare sembra non esistere. Però si perseguita un ragazzo che con un’idea semplice e allo stesso tempo geniale compra e rivende le merendine ben confezionate del supermercato e lo si accusa che il suo operato vìola la sicurezza alimentare. Suvvia, fatemi il favore. Ce ne vorrebbero a centinaia di giovani così nelle nostre scuole. In qualsiasi altro paese del mondo lo studente di Torino sarebbe stato premiato. Noi, invece, che facciamo? Lo sospendiamo. Qualche solone, l’Italia è piena di questi personaggi saputelli, avrà trovato pure il coraggio di dire che il ragazzo ha guadagnato dei schermata-2016-11-26-alle-19-17-20soldi in nero e magari era pronto a trasferirli in qualche “paradiso fiscale”. Ma chi se ne frega. Io a questo ragazzino gli pagherei gli studi a vita: la Scuola, l’Università, i Master. Centinaia di ragazzini che vendono merendine e centinaia di soloni in meno in mezzo alle scatole. E questo sarebbe un Paese che cresce come dice con aria professorale chi ci governa?. No, questo è un Paese che muore, sommerso da migliaia di leggi, miliardi di circolari, di regole e la sicurezza alimentare ad orologeria.
Il diciassettenne, come riferiscono le cronache, è un bravo ragazzo, molto timido. Non beve, non fuma, non si droga, non ha piercing né tatuaggi e non ha dubbi sulle aspirazioni future: «Mi piacerebbe aprire un’attività per aiutare la mia famiglia, ma papà fa l’operaio e abbiamo solo il suo reddito». Quanti sono i ragazzi così? Giustamente non vuole accettare la sanzione comminata dal preside, perché a scuola c’è chi porta e vende droga, in maniera indisturbata, e la fa franca. Perché?. Già, perché?
Capite che è una cosa da matti. Pusher indisturbati che non si fanno beccare e un ragazzino che con un’idea semplice vende  bibite e merendine alla luce del giorno, sospeso.
Sono questi gli effetti devastanti della mentalità burocratica di questo nostro sventurato Paese. Dove l’anagrafe tributaria, come ha riferito il Sole 24Ore, è l’unica al mondo che è in possesso  del maggior numero di dati dei cittadini. Conoscono in maniera dettagliata ogni cosa della nostra vita: dai saldi di conto corrente e delle carte di credito alle medicine che siamo costretti ad assumere. Contano i battiti del nostro cuore e la frequenza del nostro respiro. Ogni nostro movimento è controllato, valutato, passato a setaccio. E tutto questo per insegnare ai ragazzi che vendere le merendine a scuola è un reato ed è contro la sicurezza alimentare. E’ questo il Paese dove di burocrazia e di carte si muore; dove gli imprenditori vessati dal fisco e dalle banche vengono accompagnati per mano verso il suicidio; dove ogni giorno scompaiono arti e mestieri, dove la meritocrazia non esiste, dove la giustizia ha tempi biblici e non sempre è garantita. E’ il Paese dove da decenni, ormai,  assistiamo alla fuga collettiva dei nostri giovani più talentuosi che qui non trovano possibilità e occasioni per emergere. La vicenda del ragazzo di Torino è uno schiaffo in piena faccia al buon senso, mentre la corruzione dilaga e la mafia, che è un atteggiamento mentale prima ancora che un’associazione criminale, si annida sotto mentite spoglie in ogni anfratto della nostra esistenza.  Sono tutti elementi che dovrebbero far scattare in ognuno di noi un moto di ribellione. Invece niente. Silenzio di tomba davanti al cadavere del Paese che si decompone.
Un’ultima annotazione prima di chiudere. Tra una settimana, la prossima domenica, andate a votare per la riforma costituzionale. Non importa cosa. SI o NO fa lo stesso. Andate a votare. Tanto il problema di questo Paese, indipendentemente da chi vince, sono e saranno sempre le merendine.


-- SCARICA IL PDF DI: Il Paese delle merendine --


Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata