di Anna Rita Fontana
Santa Elisabetta – L’interesse preponderante del mito di Minosse, che aleggia sulla montagna di Guastanella, e il fascino che promana dalla narrazione millenaria suffragata dalla storia, di cui ci parla la scrittrice e archeologa Rosamaria Rita Lombardo nel saggio L’ultima dimora del re (Fara Editore) tengono viva la curiosità del lettore, del ricercatore, e di tutti i visitatori che accedono alle ammalianti cavità rupestri del sito agrigentino. Durante il convegno tenutosi in proposito a Santa Elisabetta, abbiamo voluto approfondire il legame tra mito e storia, consultando uno studioso appassionato, ovvero il prof. Settimio Biondi, che ha affrontato la tematica “Il mito tra Verità e le verità”. Ex dirigente per trentacinque anni del comune di Agrigento, nonchè assessore alla Cultura della Provincia, con l’allora presidente Stefano Vivacqua; amante della cultura ad ampio spettro e libero pensatore, come si definisce, Biondi ha fondato biblioteche, ha riaperto il Museo civico e ha partecipato alla riapertura del Teatro comunale di Agrigento.
-Prof. Biondi , non è facile delimitare il confine tra mito e storia. Come si relazionano l’uno all’altra, secondo Lei?
“Io penso che il mito sia storia tramandata oralmente, principalmente recepita, scritta ed elaborata, evitando in proposito il termine narrare che è proprio della verbalità, e scrivere che è proprio della forma grafica. Il mito è stato formulato in un periodo in cui l’intelligenza dell’uomo non era un’intelligenza razionale. Il pensiero dell’uomo è immaginativo, volitivo, e nel corso degli anni si è dato uno statuto razionale, che è quello della logica, e uno statuto epistemologico, che include meccanismi sillogistici e regole di non contraddizione”.
-Ma fino a che punto la razionalità ha influito, e può influire ancora sul mito che attinge a dati storici tramandati negli anni? Non c’è contraddizione?
“In effetti la razionalità scredita il mito perché ha la pretesa di dimostrarlo, quindi il mito di per sé è indimostrabile in quanto racchiude tutte le verità possibili, anche con interpretazioni che si contraddicono. Platone in proposito ci dice che il mito non potrà mai essere disgregato o superato dal raziocinio, quindi l’uomo se lo ritroverà sempre di fronte”.INTERNO CAMERA  1
Quindi si può affermare che è indistruttibile?
“Questo si spiega in quanto il mito attinge dal pensiero primitivo, in cui immaginazione, volizione, credenza e razionalità coincidevano col pensiero unico, dove c’è l’uomo antichissimo, l’uomo nella sua interezza, che coglieva l’essenza delle cose. Oggi invece abbiamo il dualismo del pensiero, in virtù del quale da un lato diciamo di credere per fede, ma, dall’altro, razionalmente affermiamo che Dio non può esistere”.
-Qual’ è il limite della razionalità?
“Il limite estremo della razionalità è il nulla assoluto, che coincide con la fine del pensiero, o la risorgenza del pensiero come mito, in quanto il pensiero ha bisogno del mito, attingendo a una memoria ancestrale. C’è una verità di fondo che non va razionalizzata o negata, quindi la razionalità deve sempre consentire un’ipotesi, come quella che il monte Guastanella possa essere la tomba di Minosse, senza distruggerne altre”.
-L’archeologia dunque deve farsi vessillifera dei miti nella loro genuinità, come quello di Minosse, testimoniato dalla viva voce narrante di Nicolò Lombardo che dice “ Il re Mini Minosse è sepolto nella montagna di Guastanella, è tutto pieno d’oro e quando lo scoprono egli diventa un capro d’oro e uno degli scopritori dovrà sacrificare la propria vita”. Che valore ha questa testimonianza?
“E’ una testimonianza che aleggia da tempi immemorabili, dunque acquisisce dignità storica e rimanda sempre a una storia vera. I fatti del mito possono essersi svolti in un tempo più o meno recente, ma la loro attendibilità non va messa in discussione”.
Questo mito, secondo Lei, “corroborato dall’archeologia” come afferma la Lombardo, può essere fonte di sviluppo economico per il territorio dell’agrigentino?
“Certamente, in un’ottica di consorziamento fra più comuni, e portando avanti nell’industria turistica l’unità di misura del cosiddetto passo, ovvero il passo( equivalente a un secondo) che il turista impiega per raggiungere un posto e soffermarsi. Bisogna allungare i passi, facendo accrescere le ore e i giorni di permanenza del turista, in modo da trattenerlo il più possibile nella località prescelta”.
Anna Rita Fontana

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