di Elisa Guccione

CATANIA – Equivoci, giochi linguistici e paradossali fraintendimenti in una messa in scena curata in ogni particolare decretano il successo de “Il ratto delle Sabine”, in programmazione al teatro Brancati dal 15 gennaio al 1 febbraio.10931470_10203674901768795_7751884367947074917_n

Pippo Pattavina mattatore e regista del testo di Franz Von Schontan ritenuto ormai un caposaldo del teatro dialettale siciliano firma, insieme ad Orazio Torrisi, l’adattamento utilizzando un linguaggio più immediato e moderno riuscendo così a dare all’intera rappresentazione un ritmo incalzante e di grande presa sul pubblico. I vari personaggi, che si muovono nell’elegante scenografia realizzata da Giuseppe Andolfo, ricordano i protagonisti delle strisce di Comix del secondo dopoguerra ovvero il periodo in cui è stata ambientata la rappresentazione teatrale. Lo scalcinato ed ignorante capocomico di un improbabile compagnia di provincia che cerca di sbarcare il lunario sfruttando la vanità del professor Scandurra, disposto a finanziare la rappresentazione della sua opera “Il ratto delle Sabine” diventata una farsa nelle mani del furbo Tromboni, viene arricchita da esilaranti malintesi, allusioni e innumerevoli giochi di parole portati sulla scena da un eccellente ed affiatato cast artistico capitanato da un incontenibile Pippo Pattavina e composto da Agostino Zumbo, Riccardo Maria Tarci, Olivia Spigarelli, Evelyn Famà, Ramona Polizzi, Carlo Ferreri e Raffaella Bella.

Una grande farsa in cui situazioni esasperate e paradossali trovano la loro massima espressione in quell’umorismo surreale di cui è intriso tutto lo spettacolo. Esilarante il momento in cui tutti i protagonisti alla fine del secondo atto si trovano sulla scena nel tentativo dissacrante di far capire i motivi della disfatta teatrale causati dall’incompetente ed incolto Trombone.

Elisa Guccione  

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