Marco Iacona –

Un incontro tra aderenti al Partito Democratico organizzato da Giovanni Burtone. Due le parole d’ordine che non è escluso si uniscano in un periodo unico: “speranza”, “territorio”, “speranza nel territorio”. Nel disgraziato sud.
Venerdì pomeriggio, Hotel “Nettuno” lungomare di Catania. Il Pd riunisce dirigenti locali, amministratori, fedeli e fedelissimi, per il punto della situazione. Presidente e segretario provinciale presenti. Le sfide del Pd in Italia, al sud e per il sud e il pubblico risponde. Dalla periferia al centro, dal comune al governo centrale, passando per la regione, le responsabilità sono allo zenit. Chi crede oggi ai Cinque stelle? Il centro-destra si è quasi svaporato – c’è chi vorrebbe passare armi e bagagli al nemico – e il Pd è uomo solo al comando (o quasi), gratificato e gravato dall’onere di governare un paese complicato come pochi.
Il giovane Matteo Renzi lo ricorda Enzo Bianco – in prima fila – è capo del governo e segretario del Pd, è energico e ha voglia di fare. Settimana scorsa ha visitato Catania, «ha avuto quattro appuntamenti, poi di seguito tre incontri a Reggio Calabria, quindi ad Avellino, Napoli, è tornato a Firenze e non ha smesso di lavorare». Ha visitato il sud «che non si lamenta», quello delle migliori intelligenze d’Europa. A Catania ha incontrato «ragazzi che si inventano cose bellissime»: c’è chi ha trasformato gli scarti delle arance spremute in tessuti bio. «Questo è un sud orgoglioso delle sue capacità» e la politica nazionale non può girarsi dall’altra parte. Renzi ha detto «l’Italia cresce se cresce il sud».
In principio uu appello lanciato dai piddini locali all’ospite del “Nettuno” Francesco Bonifazi, componente della direzione nazionale del partito e tesoriere. Due in uno i messaggi «da portare a Roma»: attenzione al territorio e alle strutture territoriali e riattivazione di un canale di comunicazione col territorio affinché le opzioni politiche non siano «scollegate». I due interventi che contano – se si esclude quello di Bianco – sono stati preceduti da una serie di note di dirigenti e amministratori locali. Anche qui parole d’ordine: orgoglio, appartenenza, attenzione al sud e ai circoli territoriali. Poche critiche, motivate: responsabilità è obbligo a non sottrarsi alle rampognette degli esponenti locali.
Il dottor Gino Panascia parla del dovere di attuare un gioco «meno sporco» nella sanità dove deve «vincere il merito». A Catania il Pd sta approntando la sfida della città metropolitana, spazio urbano di trecentomila abitanti che eroga servizi per quasi un milione. «Il piano della città metropolitana è centrale», dice il giovane Livio Gigliuto, «la regione Sicilia però non sa che confine debba avere». Franco Pignataro ex sindaco di Caltagirone, sottolinea la differenza tra «noi e gli altri», l’idea della società è tutto. Si auspica che il governo riprenda un dialogo fruttuoso coi sindacati (gli fa eco il deputato Luisella Albanella): «c’è bisogno di rappresentanza adeguata, soprattutto se le leve del potere verranno utilizzate da qualcun altro» (il messaggio è chiaro), i corpi intermedi sono la «nervatura della società». È lui a introdurre il tema della lotta alla mafia capitolina, maritandolo alla spinosa questione del “Cara” di Mineo «operazione affaristica»: chi è in galera ha gestito il centro senza alcuna rendicontazione e per logica clientelare che riguarda altri partiti della colazione di governo. In chiusura il rimprovero più duro: «Il Pd su questo non parla!». Il pubblico applaude. Meno Berlusconi (anzi basta con Berlusconi) e più politiche per le imprese, infrastrutture e nuove soluzioni per problemi antichi, chiude così il segretario provinciale piddino Napoli.
I vertici non si discutono. Renzi lavora bene e con coraggio (vedi “Jobs act” e legge di stabilità). Il premier sta cambiando Italia e partito, soddisfa appieno la voglia di rinnovamento. Bonifazi è amico del premier come Burtone lo è di Bianco. Tocca a loro concludere la serata. Anche Bonifazi intervistato prima della relazione aveva detto la sua sui “fatti di Roma”.
