di Graziella Nicolosi

Qual è la differenza fra un “apprendista” e un “pioniere”? “Il primo è imprigionato dalle regole e bloccato dalla paura, il secondo è sicuro di sé. Il primo prende tempo, il secondo affronta gli ostacoli. Il primo sta ancora aspettando qualcosa per cui valga la pena combattere, il secondo ha un progetto da portare a termine e non si fa spaventare dalle difficoltà. Entrambi hanno dei sogni, ma solo il pioniere riesce a trasformare il sogno in un obiettivo”.

Luca PanzarellaLa considerazione viene da Luca Panzarella, 32enne di origini palermitane che da una decina d’anni ha lasciato la nostra isola. Roma, Londra, San Francisco, Melbourne e Milano sono le città in cui ha vissuto, lavorando come grafico pubblicitario e web designer. Ha diretto un’agenzia creativa e lanciato diverse start up sul web, ma dall’età di 14 anni alla passione per la grafica e l’informatica accompagna quella per la scrittura, che lo ha portato a confezionare alcuni manuali pratici (e autoprodotti senza l’aiuto di un editore), tutti incentrati sul tema del lavoro ai tempi della precarietà. Basta scorrere i titoli (“Vivere freelance”, “Viaggio dell’eroe precario”, “Il lavoro è finito”), per capire che il suo ultimo testo (“Diventa un pioniere” – www.diventaunpioniere.it ) rimane nel solco già tracciato dai precedenti. Facendo tesoro delle riflessioni fornite dai suoi lettori, che Panzarella ha incontrato in questi anni in giro per l’Italia.

Dalle domande e dai dubbi di tanti “aspiranti pionieri” è nato questo volumetto svelto e concreto, che in poco più di 100 pagine vuole dare una spinta alla creatività imprenditoriale di una generazione stanca di aspettare.

Il libro si rivolge ai trentenni di oggi, in gran parte insoddisfatti e frustrati da aspettative troppe alte, proprie e delle proprie famiglie; adeguati al “modus vivendi” della massa, che li vuole tutti uguali, incapaci di fare scelte diverse e azzardate. “Siamo una generazione di adeguati”, dice l’autore. “Tutti aspettano un lavoro? Io aspetto. Tutti sperano in una raccomandazione? Io ci spero”. Trentenni che si accontentano di un lavoro che non amano (quando va bene) e hanno paura di abbandonare la sicurezza per seguire le proprie ambizioni.

Panzarella ricorda la propria esperienza, l’angoscia di lasciare la Sicilia e poi un lavoro sicuro a Roma per “mettersi in proprio” e lanciarsi nel mondo imprenditoriale. Ricorda le resistenze di chi lo circondava e voleva scoraggiarlo, e i primi fallimenti. Ma anche la soddisfazione di poter dire alla fine “ce l’ho fatta”.

Da qui vengono i suoi consigli per i lettori, per quelli che non si accontentano della propria situazione e vogliono cambiare vita. Smettendola di impantanarsi nel vittimismo e dare sempre la colpa “agli altri”. Smettendola di crogiolarsi nella riflessione, per passare definitivamente all’azione. Perché l’obiettivo non è “prepararsi a diventare…”, ma “diventare..”.

 

 

 

 

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