SJ incontra Nino Giuliano

di Franco Liotta

 

Catania – Ci siamo, il momento che da mesi attendiamo è arrivato, tra qualche ora ai Viagrande Studios, si terrà il Secondo Meeting della Comunicazione Radiofonica e, noi di Sicilia Journal, per chiudere in bellezza questa carrellata di interviste, abbiamo incontrato Nino Giuliano, responsabile all’intrattenimento della radio regionale più ascoltata in Sicilia, RGS di Palermo. Nino, ha contribuito alla fondazione della struttura radiofonia e, dopo qualche anno di conduzione di programmi, ha ampliato la propria esperienza, firmando, come autore, programmi sulle maggiori reti televisive nazionali, da qualche tempo è stato chiamato dall’editore del Giornale di Sicilia per curare la fascia dell’intrattenimento e del palinsesto della radio del gruppo.       

Nino Giuliano

Nino Giuliano

Prima di tutto, vorrei soddisfare una mia curiosità, siete la radio regionale più ascoltata in Sicilia, questo crea una certa responsabilità, ma qual è l’approccio che dovete tenere, nei confronti dell’ambiente in cui operate, rispetto a realtà ancorate a un territorio più piccolo?

Non conosco per esperienza diretta come si approcciano le altre realtà, per quanto ci riguarda, almeno per la parte legata all’intrattenimento, cerchiamo di dare una visione globale, slegandola, per quanto possibile, dalla visione personalistica degli ascolti. Il nostro intento è evitare la naturale convinzione di coloro che vivono in città per cui tutto si racchiude nella metropoli o, viceversa, di chi risiede in centri più piccoli, sentire la propria realtà come centro del mondo. I numeri dimostrano che su cinque milioni, solo un terzo vive nelle tre metropoli. Quindi dobbiamo inventare qualcosa che sia appetibile a chiunque, sia esso di Pachino o di Trapani. L’informazione, sotto la responsabilità della redazione, segue logiche un po’ diverse, poiché rappresenta il fulcro di un territorio, comunicando notizie con una qualità maggiore sulla propria zona di competenza. Relativamente al mio lavoro, il fatto che viva diversi mesi all’anno fuori dalla nostra isola, ha permesso di tèssere un’importante tela di relazioni e di contatti tali da elaborare e organizzare dei contenuti che riscontrano un grande apprezzamento da un pubblico molto eterogeneo. Difficilmente realizzabili se rimanessi statico nella nostra regione. Un esempio è il nostro “speciale week end” all’interno del quale, ogni puntata vede protagonista un artista di fama nazionale o internazionale, ma non con una semplice intervista, l’ospite diventa, a tutti gli effetti, co-conduttori della trasmissione (della durata di un’ora circa), svelando, spesso il proprio vero io agli ascoltatori.

Però, per questi risultati, è fondamentale il forte brand della vostra radio, ma anche la possibilità di sinergie tra i mezzi del vostro gruppo editoriale. Ma, secondo te quanto è importante la sinergia tra i vari mezzi di comunicazione per un successo di mercato?

È fondamentale, avendo a disposizione un giornale importante, una televisione che è punto di riferimento di una platea regionale e, da qualche tempo, il Web, riusciamo a dare ad artisti e a tutti coloro che hanno bisogno di promuovere un qualsiasi tipo di prodotto culturale, la possibilità di arrivare a un pubblico molto vasto.

Abbiamo parlato del presente ma, in generale, cosa pensi del futuro nel mondo delle radio?

In Europa, ancor di più in Italia, per non parlare della nostra Sicilia, purtroppo, si registra un’arretratezza culturale di parecchi anni rispetto ad altre parti del mondo. Quello che succederà alla radio, con l’avvento del digitale, sarà la copia esatta, se non, addirittura, in maniera amplificata, di ciò che è avvenuto con la televisione, nascita di migliaia di canali, avvento della televisione tematica e scomparsa delle piccole realtà poco professionali. Una cosa mi preoccupa, la nostra proverbiale incapacità alla programmazione e l’atavica abitudine a gestire l’emergenza, ho paura che anche stavolta ci faremo trovare impreparati rispetto a coloro che, invece, hanno studiato e lavorato affinché questa esperienza possa essere più soddisfacente possibile. Pertanto la domanda non è se andremo sul digitale via etere, oppure saremo tutti collegati sulle cosiddette web radio dalla nostra autoradio, credo cambi poco, non sarà importante il canale, né il mezzo ma, ancora una volta, il contenuto. Io sono del parere che, il grosso dell’ascolto, rimarrà a chi già lo detiene, ma le quote si assottiglieranno per l’ampliamento dell’offerta e poi una parte di ascoltatori si affezionerà a chi avrà la possibilità di offrire prodotti tematici ben precisi. Il problema sarà la capacità di produrre qualità, ci vorranno mezzi economici non indifferenti per mantenere standard elevati e, il mercato, credo che oggi, non garantisca le condizioni per ritorni che giustifichino tali investimenti.10989240_10205279896691230_7469738789880125303_n

Prima parlavi di confronto, allora il Meeting della comunicazione radiofonica, ritieni che vada in quella direzione?

Penso sia fondamentale poter dialogare con tanti più interlocutori possibili e, se questo evento porta a ciò, è cosa fantastica. Noi siciliani abbiamo un handicap genetico che è il campanilismo, cose che in altre regioni non esiste proprio. Ti porto un esempio, sai che la radio più ascoltata in assoluto nell’Isola è una radio nazionale? Questo dovrebbe far riflettere, soprattutto gli editori, perché, se è vero che la Sicilia ha due enormi bacini d’utenza, divisi tra le due maggiori realtà metropolitane, non capisco perché qualcuno non osa, magari fondendo delle realtà esistenti e agendo insieme per la creazione di una grossa realtà regionale diretta a diventare punto di riferimento di tutta la Sicilia. Ecco perché eventi come il meeting, propositori per momenti di confronto, non possono far altro che bene.

 

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