Catania – Intervista al Campione Francesco Damiani, oggi coach degli italiani olimpici, e a Yamil Peralta promessa Argentina, entrambi presenti stasera al IMG_0981Palacatania per i match di qualificazione ai prossimi giochi di Rio de Janeiro.

Il Mister inizia raccontando di amare la Sicilia e di avere una casa a Marzamemi e dopo qualche secondo diventa quasi un familiare, uno di quegli zii che non si vedono per tanto tempo e che quando li rincontri starebbero giornate intere a parlarti e a cercare di trasmetterti le loro esperienze, così, una volta seduti, riesce a far appassionare anche chi di boxe non sa nulla, perché ancor prima che uno sport diventa la storia di un grande uomo.

Che differenza c’è tra l’essere pugile e l’essere colui il quale segue gli atleti che salgono sul ring?

«Quando ero io a dover salire sul ring conoscevo ed ero cosciente dei sacrifici che dovevano essere fatti per poter affrontare nel giusto modo i match. Più difficile è il ruolo dell’allenatore perché questo deve riuscire a trasmetterlo ai ragazzi. Trasmettergli che devono combaciare tante cose, dall’allenamento alla dieta, dal modo di comportarsi allo stile di vita. Far capire che questo non è uno sport come può essere la pallacanestro o la pallavolo, qui si parla di scontro fisico, devi essere al meglio!»

Cammarelle, Russo, Valentino, Picardi. Sono loro ad essere molto bravi o è lei che riesce a forgiare campioni?

«Sono loro ad essere bravi. Magari all’inizio non sanno come distribuire le loro forze, ma poi quando capiscono che il pugilato è uno sport che non perdona sanno capire come mettere in atto l’esperienza che cerco di trasmettergli. Sono bravi loro, l’allenatore c’entra allo 0,5 %».

Com’è cambiata la boxe da quando lottava sul ring?

«Diciamo che quando ho iniziato ad allenare nel 2002, con il giudizio dato daiIMG_0952 sensori, ‘il tocca e fuggi’ toglieva lo spettacolo, sembrava scherma e toglieva possibilmente al pugile bravo la possibilità di vincere solo perché aveva fatto meno tocchi. A livello dilettantistico intendo era stravolto! Oggi sta tornando, grazie all’Apb che permette l’accesso alle Olimpiadi anche a chi è passato tra i professionisti, una miscellanea che porta le regole dei professionisti nel mondo degli aspiranti olimpionici, così da far tornare spettacolare l’incontro come negli anni ’70 o ’80».

Sfatiamo un mito. Chi vuole fare boxe a livello amatoriale deve temere la rottura del naso, soprattutto se “pronunciato”?

Ride. «No! Il pugilato è uno sport che condiziona il fisico, fa bene. Cosa molto importante da capire: Non è uno sport violento. Il pugilato aiuta a controllare la propria forza e se si è intelligenti la forza s’impara a controllarla non solo sul ring ma anche nella vita. Quindi si controllano le proprio emozione e si sfoga la rabbia più contro un sacco che contro le persone. Tranquilli per il naso che amatorialmente non dovrebbe subire alcuna conseguenza e fate boxe che fa bene».

Ringrazio il mister e dopo averlo visto all’opera sul ring della palestra Valvo, riesco ad incontrare l’argentino Peralta. Lui è giovanissimo, solo 23 anni, ed un modo di combattere molto differente da quello dei colleghi di categoria.

Utilizzando tantissimo il gioco di gambe sembra più un peso medio per il modo di muoversi e questo mette sempre più in difficoltà gli avversari abituati più a movimenti vicini ai pesi supermassimi che a categorie più leggere.

Ringrazio il delegato della Federazione Patricio De Atefano che permette l’intervista e si occupa anche della traduzione col ventitreenne sudamericano.

Peralta viaggia con i suoi coach ed amici che lo allenano e seguono come dei Perala e coachfamiliari, ed il suo unico lavoro è quello del “boxer” non esistendo nessuna mansione interna agli organi di stato prevista per coloro che partecipano alle discipline olimpiche.

Negli altri paesi non è come in Italia, in Argentina ad esempio esiste la possibilità di trovare un atleta olimpico che proviene da una società dilettantistica. L’associazione dalla quale proviene Peralta ha una semplice palestra nella periferia di Buenos Aires che lavora tantissimo con i ragazzi della zona.

Chi fa parte della tua associazione?

«Abbiamo dei campioni che hanno ambito al titolo mondiale dei professionisti, teniamo tanto a crescere gli atleti sin dalla loro prima esperienza. Siamo nella periferia della capitale».

Resterai dilettante o proverai ad entrare tra i professionisti?

«Per ora punto tutto sull’olimpiade, poi proverò ad entrare tra i professionisti. Prima la Nazione e poi la carriera».

Utilizzi molto le gambe, sembri un peso leggero?

«Lavoro di potenza come la categoria pretende, ma uso anche altri mezzi per sorprendere l’avversario, tra cui il gioco di gambe. Velocità, gioco di gambe, le provo tutte per vincere».

Almeno ti tremano queste gambe quando sali sul ring?

«Mi fa paura, ma questo diventa la mia forza per affrontare al meglio l’avversario».

Siamo cresciuti con i film di Rocky Balboa, quanto si avvicina alla realtà e quanto sogno c’è dietro il mondo della boxe, ma sopratutto quanti ragazzi grazie al questo sport escono da situazioni difficili?

«Credo sia molto simile. La pellicola di Rocky aiuta molto a diventare boxer perché invoglia ad entrare nel mondo del pugilato e a realizzare con questo sport i propri sogni. L’inclusione sociale è molto aiutata dallo sport. Dare un motivo in più ai ragazzi per uscire da quartieri senza futuro è la missione della nostra palestra, dove invogliamo anche i ragazzi senza soldi ad entrare per cambiare il loro stile di vita con una disciplina severa e formate come la boxe».

Peralta rappresenta il futuro del pugilato ed inizia la sua avventura basandosi sugli stessi principi di cui parla anche il coach Damiani creando un filo di continuità tra il passato ed il presente della boxe che, per quanto si tenti di cambiarla, rimane una delle discipline più formanti del panorama sportivo.GetAttachment.aspx

Figlio di questa disciplina è anche il catanese Salvatore Cavallaro. Il quasi 19enne siciliano, un medio di talento, potrebbe rivelarsi una punta di diamante per l’Italia sin dai Giochi di Rio 2016, soprattutto se sabato 31 gennaio riuscisse a vincere nel match che si terra a Palermo.

In bocca al lupo Salvatore, anzi “Buena Suerte”.

Davide di Bernardo

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