Diego Fusaro, giovane filosofo della politica di cui si parla nel periodo di contrasto reale o apparente al sistema economico, in visita alla Camera del lavoro di Catania. Ospite di un confronto col pubblico organizzato dalla “Società Filosofica Italiana”, dal Dipartimento di Scienze della Formazione e dal circolo di lettura “Communitas”; qui anche per parlare dell’ultima fatica per Bompiani Il futuro è nostro (Bompiani, Milano 2014). Con sottotitolo che parla da sé: “Filosofia dell’azione”. Ritorno della filosofia nell’arena dei lottatori.

Fusaro2Introdotto al dialogo e presentato dal professor Francesco Coniglione presidente della Sfi e dal dottor Giovanni Miraglia tra gli animatori di “Communitas”, Fusaro si è distinto in passato per aver riproposto Marx come critico del capitalismo finanziario dominante. Filosofo che secondo Coniglione era stato seppellito tra i pensatori della “preistoria”, ma che aveva previsto la proletarizzazione della società. Al contrario, i partiti della sinistra si sono imborghesiti preferendo nascondere la questione dei diritti sociali, dietro ben più astratti diritti civili.

Le idee di Fusaro portano in auge critiche di tipo assoluto al capitalismo. Critiche passate di moda o addirittura annacquate da una sostanziale accettazione dello stato di fatto. Il capitalismo viene criticato dalla maggioranza dei cittadini, intellettuali compresi, ma alla fin fine si finisce per accettarlo come male minore, come “inemendabile imperfezione”. A volte perfino come fatto naturale anziché come espressione culturale.

In nome della critica o alternativa al sistema, Fusaro propone il superamento delle categorie destra e sinistra, oramai inservibili perché legate alla stessa matrice economista. Entrambe accettano la sovranità del mercato e la subalternità dell’Italia e dell’Europa agli Stati Uniti. La stessa sinistra avrebbe con la sua condotta favorito la venuta del capitalismo speculativo. Infine rivaluta la ragione dialettica come attributo del non ancora pensato e il pensiero critico all’interno della critica alla borghesia (critica della critica). La sua impostazione poggia su base idealista: pone in discussione il mondo oggettivo, innalza la soggettività a medium. Su questi piani Antonio Gramsci e Giovanni Gentile paiono incontrarsi.

Numeroso il pubblico che segue con attenzione e formula quesiti di vario genere. Si spazia ovviamente dalla politica (anche se Fusaro se ne occupa marginalmente) alla filosofia. C’è chi pretende un’opinione sui 5 stelle, chi su relazioni e relativo superamento di destra e sinistra. C’è spazio anche per domande da “destra”, essendo Fusaro ideologo al di là degli attuali schieramenti. Come si passa dal momento della riflessione a quello dell’“azione”? Con la nascita di forme di comunità, risponde. Il capitale vuole singoli Robinson Crusoe, anche se il filosofo tiene a precisare, e lo ribadisce nella nostra intervista, che il pensiero è azione.

Diego Fusaro, quando parla di alternativa al sistema cosa intende con esattezza?
Intendo qualcosa che sia esterno rispetto al sistema odierno della finanziarizzazione economica e della mercificazione integrale di tutto. Nel libro Il futuro è nostro  ho provato nel sesto capitolo a tratteggiare un modello di filosofia politica alternativo che ho chiamato “comunitarismo cosmopolitico” e che è alternativo sia rispetto all’individualismo neoliberista che sacrifica la comunità in nome dell’individuo isolato, è alternativo anche ai comunismi storici novecenteschi che hanno sacrificato l’individuo in favore della collettività ed è alternativo anche al comunitarismo senza spirito universale delle destre novecentesche. Quindi un modello di filosofia politica alternativo non solo al capitalismo oggi vincente ma anche ai modelli del passato.

Quali sono i suoi maestri dal punto di vista filosofico?
Ho molti maestri sia del passato come Marx, Hegel e Gramsci, sia del presente. A Torino è stato mio maestro Costanzo Preve purtroppo scomparso. Alla cui memoria il libro è dedicato, essendo Preve mancato esattamente un anno fa. Lui è il maestro da cui ho appreso quando era vivente.

Ai giovani cosa consiglierebbe?
Di lanciarsi nella cultura. Di studiare, studiare. Di partire dal mondo della cultura. Solo con essa si può contrastare il sistema del fanatismo dell’economia oggi imperante, che non a caso mira a distruggere la possibilità di farsi una cultura a partire dalla scuola. Quindi invito i giovani a rinunciare al pensiero calcolante che fa di loro semplici macchine da calcolo, organiche al cretinismo economico dilagante. Li invito invece a dedicarsi alla cultura classica, al latino, al greco, alla storia, alla letteratura, alla filosofia. La rivoluzione parte dalla cultura.

Cultura. Ma in Italia si muove qualcosa da un punto di vista culturale?
Non molto. Dal punto di vista politico nulla, perché tutti i partiti oggi esistenti mi sembrano che si muovano in una grande confusione generale dai Pd alla Lega di Salvini, dai 5 stelle ai movimenti di destra. E così via. C’è una confusione totale ed è anche in ragione di essa che io non mi schiero con nessuno di questi partiti. Dal punto di vista filosofico-culturale vedo alcune piccole realtà come il gruppo romano dell’“Intellettuale Dissidente” che comincia ad avere sedi in tutta Italia. Anche in Sicilia, a Siracusa e a Palermo. Forse anche a Catania ne stanno costituendo una. Sono gruppi che a partire dalla cultura più che dalla politica cercano di mostrare un modo di pensare alternativo rispetto a quello dell’economicizzazione della vita spirituale. Un modo di pensare che io nel libro chiamo “abitare poeticamente il mondo” cioè un modo non puramente calcolante.

Anche con Casa Pound ha avuto esperienze, vero?
Ho dialogato con alcuni di loro. Ferma restando la totale distanza che mi separa dai politici di Casa Pound che hanno anch’essi una grande confusione in testa. Ad esempio sono a favore dei nazisti dell’Ucraina loro; ad esempio hanno appoggiato stabilmente Silvio Berlusconi loro; ad esempio si richiamano esplicitamente al fascismo. Tutte cose da cui io sono sideralmente distante. Ma ciò non mi impedisce, proprio perché non sono politico ma filosofo, di dialogare, come dialogo con gente del Pd, del centrodestra, dei 5 stelle, della Lega, di Rifondazione. Non vedo perché non debba dialogare con loro, anche per dire dove sbagliano.

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