Sul caso Crocetta intervengono il Presidente Matteo Orfini e il vicesegretario del Pd, Debora Serracchiani , che “non escludono” di sfiduciare il governatore siciliano. Salvatore Messana (Idv) ha raccolto 11mila firma che ne chiedono le dimissioni. Il Pd regionale si riunisce oggi per decidere sul da farsi

“Non credevo che la figlia più grande, con cui mio padre viveva in simbiosi, abituata con lui a dialogare anche solo con lo sguardo, dopo 23 anni, dovesse vivere un calvario simile a quello attraversato dal padre nella stessa terra…”

Sono queste le parole di Manfredi Borsellino, dirigente del Commissariato di Polizia di Cefalù, ma soprattutto figlio di Paolo, proferite durante la commemorazione del padre, che hanno destato il Pd, non solo quello siciliano ma anche e finalmente quello nazionale.

Non è stato il suo massimo esponente a intervenire nel merito, giacché troppo impegnato a risalire la china nel gradimento degli italiani promettendo il taglio dell’Imu,  scimmiottando ancora una volta l’unica sua vera musa ispiratrice: Silvio Berlusconi.

Ma il Pd parla comunque con la voce autorevole del suo presidente, Matteo Orfini, che entra a gamba tesa proprio mentre Crocetta annuncia di non volersi dimettere e si appresta a rientrare a Palazzo D’Orleans dopo la farsa dell’autosospensione.

“A prescindere dalla telefonata falsa – ha detto Orfini –, perché ci atteniamo a quanto ha detto la Procura, quello che emerge è un quadro inquietante di relazioni complicate e pericolose del cerchio magico del governatore. Cosa che il Pd siciliano aveva denunciato da tempo, criticando Crocetta per le cose che stanno emergendo”, ha affondato il presidente del Pd. “La sfiducia al governatore? Quando dico valutare ogni scenario dico questo”.

Pensiamo di non distorcere le parole di Orfini se parafrasiamo quanto da lui detto nel seguente concetto.

Anche ritenendo falsa l’agghiacciante intercettazione pubblicata dall’”Espresso”, il Pd valuta di dimissionare il governatore siciliano, perché troppo stretto era il rapporto che legava il primario di Villa Sofia a Crocetta, perché è proprio grazie ai rapporti privilegiati col Presidente della Regione che Tutino ha scalato posizioni su posizioni nella sanità palermitana, divenendone di fatto il reggente. Perché dalle altre intercettazioni pubblicate dalla stampa – queste inconfutabilmente autentiche – è “emerso un quadro inquietante”.

E l’arresto di Tutino non può non coinvolgere Rosario Crocetta, che lì ce l’ha messo proprio per amicizia (visto che gli mancavano i requisiti per assumere quell’incarico) e con cui ha serbato fino all’ultimo un rapporto confidenziale: non per nulla l’ex sindaco di Gela è stato il destinatario della prima telefonata fatta da Tutino dopo l’arresto.

Il ragionamento non fa una grinza, ma allora se lo si voleva sfiduciare a prescindere dalla telefonata che ha sollevato un cancan mediatico in ogni dove, perché il Pd non l’ha fatto prima e si è destato solo dopo il discorso di Manfredi, il figlio maschio di Paolo Borsellino che tanto gli assomiglia?

Nessun giudizio di riprovazione, invece, è pervenuto da alcuno degli esponenti della maggioranza crocettiana (eccetto le dimissioni di Fabrizio Ferrandelli): né dopo l’arresto di Tutino, né dopo le dimissioni di Lucia Borsellino, che eppure erano state argomentate con motivi di “natura etica” che investivano in pieno Crocetta e il suo entourage.

La situazione era tollerabile, dunque, fin quando c’erano riforme annunciate e mai attuate, sliding doors per assessori anche di cuffariana e lombardiana memoria, conti pubblici in rosso, etc.

Ci sono voluti una commemorazione pubblica e l’abbraccio di Manfredi col Presidente Mattarella per far rendere conto al Pd dell’insostenibilità della situazione?

Più probabile è che adesso il viluppo Tutino-Crocetta è venuto fuori nella sua inestricabile interezza, e il governatore siciliano è diventato un peso troppo grande da sopportare: il Pd, perciò, ormai con l’acqua alla gola in termini di gradimento elettorale, molla Crocetta. Un peso che alle prossime elezioni si trasformerà per il Pd in un gap molto difficile da colmare, soprattutto nei confronti del M5S.

E questa logica che sta affiorando nel Pd è confermata dal vicesegretario Debora Serracchiani:

“Intercettazione o non intercettazione – dichiara la Serracchiani dopo le parole di Manfredi Borsellino la situazione in Sicilia è insostenibile. Un’agonia politica il Pd non può permettersela”.

Ma mentre il Pd ancora medita sulla prosecuzione di un governo che comunque si è dimostrato fallimentare, tutto improntato com’era sull’improvvisazione, sul protagonismo e sul pedigree antimafia di Crocetta, all’opposizione vi è un coro unanime che ne chiede le dimissioni senza appello. Dal M5S, a Ncd, all’Italia dei Valori. Il segretario regionale dell’Idv, Salvatore Messana, ha addirittura raccolto oltre undicimila firme per chiedere le immediate dimissioni di Crocetta.

Intanto il Pd regionale si riunisce oggi per prendere una decisione.

Vincenzo Adalberto

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