«Onorevole, che impressione le ha fatto il matrimonio Roma-mafia-politica? ». «Non ho impressioni su indagini, solo fiducia nella magistratura. E spero che faccia chiarezza. Se vi sono responsabilità è giusto che le persone paghino. Sono ospite da pochi mesi a Roma, vengo da Firenze, e non mi ero mai accorto di ciò che è apparso: oramai la palla è alla magistratura». «Ma un suo commento, in generale?». «È un fatto spiacevolissimo. Matteo Renzi ha fatto bene a commissariare il Pd romano. Al di là delle responsabilità è bene però, in un momento come questo, dare seguito a parole di semplicità e trasparenza che da quello che si legge sui giornali, indubbiamente nel Pd romano non erano così chiare. L’Italia ne esce indebolita perché se tutto sarà confermato il problema è di un’intera classe dirigente anche a livello trasversale e non riguarda solo il Pd». «Ha sentito il sindaco Marino?». «Non l’ho sentito, ma ho la sensazione che se anche le su scelte politiche dividono, dal punto di vista dell’onestà sia un presidio di certezza. Saprà superare questo momento che è oggettivamente di difficoltà». «Ci saranno ripercussioni sul governo?». «No, non ci saranno ripercussioni sul governo.».
Bonifazi è a Catania per raccontare quello che avviene nella Roma delle istituzioni. La strategia renziana, dice rivolgendosi alla platea, è quella del doppio binario: occorre «ribaltare l rapporto tra Stato e cittadini» e bisogna impegnarsi per cambiare il Paese. Le riforme sono di tre sottotipi: costituzionali, elettorali e quelle che riguardano altre urgenze. Il superamento del bicameralismo perfetto snellisce il processo legislativo e inibisce certo scollamento nelle istituzioni. Il Senato sarà, com’è noto, un ramo delle autonomie. Ciò darà nuova credibilità nei contesti internazionali.
Per quanto riguarda la legge elettorale, bisogna approvarne una (non fa nomi, ndr), grazie alla quale si attribuiscano vittoria certa e relative responsabilità di governo per cinque anni. C’è una grande dialettica interna: il Pd ha tante anime come si sa. Due i punti certi: il premio di lista e la logica bipolare. Il governo però ha mietuto successi in altri campi: dalla dichiarazione dei redditi precompilata che cambia il rapporto fisco-contribuente alla tassazione sul lavoro, fino alla stabilizzazione degli 80 euro in più (aiuto concreto e simbolico insieme). Finanche sul finanziamento dei partiti. Il Pd è oggi un partito in perdita perché sta vivendo la stessa rivoluzione che interessa il Paese. Occorrono nuove forme di finanziamento, come le criticate ma utili «cene». Infine una promessa. Nel 2018 l’Italia sarà ribaltata e con essa il partito che la guida oggi.
Elemento di contatto tra realtà locale e governo nazionale Burtone è padrone di casa della serata. Uomo del dialogo e del confronto, rivendica meriti e successi del governo e del partito. Province e finanziamento pubblico spariti. Pd primo partito in Italia: alle europee è andato oltre il 40% («oggi la gente lo vota con speranza»); la protesta populista ha nome e cognome: Matteo Salvini, ci si rivolge a lui per rabbia perché i problemi sono gravissimi, come quello del diritto al lavoro. La sfida però è partita. L’Italia ha bisogno di una politica industriale, di un nuovo Enrico Mattei che inventi nuovi settori e irrobustisca i vecchi.
Suo cruccio comunque è riportare in auge i problemi del Mezzogiorno. Renzi ha visitato la Catania che ce la fa, «ma c’è una città in difficoltà che ha bisogno di essere sostenuta». Nella storia, non c’è un presidente del consiglio, dice Burtone, che abbia amato il sud come Renzi. Tuttavia non c’è da essere contenti del governo regionale. Lì occorre ancora una «linea, un programma da seguire», su lavoro, sanità, rifiuti (rischiamo «la Campania») e naturalmente il malaffare. Infine i rapporti con l’Europa e una citazione da Sant’Agostino: i finanziamenti non devono essere restituiti come in passato, ma impiegati per integrare un processo di sviluppo». Tra «rabbia» e «coraggio» è bene si scelga quest’ultimo. C’è spazio per rincarare la dose. Chiedo: «le province siciliane all’ultimo posto per vivibilità nel Paese…». «È questo il tema. Il Mezzogiorno è un problema, col dramma della disoccupazione e della dispersione scolastica. Di segnali positivi non ne mancano grazie a Renzi, dobbiamo tuttavia continuare a lavorare».

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