Katya Maugeri

“I soldatini si assomigliavano in ogni particolare, solo l’ultimo era un po’ diverso: aveva una gamba sola perché era stato fuso per ultimo e non c’era stato stagno a sufficienza! Comunque stava ben dritto sulla sua unica gamba come gli altri sulle loro due gambe”.

Hans C. Andersen non scrive di eroi. Non li ama. Lui, autore di celebri fiabe quali La Sirenetta, La piccola fiammiferaia, Le scarpette rosse, Il brutto anatroccolo, affascina e incanta per la capacità di rendere poetica una situazione avversa, sublime lo sfondo reale delle sue ambientazioni che si contrappone alla fantasia di ogni bambino. Racconta di diversità, di disagi, di solitudini e di forza. Quella interiore, quella che prende vita con la speranza. Storie eterne, entrate a far parte dell’immaginario comune di ogni bambino e non solo, si tratta di storie che andrebbero rispolverate, rilette con la coscienza adulta.
Quel camino, quei soldatini ben allineati, quei giocattoli che allo scoccare della mezzanotte prendevano vita. Quella ballerina. Il fato beffardo. Parliamo di una fiaba pubblicata nel 1838, “Il soldatino di piombo”. copLui che non viene disegnato da Andersen come un eroe, lui non ha perso la gamba in battaglia o in qualche spedizione eroica. No. Non era bastato lo stagno, “soltanto, per quello che era stato fuso l’ultimo, non era rimasto stagno abbastanza, e così gli era venuta una gamba sola”. Tutto qui. Andersen non ostenta motivazioni eroiche, il soldatino è semplicemente diverso dagli altri. Tenace, nonostante la sua innata diversità. Una storia intramontabile, amara e ricca d’amore. Quell’amore racchiuso in uno sguardo, la complicità e il coraggio di perseverare nonostante gli scherzi beffardi del destino. Elegante con la sua uniforme: giacca rossa, pantalone blu, fucile in mano, il soldatino appena uscito dalla propria scatola ammira lei, dinanzi il suo castello di carta, “era una ballerina, e teneva un piede così alto, per aria, che il soldato, non vedendolo, credette che anche lei avesse una gamba sola”. Tutte le notti, allo scoccare della mezzanotte i giocattoli prendono vita. La notte, nelle fiabe dà il via a un cambio di scena; la mezzanotte non scandisce solo il termine di un giorno e l’inizio del successivo, è il momento in cui avvengono i sortilegi, gli incantesimi, l’ora della magia in cui tutto può accadere. Così, il soldatino di stagno, innamorato della sua ballerina, alimenta l’invidia e la gelosia del malvagio Troll – che – lanciando una maledizione – condanna il loro amore all’infelicità. Il Troll nella cultura scandinava è un essere mostruoso e malvagio, imperterrito nemico degli uomini, probabilmente fu proprio questo il motivo che portò l’autore a scegliere tale figura per ostacolate l’amore tra il soldatino e la ballerina.
Cadendo dal davanzale, il soldatino, si ritrova – in una giornata di pioggia – tra le braccia di due bambini e messo all’interno di una barchetta di carta, spinto dalla corrente, verrà trascinato dentro le fogne, luogo minaccioso, simbolo certamente dell’oscurità e la sporcizia dell’animo umano, dove incontrerà un grosso topo che gli chiederà persino il passaporto per poter continuare il percorso, ma il soldatino è solo un giocattolo, la sua casa è una stanza piena di scatole, giochi e colori, il suo posto è accanto alla ballerina. Successivamente verrà divorato da un enorme pesce, recuperato – fortunatamente – dal cuoco della casa in cui viveva. Torna – così – ad ammirare la sua ballerina. Lei sta lì, elegante, in quel passo di danza che li rende uguali: entrambi con un’unica gamba, eppure eretti e fieri di sé. Ma la gelosia del Troll con la testa da diavolo nero non lascia tregua. Così, il bambino, per timore di rovinare la sua collezione di soldati, decide di gettare nel camino l’unico soldatino imperfetto. Ed è così che si ritroverà tra le fiamme, in quel fuoco che lo vedrà sciogliersi pian piano sotto lo sguardo triste della sua amata, ma proprio in quel momento una corrente d’aria dovuta a una finestra che si era spalancata, solleva la ballerina che – danza in maniera aggraziata nell’aria – fino a raggiungere il suo soldatino. Si sciolgono, pian piano. Insieme. E “qualche giorno dopo, tra le ceneri, fu ritrovato il lustrino della ballerina annerito dal fumo. Dell’intrepido soldatino rimase solo un piccolo cuore di stagno”.

A Natale regalatevi del tempo, quel tempo necessario per riaprire i libri di fiabe e rileggere quelle storie che da bambini riuscivano a farvi sognare e vi sembrerà di respirare quell’atmosfera magica dei natali passati. Vi ritroverete in quella stanza piena di giochi allo scoccare della mezzanotte – quando tutto diventa possibile –  sembra quasi di percepirli gli sguardi di chi – su un’unica gamba per motivi diversi – non si arrende, chi non teme il fuoco e felice si lascia bruciare. Perché l’amore lo portiamo dentro. Oltre la cenere e oltre il tempo.

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