di Salvo Reitano

Siamo il Paese delle riforme annunciate e mai completamente realizzate. Mentre si blatera di riforma elettorale, del lavoro, della pubblica amministrazione, delle Province e delle Camere di commercio, non si riescono ad intravedere piani  organici di risanamento e sviluppo dell’economia, di rilancio dell’occupazione e, in generale, delle condizioni di vita e di lavoro di un parte sempre più numerosa di cittadini e di giovani.
Di tutte le riforme annunciate resta al palo anche quella delle Camere di commercio siciliane, ultime nel processo di rinnovamento già in atto nel sistema camerale del resto del Paese. Sembra lo stesso destino delle Province. Si naviga a vista passando dalla nomina di una commissario all’altro, con ampliamenti di poteri spesso non supportati dalla legislazione vigente.
Troppi gli interessi in gioco, troppe le lobby da difendere a cominciare dal business degli aeroporti. Come sempre, in ballo una barca di quattrini e la battaglia si fa cruenta intorno agli interessi sulla partecipazione azionaria degli enti camerali alle società Sac, Airgest e Gesap che gestiscono gli aeroporti dell’Isola. Sul tavolo delle “trattative”, non solo la paventata privatizzazione ma anche soprattutto le quote delle Amministrazioni provinciali che di fatto sono ormai al capolinea della loro operatività.
Il Ddl della riforma camerale è arrivato per ben tre volte in Aula, all’Ars, e per ben tre volte è stato rinviato alla competente Commissione legislativa in un tira e molla apparentemente farsesco ma che la dice lunga sul motivo del contendere: la gestione degli aeroporti. E qui entrano in gioco i commissari, al Schermata 2015-02-13 alle 16.50.18punto che il consigliere camerale Fabio Micalizzi ha presentato in questi giorni ricorso al Tar per chiedere la sospensione dei provvedimenti di nomina alla Camera di commercio di Catania. Sara il tribunale amministrativo a dire quanto sono legittimi gli atti sulle Camere di Commercio siciliane emanati dall’assessorato alle Attività produttive e, di conseguenza, quanto sono legittimi gli atti della Sac che gestisce l’aeroporto di Catania.
Una breve  premessa sui “commissari ad acta” per facilitare il lettore a  comprendere quanto stiamo scrivendo: la figura del “commissario ad acta”  per le Camere di Commercio, in Sicilia, e regolamentata dalla L.R. 29/95 e successive modifiche che, all’art. 6, prevede le possibilità di commissariamento.   titolato a nominare commissari ad acta, solo nel caso di inadempienze nell’approvazione dei bilanci è l’assessore alle Attività produttive. Tutto lineare? Per niente.
“A quasi tre anni dall’avvio della procedura di rinnovo del Consiglio – dice Stefano Alì che per motivi sindacali si è occupato della problematica – a causa di ricorsi che hanno visto l’Assessorato Regionale alle Attività Produttive non sempre imparziale, nel febbraio 2014 si insedia il nuovo Consiglio Camerale”.
“Giorno 1 Aprile – prosegue Alì –  la Sac convoca i soci per una assemblea ordinari ad a tenersi i successivi 10 e 11 aprile,  il Consiglio camerale non aveva ancora eletto né la giunta, né il presidente così il segretario generale della Camera di Commercio di Catania chiede, con nota dello stesso 1 aprile, indicazioni all’Assessorato”.
“L’11 aprile – continua Alì – l’assessore Linda Vanchieri nomina  un Commissario ad acta, l’arch. Alessandro Ferrara, perché, occorre garantire la rappresentanza legale dell’Ente. E non solo all’assemblea dell’11, ma anche per le “ulteriori assemblee ordinarie che saranno successivamente convocate per un periodo di mesi sei“.
Pur volendo trascurare il fattore competenza di tutta evidenza la stranezza della nomina perché: non è un commissariamento che rientra fra quelli “automatici” previsti dalla Legge; non è un commissariamento richiesto da una parte lesa dall’inerzia dell’Amministrazione; il Commissario non deve adottare alcun atto, ma esprimere una volontà. Inoltre, senza indicazione alcuna nell’atto di nomina, la manifestazione di volontà è assolutamente disSchermata 2015-02-13 alle 16.52.12crezionale; la Camera di Catania possiede il 37,5% delle azioni di SAC, quindi l’Assemblea poteva regolarmente tenersi anche in assenza del rappresentante della Camera di Commercio di Catania; il Consiglio Camerale era insediato. Se proprio l’assessore Linda Vancheri riteneva necessaria la partecipazione della Camera di Catania alle assemblee Sac, avrebbe potuto incaricare il Consigliere più anziano o il Segretario generale.
“In buona sostanza – incalza Alì – a chi serviva che quel 37,5% fosse presente in quell’Assemblea e nelle successive e che a rappresentarlo fosse l’arch. Ferrara? Chi, come e con quale autorità ha fornito all’arch. Ferrara le indicazioni sul comportamento da tenere in quell’Assemblea e nelle successive?
