Salvo Reitano

Riprendendo la tradizione italiana dei ponti abitati l’architetto e designer Gaetano Pesce raccoglie la sfida lanciata dal premier Renzi e dal ministro Delrio e ripropone il progetto di un ponte “visitabile”. Piloni abitati che, oltre ad essere strutture, hanno funzioni ricreative e di servizio. 

Un lungo serpente di asfalto a forma di S con 20 stazioni che rappresentano le regioni italiane. E’ questa la proposta dell’architetto e designer Gaetano Pesce che, raccogliendo la sfida lanciata dal premier Matteo Renzi e dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, ripropone il progetto di un ponte “visitabile” e abitato sullo Stretto di Messina.
Ma chi è Gaetano Pesce. Nato nel 1939 a La Spezia, dopo aver abitato a Venezia, Londra, Helsinki e Parigi, si trasferisce a New York nel 1980 dove tuttora vive.
Insegna per 28 anni all’Institut d’Architecture et d’Etudes Urbaines di Strasburgo e tiene lezioni nei più importanti istituti culturali e nelle più rinomate università del mondo.
Le sue opere multidisciplinari sono, tra gli altri, parte delle collezioni permanenti del MoMa e del Metropolitan Museum di New York, del Victoria and Albert Museum di Londra, del Centre Pompidou di Parigi, del tedesco Vitra Design Museum e del Montreal Museum of Art, come di altri musei in Giappone, Portogallo e Finlandia.
I suoi lavori – in ambito architettonico, di pianificazione urbana, design d’interni per mostre o industriale – si distinguono per l’uso illimitato del colore e l’utilizzo ostinato di materiali rivoluzionari, sviluppati grazie alle nuove tecnologie.schermata-2016-10-05-alle-18-20-36
“Già dieci anni fa – dice l’architetto Pesce – avevo espresso all’allora primo ministro Berlusconi che l’Italia non poteva fare un ponte (alla cifra disonesta di 600 milioni di euro) che fosse una copia del Golden Gate di San Francisco”.
“Se si realizzasse questa imitazione – continua – sarebbe degradante per il nostro Paese. Per questo invito i lettori a guardare il contro progetto da me fatto che riprende una tradizione italiana dei ponti abitati e rende giustizia a due regioni “dimenticate” dal governo centrale romano: la Sicilia e la Calabria.”
“Vi sfido: se siete in condizione di portare le carte e di sbloccare quello che è fermo da 10 anni noi siamo pronti, noi ci siamo”. Queste le parole del premier che sanno molto di utopia, per un’opera accantonata e riproposta a corrente alternata, utilizzata come promessa, questa volta ci ha messo la ciliegina dei 100 mila posti di lavoro, irrealizzabile e puntualmente irrealizzata.
Coglie la palla al balzo Pesce e da New York fa sapere che quella dell’annuncio di Renzi “è stata una bella sorpresa e significa che l’Italia riprende la tradizione che ha abbandonato almeno da due secoli: realizzare delle grandi opere di architettura che il mondo ancora ci invidia”.
L’architetto e designer ripropone i dettagli della sua idea di Ponte sullo Stretto. Sono appena dei bozzetti che non fanno i conti con costi e ricavi, ma quanto a concept sono all’avanguardia. Qualcosa di veramente nuovo e mai proposto prima d’ora.
A guardarli gli schizzi, alcuni li potete vedere in questo servizio, propongono una serpentina a “esse” per eliminare il rischio di premere troppo sull’acceleratore e nel contempo rendere  omaggio alla Sicilia disegnandone l’iniziale. Ma l’idea più geniale è soprattutto quella di realizzare, a sostegno dell’intera struttura, venti grandi piloni che rappresentano tutte le regioni italiane ognuna con le attrattive delle specificità locali.  In pratica un ritorno alla grande e antica tradizione italiane dei ponti vivibili e a abitabili come Ponte Vecchio a Firenze.
schermata-2016-10-05-alle-18-20-52Il concetto dei piloni abitati è, nell’idea di Pesce, caratteristica di fattibilità e sostenibilità. Così, per sponsorizzare le eccellenze locali, le stesse regioni si fanno carico dei costi di realizzazione di ciascuna struttura prevedendo spazi per alberghi, ristoranti, negozi e centri espositivi,  capaci di generare reddito e riassorbire la forza lavoro dall’industria delle navi traghetto dello Stretto che potrà essere reimpiegata nelle diverse attività di intrattenimento ospitate nel ponte.
Una sorta di Expo permanente in mezzo al mare che lo stesso Pesce sintetizza così:“So che il ponte sullo Stretto probabilmente non si farà mai, ma il pretesto è buono per capire il modo di procedere tutto italiano. In Italia non abbiamo ricchezze materiali, né petrolio, né uranio, abbiamo però il patrimonio della creatività: moda, design, cucina, auto. Siamo stati per secoli il Paese più copiato al mondo e ne abbiamo goduto di grande prestigio. E la creatività è esponenziale, porta denaro, fa muovere l’economia. La mia idea è nata guardando il layout del Ponte di Messina: il ponte è ripetitivo, uguale a centinaia di altri al mondo, una campata di 3 km senza pilastri – qui sarebbe la grande invenzione – progettato da un team giapponese”.
“Allora mi chiedo: perché spendere 5000 milioni di euro per fare una cosa che si attraversa in tre minuti a 60 km all’ora? Qual è l’interesse? Non riesco a trovarne la ragione. In Italia abbiamo la tradizione dei ponti abitati, come Ponte Vecchio a Firenze o Rialto a Venezia. Perché quindi non usare questo progetto come occasione per ridare alla Sicilia e alla Calabria un’energia, un’unicità che queste regioni da tempo non hanno, soffocate da interessi di mafia e di partito? È qui che ho pensato a un ponte abitato, appunto, retto da 20 pilastri, ognuno dedicato a una Regione, che ospitano alberghi e ristoranti. Un ponte non da attraversare in pochi minuti, ma talmente attrattivo da passarci una settimana di vacanza”.
Un’idea innovativa per un’opera architettonica unica al mondo, quella dell’architetto Pesce, che  ancora una volta dovrà fare i conti con il solito slogan elettorale che ha tutto il sapore di una beffa perché il premier Renzi sa bene che altre sono le priorità per la Sicilia e la Calabria.
Sa bene che servono risorse per la messa in sicurezza del territorio che frana in ogni dove. Risorse per interventi strutturali sulla rete viaria, per il raddoppio dei binari ferroviari, per la rete idrica, per l’edilizia scolastica, per l’ammodernamento delle infrastrutture esistenti e in stato di abbandono.
Lo sa, ma fa finta di non saperlo. E il ponte, anche quello straordinario e innovativo immaginato dall’architetto Pesce, resterà un sogno.


-- SCARICA IL PDF DI: Il Ponte sullo Stretto e quei piloni vista mare --


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