Tenete bene a mente il nome delle nostre 20 regioni perché in un prossimo futuro potrebbero cambiare non solo nel nome ma anche nella conformazione.

Liguria, Valle D’Aosta, Piemonte, Friuli, Veneto, Trentino Alto-Adige, Toscana, Umbria, Abruzzo, Marche, Molise, Campania, Puglia e Calabria potrebbero scomparire dalla toponomastica delle Regioni italiane se il disegno di legge costituzionale, presentato alla Camera dai parlamentari del Pd, Roberto Morassut e Raffaele Ranucci, dovesse andare in porto. Resterebbero inalterate invece nel nome e nella geografia Lombardia, Calabria e Sicilia.

Ma vediamo nel dettaglio, secondo la proposta del deputato Morassut e del senatore Ranucci come cambierebbe l’Italia.
La Regione Alpina comprenderebbe la Valle d’Aosta, il Piemonte e la Liguria. Le altre regioni sarebbero la Lombardia, l’Emilia Romagna (comprendente anche la provincia di Pesaro), il Triveneto (Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino), la Regione Appenninica (Toscana, Umbria e provincia di Viterbo), la Regione Adriatica (Abruzzo, provincia Macerata, Ancona, Rieti, Ascoli e Isernia), la Regione Tirrenica (Campania e le province di Latina e Frosinone), la Regione del Levante (Puglia e le province di Matera e Campobasso), la Regione del Ponente (Calabria e provincia di Potenza), la Sicilia e la Sardegna.

Il Lazio cesserebbe di esistere per riservare alla Capitale un trattamento particolare, Roma, infatti, diverrebbe città-regione con la denominazione “Regione di Roma Capitale”. “Tutte le Capitali europee – ha spiegato Morassut – godono di uno statuto speciale. Roma deve conquistare lo stesso status di Londra, Berlino e Parigi. La trasformazione in città Regione significa semplificare i passaggi burocratici e, allo stesso tempo, offrire meno spazio alla corruzione”.

Ma qual è il vero scopo di ridurre le Regioni secondo Morassut e Ranucci? Ecco che i due esponenti del Pd ce lo spiegano: “Le Regioni sono nate negli anni ’70 per cercare di dare rappresentanza alle diverse identità italiane. Ma se in una prima fase hanno fatto bene e hanno aiutato la crescita del Paese, in un secondo momento sono diventate protagoniste di fenomeni non positivi della vita pubblica. Quindici sono finite sotto inchiesta, 494 sono stati i consiglieri coinvolti, quasi 60 milioni di euro – tutti soldi pubblici – la cifra sulla quale i magistrati stanno ancora indagando. È per questo che ora bisogna cambiare”.

Snellire la struttura regionale del nostro paese non è un’idea peregrina e da rifiutare a priori, anzi è condivisibile sotto molti aspetti, ma quello che invece lascia perplessi è la ratio che muove la proposta dei due parlamentati del Pd, la quale appare, a dir poco, semplicistica. Davvero Morassut e Ranucci pensano di eleminare la corruzione dei politici locali diminuendo le Regioni. Se dovessimo seguire questo filo logico, bisognerebbe eliminare anche l’Italia, giacché la corruzione nel nostro paese non riguarda solo gli amministratori locali ma anche i politici nazionali. Il dibattito sulla riduzione delle Regioni comunque non è nuovo, anche il M5S aveva proposto di dividere la nostra penisola in cinque macroregioni federate, seguita a ruota dalla Lega di Salvini.

Se in Italia si chiacchera in Francia si fanno i fatti, mercoledì 17 dicembre il Parlamento francese ha approvato definitivamente una riforma, che entrerà in vigore dal 2016, la quale riduce le regioni da 22 a 13. A differenza dell’Italia, però, i cugini d’oltralpe insistono su una superficie totale grande più del doppio di quella del Belpaese: 675.417 km² di territorio francese a fronte di 301.340 km² di quello italiano.

Vincenzo Adalberto

 

 

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