Satira politica – In tempi di terrorismo islamico a Roma pare si stiano inquietando per la presenza periodica di un uomo, dall’acceso accento siciliano, dalla pronuncia aperta, dai capelli bisunti e ribelli, che con cadenza bisettimanale transita a piedi da Corso Umberto per poi sostare, accovacciato, in un angolo di Piazza Colonna, col cappello in mano in attesa di una questua che gli salvi la vita. Si pensa sia un jihadista travisato all’occorrenza.

Il postulante dice che la carità non serve solo a lui ma anche alla sopravvivenza di un popolo di oltre 5 milioni di abitanti, che abita in un’isola situata ai confini tra l’Africa del Nord e la punta dello Stivale. “È questione di vita o di morte”, ripete insistentemente. Altri però sostengono che la verità sia un’altra e la questua serva a mantenere in vita un governo. È ancora da capire se si tratti del governo dello stato islamico o di quello di 13 nullafacenti. In ogni caso pare che entrambi i governi – con le dovute differenze, non scherziamo – siano notevolmente perniciosi alla società.

L’identità del postulante è ancora in corso di accertamento, ma l’identikit tracciato dalla Polizia Scientifica pare corrisponda a un uomo dai tratti molto simili a quelli del nostro presidente della regione, al secolo Rosario Crocetta da Gela.

E, in effetti, molte sono le corrispondenze: le caratteristiche somatiche del questuante e i frequenti viaggi del governatore siciliano a Roma, a chiedere la carità al premier Renzi,  fanno pensare che la persona che sta inquietando le strade della capitale sia proprio lui.

Si sa la satira e la parodia, per quanto possano attingere all’ironia e alla fantasia, fanno della verità sostanza.

E, infatti, proprio oggi a Palazzo Chigi ci sarà l’ennesimo incontro, forse quello risolutivo, dove Crocetta tenta di evitare il default che manderebbe il suo governo a casa. Il Presidente, per timore di essere rimandato indietro con un calcio nelle terga, porta con sè l’assessore all’economia, Alessandro Baccei, forte dei suoi buoni uffici col governo romano. Almeno così dicono i beninformati: Baccei è stato imposto a Crocetta per fare da ponte col governo nazionale.

Oddio l’abbiamo detta, non volevamo pronunciarla la parola ponponte, ecco c’è scappata di nuovo! Sì perché in Sicilia questa parola evoca immaginari dall’effetto chimerico e nefasto, ovvero un’opera ingegneristica imponente costruita virtualmente mille volte e mille volte, sempre virtualmente, demolita. Già perché ponte è una parola magica che in prossimità di ogni elezione viene fuori. Angelino Alfano e Matteo Renzi ne sanno qualcosa… E poi ancora il ponte evoca i crolli del viadotto di Himera e quello fresco fresco della statale Palermo-Sciacca. Meglio cambiar discorso…

Ma come dicevamo il ragionier Baccei ha detto che, per risanare il disavanzo regionale relativo al 2016, servono 1,5 miliardi di euro.

Tali fondi, oggetto già di lunghe e numerose trattative il governo Renzi non è disposto a cederli senza nulla in cambio, d’altronde il principio del do ut des difficilmente fa eccezioni.

E in cambio del salvataggio dal tutti a casa, dicono sempre i beninformati, pare che sia stata chiesta su un vassoio d’argento la testa dell’assessore Luisa Lantieri: l’ultimo pomo della discordia di questo scellerato governo regionale.

Si narra, infatti, che Totò Cardinale abbia danzato sensualmente dinanzi a Renzi, questi restandone totalmente incantato gli promise di concedergli qualsiasi cosa avesse desiderato. Totò invaghitosi di un certo Faraone, per entrare nelle sue grazie cercò di esaudire il secondo dei desideri del suo amato, giacché il primo era impossibile realizzarlo. Congelando, per il momento, la testa del Presidente, primo desiderio e anelito proibito del Faraone, Totò chiese e ottenne da Renzi  quella di Luisella. E pare che l’affare si sia concluso, tant’è che Luisella è stata avvistata con la capoccia per aria e le valigie in mano ( da perfetta precaria…), mentre Crocetta, tutto contento,  contava le banconote governative, una per una, bagnandosi le dita con la saliva per non fare appiccicare i bigliettoni.

Il prezzo di una delle sue 55 figurine Panini e del tirare a campare.

Vincenzo Adalberto

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