Circola nell’aria uno spiffero di malevolenza, figlio dei tempi cinici e bari in cui vive quella che una volta si diceva la “politica”. Maurizio Landini, col suo carico di rappresentanza civile, di rabbia sociale, di alterità rispetto al sistema di potere PD-FI, sarebbe uno strumento renziano di captazione a sinistra, elemento di una complessiva strategia di copertura degli spazi politici, completamente asservito ad una sorta di normalizzazione del dissenso. Lo spiffero non va oltre. Si contiene. Ma si giustifica ricorrendo alla constatazione che fino a non molto tempo fa il leader della FIOM e il capo del governo davano al paese l’immagine di due interlocutori tutt’altro che in contrapposizione. Che è poi una “diceria” in salsa nostrana equivalente a quanto si sospetta di Tsipras in rapporto alla UE e alla Troika: una maschera che partecipa a quell’incredibile gioco delle parti ordito dai poteri centrali del capitale.

Siamo scivolati inesorabilmente in una dimensione surreale: tutto può essere, e anche il suo contrario. Niente sfugge alle logiche di funzionalizzazione all’apparato, neanche gli elementi ad esso avversi, nati come critica al sistema. La quale ultima sembra spesso partorita dal sistema stesso per un effetto straniante. O alienante, che dir si voglia.

Ciò ci intossica, ci porta con mano ad abbracciare una prospettiva priva di un centro di gravità, totalmente scivolati in una relatività valoriale e concettuale che non ha uguali nella storia. E dentro quella prospettiva, nulla rimane solidamente ancorata ad una posizione, ad un significato. In una parola: non ci fidiamo più di ciò che vediamo. Di ciò che ascoltiamo. Di ciò che pensiamo.

È il compimento di ogni programma di precarizzazione, dal lavoro al pensiero, dalle cose (suscettibili di essere continuamente sostituite da altre cose) ai valori (suscettibili di essere barattati con altri valori): se chi dice di opporsi al sistema può essere un suo servo (sia pure inconsapevole), dunque – per effetto di un movimento logico ma anche retorico – può ben darsi che il sistema sia il contrario di ciò che appare nel momento dell’iniquità, della disuguaglianza, della spoliazione. Vale a dire ciò che mostra nel momento della solidarietà, della soddisfazione dei bisogni, della pietas declinata verso i diseredati e i bisognosi.

Il valore precipuo del capitale è e rimane soprattutto la sua narrazione auto-esclusiva: non esiste altro fuor di me!

Questo, indubbiamente, rende improbo il compito di chi voglia proporsi, oggi più che mai, come rappresentante non solo delle istanze sociali di ribaltamento ma anche di reali forze agenti in vista di quel ribaltamento. Landini dovrà impegnarsi. Davvero.

A proposito dell'autore

Esperto in processi di comunicazione, psicologo

Si laurea in psicologia sperimentale a Roma. Dopo esperienze lavorative nell’ambito psicopedagogico inizia la sua attività in ambito sanitario. Contemporaneamente collabora con l’Università di Roma prima e di Catania poi come cultore della materia. Dal 2003 al 2009 è docente a contratto di psicologia della comunicazione presso la Kore di Enna. Ha pubblicato numerosi articoli scientifici e due volumi, uno su “Le strutture profonde della comunicazione” e l’altro su “il corpo disabitato: fenomenologia del fitness”. Dal 2008 cura i processi comunicativi dell’ASP 7 di Ragusa. Dal 2011 svolge attività pubblicistica per testate on line e la rivista “Le Fate: identità e cultura siciliane”. L’area dei suoi interessi va dalla filosofia alla musica al cinema.

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