Ma non è finita. E’ sempre Ali a farci la cronistoria: “Il 14 aprile 2014 si assiste alle dimissioni in massa di 14 consiglieri su 32.
Avendo preso gusto con i “Commissari ad acta”, nel luglio 2014 l’assessore Vancheri  amplia i poteri del Commissario ad acta arch. Ferrara per una serie di 8 procedimenti, fra cui l’approvazione bilancio consuntivo 2013, l’approvazione del bilancio di previsione 2015, l’adozione della carta dei servizi e altri atti inerenti il piano delle performance”.
Stando alle leggi, ancora una volta, per nessuno di questi provvedimenti è prevista la nomina di un Commissario ad acta. Inoltre, ancora una volta, in cosa consisterebbe l’inerzia della Camera di Commercio di Catania? Dal 14 Aprile si era venuta a trovare nella gravissima condizione di non avere organi di indirizzo politico, ma la responsabilità della situazione era proprio dell’Assessorato.
“Nell’ottobre 2014 – riprende Alì – considerato che i sei mesi di commissariamento con l’arch Ferrara erano scaduti, l’assessore, vista la nota di Unioncamere Sicilia con la quale viene fissato un incontrSchermata 2015-02-13 alle 17.11.18o per il 20 Ottobre, nomina il dr. Roberto Rizzo per “presenziare all’incontro previsto in data odierna presso Unioncamere Sicilia per discutere sulla situazione delle Camere di Commercio siciliane alla luce dell’avvio della riforma camerale, e per l’adozione di tutti gli ulteriori atti susseguenti inerenti l’incontro in parola, nonché per l’adozione di eventuali provvedimenti ritenuti urgenti e indifferibili”, come per la nomina dell’arch. Ferrara, anche qui raggiungiamo vette inesplorate del paradosso”.
Anche questa volta il Commissario ad acta non deve adottare un atto, se non quelli (indefiniti) consequenziali alla discussione cui il dr. Rizzo parteciperà in rappresentanza della Camera di Commercio di Catania. Anche in questo caso torna la domanda: chi, come e perché ha dato indicazioni al Commissario circa la linea da tenere in quella riunione? L’espressione, poi, “nonché per l’adozione di eventuali provvedimenti ritenuti urgenti e indifferibili” lascia davvero senza parole.
Come nel caso dell’arch. Ferrara, anche per il dr. Rizzo si hanno successivi “ampliamenti di poteri”: dicembre 2014“autorizzando tutti gli atti dallo stesso già adottati e da adottare in relazione a tutte le attività necessarie alla conclusione del procedimento di accorpamento della Camera di Catania con altra Camera della Regione”; gennaio 2015: autorizzazione all’adozione degli atti di partecipazione a manifestazioni fieristiche per l’anno 2015.
A ben guardare nei meandri delle carte, l’Assessore avrebbe dovuto, piuttosto, commissariare se stessa perchè a causa delle sua discutibili decisioni un Ente come la Camera di Commercio di Catania dall’Aprile 2014 si trova senza organi di indirizzo politico, mentre  la tecnica del commissariamento ad acta e successivi ampliamenti dei poteri è diventata prassi.
Che la responsabilità dell’assenza dSchermata 2015-02-13 alle 16.51.28egli Organi di indirizzo politico sia esclusiva della Regione Siciliana, infatti,lo ha definitivamente sancito il Tar Catania chiamato a pronunciarsi sull’analogo caso della Camera di Commercio di Messina.
Siamo in presenza di atti non solo illegittimi, quindi, ma sul crinale fra legalità e illegalità.
Inevitabile la domanda: A chi serve? La risposta a questo punto è talmente semplice che ci sembra perfino inutile formularla. Serve a chi con le società che gestiscono gli aeroporti vuole fare business. Un’ultima annotazione: l’assessore regionale alle Attività produttive, Linda Vanchieri, è espressione diretta di Confindustria Sicilia, legatissima ad Antonello Montante e di conseguenza a Ivan Lo Bello.
Anche la “riflessione” di Pietro Agen – Presidente Confcommercio Sicilia – sulla sua pagina Facebook https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=749591501791541&id=169103813173649 conferma questa tesi:  “Strana polemica fra Ivan Lo Bello e Vito Riggio, si sono frequentati, hanno condiviso tante posizioni ed ora litigano sulla privatizzazione dell’aeroporto di Catania, strano anche che Lo Bello, sempre molto defilato, si esponga con tale veemenza, tanto da parlare quasi come se fosse il proprietario dell’aeroporto, quando invece rappresenta solo il 12,5% del capitale! Una strana storia, con molte omissioni, con molte mancate precisazioni, con molte inesattezze e con molti interessi! Nei prossimi giorni cercheremo di fare chiarezza, lo faremo per i dipendenti delle Camere di Commercio ma soprattutto per i nostri territori che non meritano l’ennesima fregatura! Magari qualcuno in Argentina avrà da ridire, qualcuno in Sicilia si morderà le mani per il nervosismo, ma chi capirà non potrà che dire ………………………. fermiamo questo pasticcio !”.
Chi vuole, rifletta e ne tragga le conclusioni.

S.R.

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